MUSE: LE STRATEGIE PER IL 2020

La notizia della riduzione da parte della Giunta provinciale dei contributi per la celiachia è, a mio parere, principalmente una questione di metodo.
E’ indubbio che quando si riduce un contributo che riguarda la sanità, non si genera un risparmio per le casse pubbliche ma si crea un aggravio della spesa di chi ne ha bisogno. In particolare la celiachia non si può ridurre al problema alimentare di un singolo, perché molto spesso incide sulle abitudini e sull’attenzione all’utilizzo di determinati alimenti da parte di un intero nucleo familiare. Un calo delle risorse causerà quindi la necessità di privarsi di altre possibilità per le famiglie e di questo va tenuto conto.

Nella risposta che l’assessora ha dato all’Associazione Celiaci del Trentino, dove afferma che anche la nostra Provincia ha dovuto adeguarsi alle normative nazionali per non incorrere in sanzioni, si vede l’appiattimento decisionale e di iniziativa che stiamo attraversando. Siamo consapevoli che lo Stato, calcolatrice alla mano, ha deciso di ridurre il contributo ai celiaci per poter recuperare risorse per far fronte “alle future diagnosi”. In pratica il Governo ha deciso di far pagare ai celiaci stessi i milioni di euro che serviranno a compensare il futuro aumento del bisogno, in virtù del 10% di aumento annuo dei casi di celiachia.

Non capiamo tuttavia perché il Trentino, pur gestendo a livello provinciale la Sanità, non ha nemmeno provato un’azione a livello Statale per poter occuparsi del problema e poter quindi incrementare le risorse al fine di mantenere invariata la situazione, consapevoli del fatto che stiamo parlando di una spesa che certo non stravolge il budget totale che si spende per la salute dei trentini.

L’auspico è quindi che l’assessora si adoperi per trovare una soluzione al problema, senza appiattire il proprio ragionamento a quello del Governo di Roma, che ha già dimostrato una scarsa sensibilità sull’argomento.