DELLAI * ELEZIONI CENTRO SINISTRA: “TEMPO DI PARTIRE CON CHIAREZZA E GENEROSITÀ”

“Una lettera aperta ai possibili interlocutori di una lista di ispirazione civica e popolare, alleata con il Pd. Questa l’iniziativa che ho ritenuto di assumere alla luce del dibattito politico di queste settimane”. Lo dichiara l’on. Lorenzo Dellai, Presidente di Democrazia Solidale.

“L’iniziativa – spiega Dellai – è rivolta da un lato ad alcuni esponenti politici oggi in Parlamento – tra gli altri Beatrice Lorenzin, Gianpiero D’Alia, Giuseppe De Mita, Bruno Tabacci, Pino Pisicchio – e dall’altro a tutte le persone, i movimenti e le esperienze civiche che possono portare un contributo in un questo passaggio certo difficile, ma che nel contempo hanno voglia di immaginare un percorso nuovo e di lungo periodo”.

 

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A poco tempo ormai dalla fine della Legislatura, si impongono scelte chiare e coraggiose. L’Italia si è rimessa in moto, a merito dei Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni; con il concorso fondamentale della politica monetaria europea guidata da Mario Draghi; soprattutto attraverso il sacrificio e la tenacia delle imprese e delle famiglie italiane.

Ma la strada è ancora in salita. Gli scenari internazionali – con i loro venti di guerra e di conflitto – non aiutano e le fragilità del nostro Paese pesano ancora sul nostro futuro e in modo particolare su quello dei giovani e delle fasce sociali meno tutelate.

I rischi per la tenuta democratica e civile vengono accresciuti dalle previsioni di una instabilità politica che ci può rendere più esposti e vulnerabili come sistema Paese. Sono a tutti evidenti i limiti della conduzione politica che ha accompagnato questi ultimi anni: limiti che hanno la propria radice nella travagliata e non ancora compiuta transizione politica ed istituzionale; nella precarietà del sistema della rappresentanza; nella inadeguata funzionalità delle istituzioni. Non si intravvede ancora l’approdo definitivo di questo difficile cammino.

Scenari nuovi ed inediti, anche in rapporto alla dimensione europea, dovranno necessariamente dispiegarsi nel prossimo futuro, a valle di questa lunga stagione politica connotata da semplificazioni e forzature che hanno allontanato la comunità dalle sue istituzioni e dissociato la politica dalle sue matrici culturali e valoriali.

Tuttavia, come insegnava Aldo Moro, le fasi della politica non si possono saltare. E ciò pone tutti di fronte alle proprie peculiari responsabilità. Il Paese ha bisogno di un suo “centro”, inteso come punto di riferimento per il bene comune; strumento per la difficile costruzione di un disegno di futuro collettivo; stimolo e sostegno per le dinamiche di coesione di una comunità sempre più attratta nella spirale delle frammentazioni, dell’egoismo e delle solitudini.

Quando si dice “popolarismo”, si dice questo: una cultura comunitaria, non una ideologia. Oggi nessuno può arrogarsi da solo questa eredità, che risulta in parte soggetta a diaspora, in parte travolta dai cambiamenti antropologici e culturali della società italiana. Ciò non di meno, una riproposizione aggiornata di questa cultura e’ urgente e necessaria nell’interesse del Paese.

Essa può costituire – al di là della sterile preventiva contabilità elettorale dei sondaggi – uno dei pilastri attorno ai quali costruire una linea efficace di resistenza contro le derive della risorgente destra e dell’emergente qualunquismo anti sistema dei grillini.

La presenza di una lista che si richiami esplicitamene a questa cultura in una coalizione elettorale con il Pd non è un favore a questo partito – che dopo la stagione della pretesa autosufficienza scopre oggi il valore della coalizione – ma serve al Paese. Bisogna proporla pensando all’oggi, ma soprattutto al prossimo futuro.

E per questo non deve essere il frutto di un calcolo, ma di una generosità e di una scommessa ambiziosa ed esigente. Una lista che non sia la dependance di nessuno; che vada oltre i ceti dirigenti attuali; che sia visibile per proposte chiare, nette, coerenti con l’indicazione di Papa Francesco, nonché di molti pensatori di matrice anche laica, verso un “nuovo umanesimo”.

Una lista che si proponga di rinnovare la democrazia rappresentativa e di riconnetterla con le aspirazioni insopprimibili alla giustizia sociale. Che voglia non solo eleggere un gruppo di Parlamentari, ma si proponga un progetto politico di lungo periodo, valorizzando sopratutto le tante esperienze civiche e territoriali che si collocano oggi ad di fuori dei perimetri partitici. E che abbia un nome non insipido ed equivoco (come “moderati”); una leadership collettiva; un “capo politico”, come richiesto dalla legge elettorale, capace di mobilitare energie e pensiero al di fuori del Palazzo.

Se questo è il tentativo – pur consapevoli delle difficoltà, dei mezzi inesistenti, del tempo ridotto a disposizione e anche dei passati diversi percorsi dei possibili compagni di strada – noi ci siamo. Anche in continuità con il percorso fatto in questa legislatura dai nostri parlamentari e membri del Governo, in particolare sui temi della famiglia, della lotta alla povertà, della gestione solidale dell’immigrazione e delle politiche di autogoverno e sviluppo dei territori”.