Le Viote del Bondone sono una assoluta preziosità per il comune di Trento e per la nostra provincia, perciò la decisione assunta dal Consiglio Comunale di Trento, frutto di un accordo tra maggioranza e minoranza, di accogliere e votare l’emendamento del centro destra che ha introdotto nel Piano Regolatore di Trento la possibilità di costruire nella piana delle Viote un bacino artificiale (non chiamiamolo laghetto, i laghetti sono un’altra cosa!) non poteva che suscitare in larga parte della popolazione, tra le associazioni ambientaliste e tra gli estimatori del Monte Bondone, un grande sconcerto e molta tristezza. Piange il cuore. Le Viote hanno una valenza ambientale alta, sono un ecosistema fragile e delicato, sono una zona umida complessa, la cui origine viene fatta risalire all’intorbamento di un vasto lago che si è formato nel suolo morenico lasciato dalle glaciazioni.

Estremamente interessante, nel biotopo, è la vegetazione, con specie protette di grande valore naturalistico, col visitatissimo Orto Botanico che non coltiva solo specie alpine ma anche fiori e piante tipiche delle altre catene montuose più importanti, Himalaya, Ande, Montagne Rocciose.
Per non parlare delle splendide praterie, pascoli che producono pregiata fienagione, utilissima anche a livello curativo, e delle specie animali caratteristiche di quella zona, anfibi, coleotteri, tritoni, volpi, ungulati, urogalli. E pure gli orsi.

Le Viote sono una riserva naturale che per la sua originalità, bellezza e ricchezza di opportunità basta a se stessa. Un ecosistema che si sostiene e che regala in tutte le stagioni un ventaglio di opportunità e meraviglie incomparabili agli umani rispettosi e amanti della montagna non sfruttata e non abusata.
E, del resto, l’idea stessa di biotopo contempla tutele particolari, tanto che verrebbe da dire che i comuni che hanno la fortuna di averli sul proprio territorio dovrebbero sottostare a vincoli sovracomunali, considerando questi luoghi una ricchezza provinciale e nazionale. Perché queste piccole oasi di bellezza e di salvaguardia della biodiversità rientrano in un sistema di tutela che risale al 1987, anno di approvazione del Piano Urbanistico Provinciale, che sulle cartografie ne indicava complessivamente 287. Di questi, 219 vennero definiti di interesse locale, di competenza comunale, mentre i 68 più importanti vennero indicati come di interesse provinciale.

Questi luoghi speciali non dovrebbe essere oggetto di trattativa, per “portare a casa qualcosa”, il Prg, ad esempio. Queste modalità di decisioni superficiali, poco partecipate e affrettate sono indicative di una politica di basso profilo che ha una visione limitata e sconsiderata del valore ambientale del nostro territorio. E del resto, purtroppo, l’attuale governo comunale ha abdicato da un po’ alla sua identità ecologista e ambientalista, accorpando l’assessorato all’ambiente con la cultura e a molto altro. Togliendo così dignità e centralità, chiara identificazione, a un tema così centrale e dirimente, soprattutto in tempi di dissesto idrogeologico e di cambiamenti climatici evidenti. Definire “green” questa infausta decisione, come ha fatto il Sindaco Andreatta, e pur ammettendo che qualche cosa di green in questo PRG c’è, è decisamente un ossimoro, una contraddizione in termini.

Ora la domanda, credo legittima, è: in tutto questo panorama di ecosistema autosufficiente che cosa c’entra un bacino artificiale? E la prossima mossa quale sarà? Forse il campo da golf? E poi che altro? Spiace constare che persone intelligenti e impegnate nello sviluppo del Monte Bondone, che sostengono questa ipotesi, non si rendano conto che il valore aggiunto del Bondone è la sua sostenibilità ambientale anche a livello turistico. Siamo proprio sicuri che investire in innevamento in zone che sotto i 2000 metri sono molto a rischio dal punto di vista degli sport invernali a causa dei cambiamenti climatici sia una buona idea? E vi pare che le Viote, con tutti i luoghi deputati a farlo, debbano incentivare la pesca sportiva? Non bastava la musica sparata a chiodo, l’illuminazione eccessiva in notturna, il disturbo conclamato di specie protette come i galli cedroni, il carosello delle auto e l’inquinamento dei tubi di scappamento, i parcheggi ovunque, il luna park trasportato in quota?

Certo le attività umane, in primis il turismo cosiddetto dolce, devono avere un ruolo importante anche nelle aree protette, nella famosa Rete delle Riserve che tutto dovrebbe contemplare, rispetto, tutela, attività antropiche, benessere delle persone e anche degli animali, esseri senzienti. Economia e sostenibilità possono andare a braccetto. I turisti ne danno molteplici segnali, essendo spesso più avanti delle istituzioni. Come?Incentivando attività sportive non energivore, non impattanti e non inquinanti, che non sconvolgano il paesaggio, rispettando anche chi la montagna la cammina, col passo lento e cadenzato che consente di ammirare il Creato, la luce, il cielo. Di apprezzare la frescura o il calore del sole, ammirare il maestoso Brenta, le Tre Cime, i mughi, il mitico Palon. E i fianchi boscosi della montagna di Trento, gli infiniti sentieri, le baite, le vallate sottostanti con la città capoluogo e i piccoli paesi. Come da un aereo si sovrasta l’infinito e si fronteggiano le altre catene montuose. Le discese ardite e le risalite, direbbe Lucio Battisti. Scarsa lungimiranza e miopia politica purtroppo stabiliscono un rapporto diverso con i luoghi, che non vengono letti né interpretati.

Non è, il mio, un richiamo ad un’immagine bucolica del Monte Bondone, anche se la sua magia, e poesia, mi hanno da sempre conquistato, commosso, resa felice. E’ la concreta visione di un modo diverso, al passo coi tempi, condiviso, di vivere la montagna e in particolare una montagna così carica di storie personali e collettive, di emozione. Un punto sensibile nel cuore e nella mente di molti trentini che la amano anche e proprio per i suoi luoghi meno antropizzati, più defilati dal consumo uso e getta, più naturali e selvaggi. Un paesaggio dell’anima che anche gli operatori economici e culturali potrebbero esaltare senza cedere alle suggestioni di una triste omologazione. Che il governo comunale non si sia reso conto della portata negativa della decisione assunta mi sembra piuttosto grave. Spero ci siano margini di ripensamento. Grazie a Marco Ianes, voce fuori dal coro.

 

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Lucia Coppola
portavoce dei Verdi del Trentino