MUSE: LE STRATEGIE PER IL 2020

La Quinta Commissione al Centro di cooperazione internazionale. Raffaelli: un errore togliere la bandiera dello 0,25%: per pianificare servono risorse modulate su più anni.

Nel pomeriggio di oggi la Quinta Commissione permanente presieduta da Alessia Ambrosi ha compiuto un sopralluogo al Centro per la Cooperazione internazionale di Trento, con l’obiettivo di approfondirne l’attività. Ad accogliere i commissari Mario Raffaelli, Presidente del Centro e la direttrice Paola Delrio.

“Innovazione e sperimentazione, oltre la solidarietà”
Le due unità operative (Competenze per la società globale e Osservatorio Balcani Caucaso) sono realtà di eccellenza, riconosciute a livello internazionale, ha esordito Raffaelli, già sottosegretario agli Esteri che ha spiegato lo spirito con il quale ha assunto la guida del Centro nel 2017. Qui si vuole andare oltre al concetto della solidarietà, ha detto, coniugando le iniziative di cooperazione con le ricadute sul territorio, con l’obiettivo di misurarsi con nuovi sistemi e innovare, ma anche di esportare le eccellenze trentine, creare relazioni e cercare nuove frontiere per mettere in circuito le dimensioni profit e no profit. Le ricadute sul territorio ci sono anche in termini di servizi, ha aggiunto Delrio: il Centro svolge attività di formazione a tutte le associazioni, oltre che agli insegnanti, offre consulenza alle Ong e alle imprese sulle opportunità di finanziamento, sulla costruzione dei progetti e sulla rendicontazione, fornisce informazioni ed immagini a giornalisti e media anche nazionali per servizi sulle aree in cui opera.

“Un luogo di eccellenza in Europa”
La consigliera del PD, ex assessora Sara Ferrari, ha offerto un approfondimento per significare il grosso credito i cui gode la cooperazione trentina in Italia. La legge 125 del 2014 ha riorganizzato la cooperazione italiana, ha detto. Quelle norme hanno previsto tra l’altro l’istituzione di due organismi in appoggio al Ministero, l’Agenzia e il Consiglio nazionale. Quest’ultimo, che raggruppa tutti i soggetti che in Italia si occupano di cooperazione internazionale, prevede tre rappresentanti a livello di regioni e uno di questi è quello trentino, accanto al rappresentante della Sardegna e della Toscana. “Il luogo dove ci troviamo qui oggi” ha aggiunto, è il punto di riferimento per la cooperazione internazionale, non solo in Trentino, ma anche in Italia e in Europa”. Ferrari ha suggerito che la Commissione effettui una missione in uno dei luoghi in cui opera il Centro, affinché i commissari possano toccare con mano il grosso lavoro che viene svolto in questo settore. Anche Vanessa Masè (Civica trentina) ha colto questa come un’opportunità utile per avvicinarsi a questo mondo con maggiori informazioni.

“Un errore togliere lo 0,25%”
Paolo Ghezzi (Futura) ha affrontato la nota dolente dei tagli annunciati dal governo Fugatti alle risorse assegnate alla cooperazione internazionale. “Fugatti ha rassicurato sul fatto che, pur avendo annunciato di voler togliere la percentuale dello 0,25% del bilancio provinciale assegnato dal 2005 alle iniziative di cooperazione internazionale, le risorse non verranno a mancare” ha detto. Il consigliere di Futura ha chiesto a Raffaelli cosa ne pensa di questo cambio di prospettiva nell’assegnazione dei contributi. ”E’ un errore togliere la percentuale perché si tratta di una bandiera, un unicum in Italia, un obiettivo politico che rende particolare il Trentino rispetto a tutti” ha osservato Raffaelli. Tuttavia il Presidente del Centro ha detto di comprendere il cambio di rotta, che è squisitamente politico. Quello che conta è la sostanza, ha aggiunto, ovvero che i tagli vengano fatti con criteri ragionati, stabilendo delle priorità e facendo delle valutazioni in ordine alla sostenibilità. Gli interventi, infatti, sono sempre pluriennali e per pianificare occorre avere risorse certe, stabilite su basi pluriennali. “Mi ha colpito” ha aggiunto “che si diano delle direttive senza tenere conto della differenza degli interventi e degli organismi”: realtà diverse richiedono criteri diversi nei controlli e nelle modalità di erogazione. Non si può, ha aggiunto, immaginare il 50% di finanziamento privato per tutte le realtà e per tutti gli interventi, quando ad oggi il finanziamento Pat è pari al 64%. Insomma, occorre chiarezza, ha concluso, anche perché qui abbiamo 39 lavoratori.
Vanessa Masè ha osservato come se da un lato è innegabile che ci sia un cambio di paradigma, ciò non toglie che le risorse dovrebbero essere assegnate su base pluriennale, per consentire una programmazione sul lungo periodo. Sara Ferrari ha aggiunto che occorre avere indicazioni certe già in questa fase, altrimenti i progetti non potranno essere pianificati e nemmeno quelli in corso portati avanti. La Presidnetessa della Alessia Ambrosi ha concluso ringraziando i responsabili del Centro e rimandando la discussione alla seduta della prossima settimana, quando la Commissione dovrà esaminare gli articoli del bilancio di sua competenza.