CONSIGLIO PROVINCIALE TRENTO – QUARTA COMMISSIONE * OK ALLA DELIBERA MELLARINI PER AUMENTARE I CONTRIBUTI ALLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE

Associazioni e società sportive: sì della IV Commissione agli aumenti da 5 a 20 euro del contributo per tesserato e del finanziamento agli impianti. Audizioni favorevoli al testo unificato sulle misure contro bullismo e cyberbullismo

Assenti i consiglieri di minoranza che si erano dimessi in blocco dall’organismo e non ancora sostituiti (primo punto dei lavori di domani in aula), la Quarta Commissione, presieduta da Giuseppe Detomas (Ual), si è espressa oggi a pieni voti (con lo stesso Detomas, Plotegher, Tonina e Viola al posto di Lozzer) a favore della delibera proposta dall’assessore Mellarini per modificare i criteri di attuazione della legge provinciale sullo sport aumentando sia i contributi alle associazioni per ogni tesserato (da 5 a 20 euro) sia i finanziamenti destinati agli impianti (dal 70 al 75% della spesa ammessa).

L’organismo è poi passato alle consultazioni, presente l’assessora Ferrari, sul testo unificato dei sei disegni di legge proposti per modificare alcune norme provinciali in materia di politiche giovanili, servizio civile e soprattutto per introdurre misure di contrasto ai fenomeni del bullismo e del cyberbullismo.

 

 

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Più contributi per tesserato alle associazioni sportive e maggiori risorse sugli impianti.

Il testo prevede di incrementare da 5 a 20 euro il contributo concesso dalla Provincia, per ogni atleta tesserato, alle associazioni e società sportive affiliate a federazioni e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni e che presentano domanda di finanziamento. Per “tesserato”, chiarisce la delibera, si intende ogni atleta con non meno di 5 anni e non più di 18 (o 25 nel caso di atleti con disabilità).

L’assessore Mellarini ha spiegato che il provvedimento risponde all’impegno affidato alla Giunta da un ordine del giorno approvato dal Consiglio provinciale. Con due obiettivi.

In primo luogo dare supporti all’associazionismo sportivo che ha subito negli ultimi anni un notevole aggravio di costi. In secondo luogo per aumentare i contributi per la costruzione, la ristrutturazione e all’ampliamento delle strutture delle società e delle associazioni sportive in tutto il territorio provinciale.

La delibera consentirà, a partire dal 30 ottobre prossimo, di incrementare il finanziamento per la realizzazione di questi impianti dal 70 al 75% della spesa ammessa, a partire dal 30 ottobre prossimo.

Viene così superata la scarsa disponibilità delle amministrazioni locali di intervenire in questo settore. Per gli impianti, Mellarini ha ricordato che la Provincia ha già accolto 20 domande su 33, con un finanziamento complessivo di 5.100.000 euro.

Walter Viola (Patt) ha commentato positivamente la delibera, molto attesa – ha osservato – sia dalle associazioni sportive che anche dalle famiglie. Soddisfatto anche Mario Tonina (UpT), secondo cui la delibera permette di completare il sostegno a queste attività, di grande importanza anche nelle comunità più decentrate.

 

 

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Le audizioni sul testo unificato che aggiorna la legge provinciale sulle politiche giovanili e prevede in particolare interventi contro il bullismo e il cyberbullismo.

La Commissione ha poi ascoltato oggi vari soggetti sul testo unificato dei sei disegni di legge proposti, nell’ordine, da Maestri (Pd), Degasperi (M5stelle), Viola (Patt), Giuliani (Patt), dall’assessora Ferrari e da Cia (Gruppo misto), che punta a modificare una parte delle norme provinciali in materia di politiche giovanili, riferite sia al servizio civile sia, soprattutto, all’introduzione di adeguate misure di contrasto ai fenomeni del bullismo e del cyberbullismo.

 

 

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Difensore civico: bene la cabina di regia su questo tema.

Il difensore civico Daniela Longo ha giudicato migliorative le norme proposte dal testo unificato per la creazione di una cabina di regia, con funzioni consultive e di proposta, che consentirà il coordinamento e il confronto sul problema del bullismo e del cyberbullismo.

Già due anni fa – ha ricordato – era nata una cabina di regia impegnata soprattutto a sensibilizzare le scuole circa i possibili rischi che i ragazzi possono correre a causa di un certo utilizzo di internet, coinvolgendo anche la polizia postale.

Ci si è poi resi conto della necessità di compiere un passo ulteriore, creando qualcosa di più organizzato, non limitandosi solo alla scuola ma estendere gli interventi a tutti i “mondi” che interagiscono con i giovani.

A partire dalla famiglia, nella quale i genitori sono spesso bloccati dal divario digitale rispetto ai figli nell’utilizzo della rete. Occorre per Longo prestare attenzione anche al problema dell’isolamento e del ritiro sociale di molti ragazzi, per cui servono nuove iniziative capaci di contrastare queste fragilità.

In tal senso il difensore civico ha suggerito di impegnarsi nella ricerca di soluzioni nuove che rispondano ai nuovi problemi. Longo ha infine sottolineato l’esigenza che per rendere efficace i nuovi strumenti di contrasto al bullismo e al cyberbullismo, dovranno essere adeguatamente finanziati i bandi previsti dal provvedimento proposto.

 

 

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Polizia postale: positivo il coinvolgimento di più soggetti e non solo della scuola. Il cyberbullismo riguarda obesità e foto hard. Vittime e autori hanno tra 11 e 15 anni.

Per la polizia postale e delle comunicazioni, il direttore regionale Sergio Russo, che opera presso la Questura di Trento, ha osservato che il fenomeno del cyberbullismo è di esclusiva competenza del suo ufficio.

A Roma è stato istituito un tavolo tecnico e ogni regione ha il compito di sensibilizzare intorno a questo problema. In questa direzione per Russo la proposta di cabina di regia inserita nel testo unificato è un’ottima soluzione per creare sinergie e mettere a punto una strategia orientata alla prevenzione di questo problema.

Coinvolgendo non sollo le scuole ma anche le associazioni sportive, religiose, le istituzioni locali, appunto la polizia postale, ecc..

L’assessora Ferrari ha evidenziato l’importanza di condividere un approccio educativo fondato su una ricerca aggiornata in questo campo. In tal senso l’assessora ha chiesto alla polizia postale di mettere a disposizione le proprie competenze e indicazioni su questo versante.

Russo ha risposto che la polizia postale raccoglie a livello nazionale dati ed esperienze ad esempio sul problema della pedo-pornografia online, ma dal punto di vista della polizia.

Per rapportarsi a vittime e autori di questi reati vengono utilizzate e diffuse le linee guida fornite dal ministero realizzate anche con la collaborazione dell’università La Sapienza di Roma.
Viola (Patt) ha chiesto dati sull’entità del fenomeno a livello regionale e se vi è un’età di riferimento prevalente parlando di ragazzi e quali sono i temi su cui si concentra il bullismo e il cyberbullismo (ad es. l’obesità). Russo ha risposto che i dati esistono, sono pubblici e vengono divulgati periodicamente attraverso la stampa.

In Trentino il fenomeno ha numeri abbastanza contenuti e la rete di contatti tra le scuole permette alla polizia postale di intervenire nella fase preventiva. Età di riferimento: i giovani vittima di bullismo e cyberbullismo frequentano prevalentemente le scuole medie (secondarie di primo grado), dagli 11 ai 14 anni.

Argomenti: i fenomeni riguardano lo scambio di foto hard che divengono oggetto di ricatto con bacino di utenza, e qui l’età oscilla dalla prima media e i primi due anni delle scuole superiori. Alla domanda di Detomas riguardante gli autori, Russo ha risposto che l’età è sempre la stessa: il cyberbullismo avviene solitamente fra coetanei e non coinvolgono adulti.

Alla richiesta di Plotegher (Pd) se esista un numero verde al quale le vittime possono rivolgersi per chiedere aiuto, la risposta di Russo è stata “no”, ma esistono canali sui Social gestiti dalla polizia postale attraverso i quali tutti possono fare segnalazioni alle sedi locali.

Russo ha ammesso che “non c’è un forte ritorno da questa presenza sui Social”. Vi è poi un “app” che consente di segnalare fatti di bullismo alla polizia. Quanto alla tipologia delle vittime, in Trentino i casi di obesità sono sicuramente i più frequenti e a subire questa forma di discriminazione e violenza sono soprattutto ragazze.

 

 

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Il servizio civile nel co-housing potrà durare fino a 24 mesi per concorrere all’affitto.

Enrico Capuano, presidente della Consulta per il servizio civile universale provinciale, accompagnato a Rosanna Wegher, si è espresso sulle norme del testo unificato riferite a questo settore. Capuano ha ricordato che una nuova opportunità introdotta dal provvedimento è costituita dalla possibilità di prolungare il servizio civile fino a 24 mesi per i giovani coinvolti nei progetti di co-housing.

Sollecitata da una domanda di Plotegher, l’assessora Ferrari ha ricordato che il servizio civile provinciale può articolarsi da un minimo di 4 ad un massimo di 12 mesi e che oggi i ragazzi coinvolti sono 500.

Questo grazie alla possibilità di scegliere tra diversi progetti messi a disposizione degli enti che chiedono di avvalersi del servizio civile, per cui un ragazzo può impegnarsi per un periodo di 4 mesi in un settore e altri 8 in un altro.

Quanto al co-housing, Ferrari ha ricordato che dovendo ogni co-houser contribuire con 100 euro al mense alle spese di affitto, a fronte dei 433 euro mensili percepiti dai ragazzi durante il servizio civile, con il prolungamento a 24 mesi dell’attività si permetterà una sperimentazione a sostegno di questo particolare settore.

 

 

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Rete ELGBTQUI*, Arcigay e Associazione genitori di omosessuali: ddl ok, ma contro il bullismo omofobico serve il coinvolgimento anche di università e pari opportunità.

Arianna Miriam Fiumefreddo, responsabile della Rete ELGBTQI*, ha evidenziato che da anni le associazioni da lei rappresentate si occupano di bullismo omofobico. Il problema colpisce una fase evolutiva dell’identità e una dimensione profonda della personalità. E vi sono, ha aggiunto Fiumefreddo, adulti e insegnanti culturalmente “collusi” rispetto al problema del bullismo omofobico. Sul testo Paolo Zanella di Arcigay, esprimendosi a favore del testo, ha sottolineato che il cyberbullismo è una particolare declinazione del bullismo.

Entrambe i fenomeni, che il ddl dovrebbe definire chiaramente, appartengono alla stessa famiglia e non viaggiano su binari paralleli. Secondo Zanella nella prevista cabina di regia andrebbero aggiunte due componenti importanti: l’università con le sue competenze in particolare pedagogiche e tutta l’area delle pari opportunità, la cui attività si interseca con le politiche giovanili.

 

 

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Giovani e studenti: sì al ddl ma con un loro maggior coinvolgimento.

Matteo Valerio, Giacomo Pangrazzi e Carlo Zavarise, rispettivamente vicepresidente del Consiglio provinciale dei giovani, presidente della Consulta provinciale degli studenti (Cps) e presidente del Consiglio provinciale dei giovani (Cpg).

Accompagnati dal prof. Alessandro Gallo, referente ddella Consulta provinciale degli studenti, tutti e tre si sono espressi a sostegno del testo unificato, presentando diverse proposte di modifica puntuale degli articoli. In particolare è emersa la richiesta di rafforzare lo sportello giovani.

Sulle azioni di contrasto al bullismo e al cyberbullismo è stato chiesto di prevedere la collaborazione diretta della Consulta degli studenti, visto che la questione coinvolge soprattutto i giovani. Chiesta anche un’integrazione della cabina di regia con due studenti della Cpg e uno della Cps.

Detomas, Plotegher e l’assessora Ferrari hanno ringraziato i ragazzi del lavoro svolto. Ferrari si è riservata di valutare le loro proposte emendative d’intesa con gli altri proponenti. Plotegher ha messo in luce che i giovani non sono destinatari ma protagonisti di questa legge per migliorare le politiche che li riguardano. Sollecitati da Plotegher sui temi del bullismo e del cyberbullismo, Zavarise ha confermato che il problema esiste e dipende dal sempre più scarso ancoraggio alla realtà favorito dai Social.

Pangrazzi ha osservato che proprio per la probabile crescita futura del fenomeno il coinvolgimento dei giovani nella progettazione degli interventi è molto importante. Viola ha chiesto ai giovani cosa vorrebbero dall’ente pubblico.

Pangrazzi ha risposto che sarebbe importante garantire e tutelare la partecipazione e il dialogo con le istituzioni in tutte le sedi negoziali, a partire dalla scuola. Per Zavarise l’esigenza è di avere un rapporto di fiducia con l’ente pubblico.

 

 

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Associazione dirigenti scolastici: sbagliato sovraccaricare le scuole mentre occorre coinvolgere di più le famiglie e mostrare il possibile utilizzo positivi degli smartphone.

Per l’Associazione nazionale dirigenti scolastici e alte professionalità della scuola, Daniela Fruet e Paolo Pendenza hanno evidenziato l’esigenza di chiarire che da sola la scuola non può risolvere questi problemi, che hanno una valenza molto più ampia. Spesso manca la famiglia e mancano adulti di riferimento. Il problema della scuola secondo Fruet è come arrivare alle famiglie.

Specialmente negli ultimi 2-3 anni si sono concentrate sulla scuola richieste che rischiano di saturare la possibilità di intervento della scuola stessa. Questa è la principale criticità. Per Fruet servirebbero campagne di comunicazione migliori perché i genitori comprendano la rilevanza dei problemi del bullismo e dei cyberbullismo.

Solo così le famiglie potrebbero partecipare di più. Sollecitati da Detomas, i dirigenti hanno confermato che si verificano alcuni fenomeni forse troppo frettolosamente classificati come bullismo. Fatti gravissimi non se ne sono visti. Oggi si etichettano come bullismo piccoli episodi che sono sempre accaduti.

Vero è per Pendenza che l’età dei ragazzi toccati dal problema si sta abbassando, anche a causa degli smartphone messi loro in mano. Come se si mettesse un’auto superpotente nelle mani di un adolescente. Si permette loro di raggiungere in un attimo un numero illimitato di persone.

Vi è da una parte un’estrema semplicità d’uso di questo strumento senza che i ragazzi abbiano adeguatamente coscienza di quel che fanno con questi apparecchi, non riuscendo a capire cosa succede quando una battuta trasferita su un Social. Gli effetti che si producono sui ragazzi sono molto diversi. “Spiegare loro tutto questo è estremamente difficile”.

Insomma, frasi di poco conto assumono dimensioni gravi e pericolosissime, ma i ragazzi non capiscono che una cosa detta per scherzo nella rete configura un reato. Più l’età si abbassa e più cresce il divario tra la maturità necessaria per poterli usare e la consapevolezza dei ragazzi da cui sono utilizzati. Il problema è educativo e va sicuramente affrontato.

D’altra parte per Pendenza occorre non demonizzare questi strumenti altamente tecnologici, che i ragazzi devono imparare a utilizzare come strumenti di informazione e anche didattici. A volta è più efficace mostrare ai ragazzi gli utilizzi positivi di uno smartphone piuttosto che gli aspetti negativi.

A volte gli stessi studenti e ragazzi possono avere idee sull’utilizzo di questi strumenti che gli adulti non riescono a immaginare. Forse per questo, secondo Pendenza, il ddl dovrebbe coinvolgere non un solo giovane ma di un maggior numero di ragazzi nella cabina di regia.

L’assessora Ferrari ha ricordato che il testo unificato non affida solo alla scuola la responsabilità sui temi del bullismo e cyberbullismo ma anche altri soggetti, come l’associazionismo sportivo, perché tutti siano consapevoli di avere un ruolo educativo su questi temi.

 

 

 

 

Documento Consulta servizio civile