In allegato, nota sulla discussione della manovra di assestamento del bilancio provinciale proseguita anche questo pomeriggio nell’Aula del Consiglio, che ha approvato il primo disegno di legge del “pacchetto” finanziario, riguardante il Resoconto generale della Provincia per l’esercizio 2018. L’assemblea ha poi iniziato l’esame del punto 2 all’ordine del giorno, relativo al Rendiconto consolidato 2018.

Manovra di assestamento in Aula: proseguita anche nel pomeriggio la discussione generale. Approvato il ddl 20 sul Rendiconto generale 2018. Iniziato l’esame del “consolidato”. Per le opposizioni la Giunta non ha operato alcun cambiamento rispetto alle politiche precedenti.

Michele Dallapiccola (Patt) ha completato alla ripresa dei lavori pomeridiani l’intervento da lui iniziato stamane nell’ambito della discussione generale in corso nell’Aula consiliare sulla manovra di assestamento del bilancio provinciale 2019-2021 e in particolare sul primo dei due disegni di legge, relativo al Rendiconto 2018. Dallapiccola ha evidenziato l’inesperienza di questa Giunta che ha causato errori come quello di ignorare qualsiasi aiuto per risolvere il gravissimo problema della drosofila in agricoltura. Solo con molto in ritardo si è iniziato a vedere qualche sforzo per proteggere i piccoli frutti da questo parassita che con l’inverno è destinata a diventare meno dannosa. Tuttavia un’annata è andata persa e nel 2020 saranno auspicabilmente installate le reti di protezione.

A Dallapiccola ha replicato l’assessore Stefania Segnana rifiutando di essere considerata impreparata dal consigliere. “Stanca potrò anche esserlo – ha continuato – perché ho un bambino di due anni ma non dormo né in aula né in altri incontri di lavoro. Capisco che voi volete fare i professori ma ai trentini quello che vorreste insegnarci non è andato bene e io desidero solo impegnarmi a realizzare le loro richieste”.

 

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Degasperi: rimediare nel Rendiconto ai problemi evidenziati dalla Corte dei conti.

Filippo Degasperi (5 stelle) sul Rendiconto che funge da base alla manovra di assestamento ha osservato che il documento finanziario appartiene alla passata legislatura ma è stato ben accolto dalla nuova maggioranza. Sul piano tecnico-amministrativo nulla da dire perché si è già espressa la Corte dei conti. Ma la correttezza formale del Rendiconto non indica che a monte vi sia una buona politica. Merita un approfondimento la segnalazione della Corte dei conti in merito ad alcuni spunti ripetutamente sottoposti all’attenzione di Consiglio e Giunta. Per esempio la Corte dei conti ci fa sapere che mancano i piani di rientro da una serie di debiti nei confronti delle agenzie, dell’Università e dell’Azienda sanitaria. Le richieste su questi aspetti sono rimaste senza risposta. Un segnale di cambiamento potrebbe essere per il futuro un Rendiconto di cui la Corte dei conti non si possa lamentare. Secondo: gli strumenti finanziari derivati: il problema sta nel fatto che anche qui la Corte dei conti non ha mai ottenuto risposta, in particllare sull’andamento negativo del differenziati tra flussi di entrata e flussi di uscita. Si è così arrivati a 23,4 milioni di passivo nel 2018, con un peggioramento netto rispetto al 2017. Servirebbe qualche indicazioni nel Rendiconto che si è intrapresa la strada per risolvere almeno alcuni di questi problemi. Terzo: la Corte dei conti ha espresso valutazioni poco lusinghiere in merito a qualche servizio provinciale per scarsa capacità di programmazione e quindi violazione delle norme sulle modalità di assunzione delle spese. Inutile ripetere che questo è il governo provinciale del cambiamento se non si provvede a risolvere questi problemi.
L’assestamento che deriva dal Rendiconto 2018 è per Degasperi “ricco” perché porta il bilancio provinciale ad un totale di 4,7 miliardi, con un più 70 milioni rispetto al 2017.
Quanto alla relazione di Fugatti il capogruppo dei 5 stelli ha preso di miri alla presunta “grande attenzione alla crescita economica”. Dal punto di vista dei risultati però il Pil tra il 2018 e il 2019 cala sensibilmente. Tema della fiducia: nel Defp (il Documento di economia e finanza della Provincia) si prende atto che il 2019 risente di una sensibile debolezza della domanda interna ma si afferma anche che si consolida il clima di fiducia degli imprenditori quando subito prima si dichiara il contrario. La generale caduta del livello di fiducia degli imprenditori è documentata anche dal fatto che nel 2019 rimane stagnante la voglia di fare impresa e l’evoluzione è poco vivace.
Sul fisco Degasperi ha plaudito al fatto che dal 2000 ad oggi si è ampliata la platea delle imprese interessata dalle agevolazioni. Bisogna però a suo avviso preoccuparsi per quello che potrebbe succedere d’ora in poi. Non è certo con la flat tax che per Degasperi si rimedierà a problemi come quello dell’evasione fiscale. Anche l’auspicato aumento di gettito che deriverebbe dalla flat tax è poco credibile. Nella manovra e nella relazione di Fugatti di fisco – ha osservato il consigliere – non si parla. Si confermano quindi di fatto – come è esplicitato nel Defp – le politiche fiscali del centrosinistra autonomista. Anche in questo caso il cambiamento non si vede. Non cambia nemmeno nulla sul fronte della semplificazione in campo fiscale, se non l’inversione di rotta nel momento in cui si elimina per i cittadini con un reddito inferiore ai 20.000 euro l’agevolazione relativa all’addizionale regionale Irpef, che per qualcuno equivalgono a 400 euro all’anno. Non poco per dei pensionati e i ceti meno abbienti. Altro che manovra sociale! Manovra sociale al contrario – ha tuonatop Degasperi. L’apice è raggiunto con la conferma dell’imposta di soggiorno alla quale la Lega in passato ha sempre detto “no”. L’imposta finisce infatti nel calderone dei bilanci comunali. Nel Defp vi sono solo entrate in diminuzione come conseguenza delle scelte compiute a Roma. Si vanno a prendere i soldi da chi guadagna meno per spostarli chissà dove. Spazzate via le promesse da voi fatte nella passata legislatura. Questo sì è un cambiamento, ma non quello auspicato dai trentini.
Infine i Grandi Carnivori e l’ambiente. Per Degasperi il tema poteva essere costruttivamente gestito insieme al ministero dell’ambiente senza bisogno che la Provincia mostrasse i muscoli per voler fare da sé. La realtà è che la Provincia ha dato una pessima dimostrazione della propria capacità di gestire la questione orso. Non si può dire che 70 orsi sono troppi perché significa non aver letto il progetto-base secondo cui questo è il numero minimo di plantigradi previsto fin dall’inizio da tecnici ed esperti. L’idea della convivenza in Trentino con i Grandi Carnivori sarebbe per la Giunta “impossibile”, mentre nel Defp sta scritto che si vuol cercare un punto di equilibrio tra l’uomo e questi animali. Si millanta un’attenzione inesistente sui temi ambientali. Come nel caso delle 800 Jeep che hanno scorrazzato nei boschi del Primiero, dopo che la Giunta aveva dichiarato di aver appreso dai giornali di questa manifestazione. Su orsi e lupi per Degasperi si potrebbe iniziare ad eliminare la pratica del foraggiamento. E invece si fa finta niente e le mangiatoie sono diventate il richiamo dei grandi carnivori.

 

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Savoi: allungare i tempi di lavoro in Aula.

Alessandro Savoi (Lega) vista la lunghezza degli interventi, ha proposto di allungare la seduta sia di questa sera che di domani, anche perché venerdì mattina arriverà a Trento alle 11.30 al Castello la presidente del Senato Casellati e il presidente della Provincia sarà quindi impegnato con lei. Ha suggerito anche di iniziare i lavori pomeridiani di domani e giovedì alle 14.30 anziché alle 15.00.

 

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Olivi: troppo poca l’attenzione dedicata al lavoro.

Alessandro Olivi (Pd) sul Rendiconto ha osservato che il documento consente alla Giunta di fare una manovra di assestamento robusta ed espansiva rispetto agli obiettivi di questo primo atto politico dell’esecutivo. Tuttavia si intravvede per Olivi una preoccupazione: la solidità dell’impianto finanziario è quanto mai vulnerabile rispetto alle prospettive di salvaguardia delle risorse nei rapporti con il governo nazionale. Vi è da parte di Fugatti una dimensione ambivalente: da un lato di punta agli investimenti ma dall’altro senza una politica che sappia salvaguardare il capitale dell’economia e delle risorse qualsiasi scenario futuro appare molto vulnerabile. Quanto alla manovra di assestamento che ruota attorno a tre “paletti”. Si conferma una programmazione pregressa, si aggiunge qualche opera facendo riferimento a fonti di finanziamento indirette o auspicate ma non vi sono tratti di forte innovazione. Investimenti che in un bilancio non sono solo opere pubbliche. Giusto che la Giunta le voglia rafforzare a beneficio delle imprese che dalla infrastrutturazione del territorio possono ricevere una linfa importante. Non sono molto presenti gli investimenti immateriali, come quelli nel sapere, nella ricerca e nell’innovazione tecnologica per la modernizzazione della nostra autonomia. Di questo nell’assestamento c’è poco.
Sulla tangenziale o circonvallazione di Rovereto, il finanziamento dovrà derivare dal piano di A22, cioè da una società in house che ancora non c’è. E quando ci sarà dovrà finanziare opere di interesse autostradale: serve quindi un dialogo più fitto con tutti i territori in vista della fluidificazione e della messa in sicurezza di tutta la viabilità e non solo di qualche segmento.
Olivi ha plaudito alla re-immissioni delle risorse nel bilancio per lo spostamento di due istituti scolastici di Rovereto presso il Polo della Meccatronica. Sbagliato è invece prevedere che questa decisione sia concertata con i presidi.
Sull’ambiente i doverosi interventi di sutura del territorio devastato dalla tempesta Vaia non sono per Olivi politiche per l’ambiente. Mancano politiche ad esempio per un turismo sostenibile che tengano conto della non rinnovabilità del nostro territorio.
Sul terzo “pilastro” della manovra, vale a dire l’azione di contrasto al calo demografico nella nostra provincia, secondo Olivi questa è una sfida che la Giunta lancia e che è da accettare. Il problema riguarda infatti anche i tassi di crescita e di salute della nostra economia. La sfida va quindi accettata ma occorre semmai rendere più qualitative le azioni individuate. Da questo punto di vista l’azione più forte della Giunta, che prevede l’introduzione del bonus bebè, al di là del fascio di luce mediatica. Tutte le ricerche sociali ed economiche dicono che i bimbi nascono nelle famiglie in cui le mamme lavorano, dove c’è fiducia nel futuro. Per il Pd, ha prosegutio Olivi, non si deve mettere il lavoro in una sostanziale condizione di alternativa rispetto alla famiglia. Il bonus da solo non è sufficiente: è una misura utile, ma bisogna agire con una politica più strutturale. Per questo il Pd vuole irrobustire alla base questo pilastro con più qualità del lavoro, più sicurezza salariale e più incentivo a lavorare. Nel 2016-2017 era stato costruito il nuovo impianto dell’assegno unico provinciale. Sarebbe un errore uscire da quest’impianto perché era targato centrosinistra a favore del bonus bebè perché sia targato Fugatti: dobbiamo abituarci a spersonalizzare ogni riforma. “Non commettete l’errore di superare l’assegno unico che va piuttosto migliorato e irrobustito”, ha esortato Olivi. “Voi oggi fate un passo indietro perché introducete i 15 milioni di euro (7 in meno rispetto ai 22 stanziati per le fasce deboli dal centrosinistra) senza alcun coordinamento con l’assegno unico, con il risultato di complicare tutto il sistema di aiuti”. A fronte della scomposizione, della frammentazione e conseguente polverizzazione delle risorse per il welfare, appare quindi azzardato affermare che questa manovra di assestamento si caratterizzi per l’attenzione al sociale. Il vero patto su cui si reggono le politiche per la natalità è quello tra famiglie e lavoro. La verità è che con questo assestamento le risorse per il welfare calano. Non si potenzia né si rafforza il welfare, secondo Olivi, perché sul lavoro c’è nella relazione di Fugatti una riga dedicata agli 8 milioni relativi al finanziamento pluriennale ordinario alle politiche del settore. Serve quindi secondo l’ex assessore un approccio laico e disponibile al confronto.

 

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Demagri sulle politiche per gli anziani: un peccato fermare Spazio Argento.

Paola Demagri (Patt) si è soffermata sull’invecchiamento della popolazione evidenziato dal presidente Fugatti, auspicando che la Giunta faccia ulteriori riflessioni sulle politiche a favore degli anziani. Anziani che esprimono la preoccupazione per il loro futuro in merito alla possibilità di rimanere nel loro domicilio. Ma molti giovani non possono accudire gli anziani. Nè gli anziani possono sempre essere seguiti dalle badanti. Quali le soluzioni allora? Quelle già in parte progettato dalla Giunta della passata legislatura. Demagri si è detta dispiaciuta che in questi mesi sia stato bloccato il progetto Spazio Argento e il mancato incremento dei posti letto che rendono difficile l’assistenza agli anziani.

 

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Guglielmi: realizzare la circonvallazione Canazei- Campitello di Fassa.

Luca Guglielmi (Fassa) ha apprezzato la volontà espressa dalla Giunta con il presidente Fugatti di “coniugare” al futuro le scelte politiche. Scelta che lascia ben sperare in merito agli interventi a favore delle valli e dei territori che formano il Trentino. Per Guglialmi l’assestamento di bilancio mostra un netto cambiamento di rotta rispetto alle politiche provinciali del passato. Per il consigliere di Fassa questa è un’amministrazione provinciale che finalmente ascolta le comunità locali. Ad esempio eliminando l’obbligo delle gestioni associate dei Comuni. Tra le opere pubbliche Gugliemi ha sollecitato in particolare la realizzazione del progetto della circonvallazione destinata a collegare Canazei e Campitello di Fassa. Bene anche la volontà della Giunta di contrastare lo spopolamento delle valli. Apprezzabili anche i 20 milioni finalizzati al turismo. Rispondendo alle 5 A con cui Ghezzi aveva giudicato negativamente l’assestamento, Guglielmi ha definito la manovra audace, astuta, autonomista, analitica e ardita.

 

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Ferrari: se si sospetta un uso distorto delle risorse per la cooperazione internazionale ci si rivolga alla Procura e non si offendano le associazioni.

Sara Ferrari (Pd ed ex assessora alla solidarietà internazionale), ha ricordato che per la cooperazione internazionale la legge non prevedeva una “quota fissa” ma una “percentuale fissa” che segue l’andamento delle risorse del bilancio provinciale derivante dalle tasse dei trentini. In questo modo la Provincia ha agito negli scorsi anni come se avesse una propria politica estera. Ha ricordato di aver potuto incontrare da assessora alla solidarietà internazionale molti esponenti di Stati in tutto il mondo con i quali il Trentino ha sviluppato rapporti di collaborazione. Questo è stato un valore aggiunto per la nostra comunità. Ora la Giunta mette in discussione legittimamente questa politica, non considerando corrispondente alle proprie aspettative un impegno stabile. Ferrari ha però invitato la Giunta a valutare l’impatto che questo cambiamento ha nella comunità trentina. La manifestazione di questa mattina (l’incontro di Fa-Rete con i consiglieri provinciali, ndr) ha dimostrato per Ferrari quanto i trentini tengano alla cooperazione internazionale. Questa attività solidale è riconosciuta e stimata dai nostri cittadini che talvolta si impegnano in prima persona e in altri casi donano risorse. Dichiarare oggi che una parte delle risorse finora destinate alla cooperazione internazionale potranno andranno a sostegno di politiche sociali e di famiglie trentine in difficoltà, equivale a mettere in alternativa bisogni che andrebbero invece entrambi soddisfatti. Per riuscirci occorrerebbe migliorare l’efficacia degli interventi in altri settori. Vero è che le associazioni possono operare in modo più efficace, ma qui si prefigura uno spostamento di fondi dal settore della cooperazione internazionale ad altri “perché – si dice – i soldi dei trentini arrivino dove devono arrivare”. Per Ferrari in questo modo si adombra il dubbio che vi sia un uso distorto del finanziamento pubblico e che i soldi arrivino a destinazione. Ma se vi sono dubbi – ha osservato – ci si rivolga alla Procura. Altrimenti si finisce per offendere le associazioni che non hanno nulla da nascondere. Non penserete che fino ad oggi abbiamo operato come Provincia senza controlli della Corte dei conti e senza alcuna rendicontazione degli interventi effettuati. Oggi all’improvviso si taglia per migliorarne l’efficienza e l’efficacia. Già oggi la Giunta si riserva di approvare progetti presentati dalle associazioni che superano una soglia di qualità. Inoltre la Provincia non eroga tutto il finanziamento ma solo un anticipo iniziale e poi contributi concessi solo a fronte della documentazione che prova la realizzazione dei progetti. Ci sono le pezze d’appoggio, ci sono gli stipendi pagati agli operatori. Se si vuole migliorare questo sistema, bene, ma non si dica che vi sono furberia e non si alimenti il dubbio che vi è un uso distorto delle risorse pubbliche. “L’ultima volta che questo problema è sorto risale al 2013 ed è stata la Provincia a segnalarlo alla Procura. Ma proprio non si capisce – ha obiettato Ferrari – come si possa dire che si riducono i contributi perché così si migliorano gli interventi”.
L’esponente del Pd ha anche sottolineato il valore dell’educazione di giovani ed adulti alla cittadinanza mondiale. In alcuni Stati europei esiste un sistema di formazione pubblica che fornisce ai cittadini questa competenza. L’Italia rispetto ad altri Paesi non aveva una propria strategia su questo punto, ma la Provincia ha concorso in modo determinante nell’ambito del consiglio nazionale per la cooperazione e lo sviluppo interno alla Conferenza delle regioni, a convincere il governo italiano a dotarsi di questo strumento. Abbiamo quindi concorso a definire a livello nazionale una strategia italiana per l’educazione alla cittadinanza globale il cui progetto è però stato fermato perché dal Trentino sono arrivati segnali contrari. La Giunta ha dichiarato di non essere interessata a questa strategia di educazione alla cittadinanza “perché i risultati sono immateriali”. Certo, ha osservato Ferrari, nel settore educativo i risultati sono sempre immateriali. Inoltre i 200.000 euro su bandi che finanziano l’educazione alla cittadinanza globale servivano ad intervenire sui e con i cittadini trentini. “Bene – ha stigmatizzato – da oggi in poi queste attività non si faranno più”. “Fate pure le scelte che avete il diritto di fare, ma dopo aver visto e dopo aver capito”, ha concluso.

 

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Cia: giusto controllare l’impiego di soldi pubblici per aiutare Paesi stranieri.

Claudio Cia (Agire), sempre in tema di solidarietà internazionale, ha riconosciuto al centrosinistra l’abilità di far passare “segnali facili”. Dando ad intendere all’elettorato che questa nuova maggioranza provinciale sia nomica delle associazioni impegnate in questos settore. E ci riescono anche bene grazie al sostegno della stampa. Ma la verità per Cia è che questa Giunta non ha cancellato la solidarietà internazionale dalla propria agenda. Però ci vuole vedere chiaro, perché di abusi ne sono stati fatti e molti, in nome della solidarietà. Perché la Giunta ha la responsabilità di amministrare il denaro pubblico. Lo 0,25% del bilancio, pari secondo qualcuno a poco meno di un caffè al giorno (5 centesimi). “Invito tutti i trentini a comperare campi e coltivare caffè. Un caffè che in 5 anni, dal 2013 al 2018 è costato alla comunità trentina oltre 40 milioni di euro”. Un esempio per Cia riguarda un progetto di 4.490.000 euro per l’Uganda, assegnati attraverso una determina di un dirigente. Nello stesso periodo, dal 2013 al 2018 la regione ha pagato il caffè per oltre 16 milioni di euro. Ma in questo caso c’era la responsabilità politica di una delibera di Giunta. “In 5 anni il nostro caffè è costato 56 milioni di euro”, ha lamentato Cia. Certo vi sono stati progetti che hanno prodotto ricadute positive nei territori in cui le risorse provinciali venivano investite. Ma Cia ha espresso dubbi circa la buona fede di chi ha finanziato questi progetti, come nel caso della marsupioterapia in Vietn am, costato in un anno 100.000 euro. Vi sono stati anche associazioni che promuovevano feste e danze non all’estero ma a Riva del Garda (15.000 euro tolti dalle casse di chi magari non riesce a pagarsi una bolletta o l’affitto). Sono stati anche finanziate 60 storie di fumetti con 13.000 euro. Piccole cifre che sommate fanno maturare le grandi cifre fino ai 56 milioni di caffè. Quando quindi l’assessore Spinelli dice che c’è stato anche un impiego un po” allegro” di queste risorse, non gli si può dare tolto. La sinistra parla tanto di solidarietà internazionale sostenendo che le politiche della Giunta contrastano con lo slogan della Lega “aiutiamoli a casa loro”. Ma è accaduto che la Provincia per la cooperazione internazionale abbia finanziato con 15.000 euro un festival e con appena 8.000 gli aiuti ad una popolazione colpita da un’alluvione. E’ quindi ora di dire basta – ha tuonato Cia – di potare i rami secchi e di liberarci di quanti vivono all’ombra di un valore distintivo della nostra terra”.

 

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Ghezzi: bene le rassicurazioni dell’assessore sulla cooperazione internazionale.

Paolo Ghezzi (Futura 2018) ha ricordato che i rappresentanti di FaRete che stamattina hanno incontrato l’assessore sono usciti soddisfatti da questo confronto. Non che la Giunta abbia cambiato idea rispetto alla volontà di cancellare dal bilancio lo 0,25%, ma almeno si è forse capito che la propaganda non serve molto alla serietà delle istituzioni quando si va a vedere di cosa si sta parlando. Anche perché la capienza dello 0,25% non era stata esaurita forse perché non tutti i progetti meritavano sostegno a giudizio della Provincia. In ogni caso l’assessore ha ascoltato e rassicurato le associazioni. Per Futura – ha detto Ghezzi – il capitolo della cooperazione internazionale in questo assestamento ha un’importanza sostanziale”. E ha concluso condividendo le preoccupazioni espresse da Degasperi a proposito dei rilievi critici della Corte dei conti sul Rendiconto. Interessante per Ghezzi sarebbe ottenere anche una risposta dal presidente della Provincia ai rilievi della Corte di conti sul consolidato.

 

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Marini: i Paesi occidentali devono risarcire con la cooperazione internazionale i danni causati ai popoli che avevano sfruttato e colonizzato.

Alex Marini (5 stelle) sulla rimozione del vincolo dello 0,25% del bilancio provinciale a favore dei progetti di cooperazione internazionale, ha sottolineato l’importanza della manifestazione di questa mattina. Dovere dell’esecutivo è ascoltare le proposte e le richieste che vengono dal basso. Se questo vale per gli allevatori (il riferimento del consigliere è alla manifestazione della settimana scorsa) deve valere anche per le associazioni di volontariato. Lo 0,25% del bilancio per la solidarietà internazionale è poca cosa . Si pensi che l’Onu suggerisce e raccomanda una soglia dello 0,7% del Pil lordo. Quindi per Marini la Provincia è largamente al di sotto di questa soglia per quanto riguarda le risorse da destinare alla cooperazione internazionale. L’uomo occidentale ha per secoli sfruttato i Paesi poveri con il colonialismo e il commercio. Se nel 2015 le Nazioni Unite sono arrivate ad approvare un documento condiviso non è per pure spirito di assistenzialismo ma anche per rimediare alle ferite inferte all’umanità nmel corso dei secoli di cui siamo tutti responsabili. Anche oggi i Paesi poveri dipendono da quelli ricchi che continuano a sfruttarne le risorse mantenendo le loro popolazioni nella miseria. I Paesi poveri hanno un obbligo nei confronti dei Paesi poveri del mondo. Il Trentino però – ha proseguito Marini – come dimostrano le associazioni che oggi hanno manifestato davanti alla Regione, vanta una tradizione molto positiva nel campo della cooperazione internazionale. Ora, secondo il consigliere, ipotizzare che i soldi destinati dalla Provincia a questo settore siano uno sperpero e siano mal investiti, sono un insulto alle persone che erano in piazza questa mattina. I maggiori sperperi stanno nei piani alti del potere ed è lì che occorre intervenire. Lo sviluppo dei Paesi poveri può essere favorito anche dal coinvolgimento delle nostre eccellenze universitarie, sviluppando tra gli studenti uno spirito solidaristico di aiuto verso il prossimo. Si potrebbero anche coinvolgere nella cooperazione internazionale strutture pubbliche come Trentino Sviluppo o imprese interessate a progetti di export. Le opportunità di miglioramento in questo settore per Marini sono infinite. Si tratta non solo di assicurare il corretto impiego delle risorse della Provincia nei Paesi in via di sviluppo si possono prevedere interventi per integrare gli stranieri provenienti da quei Paesi nel nostro territorio. La manifestazione di questa mattina ha dimostrato che c’è un bisogno al quale la politica deve dare una risposta. L’auspicio per Marini è la Giunta prenda atto di questo bisogno ed elabori una soluzione per rispondere a questa esigenza sociale che riguarda anche le generazioni future.

 

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Ambrosi (Lega): perché una quota fissa del bilancio solo per la cooperazione internazionale?

Alessia Ambrosi (Lega) ha ricordato di aver trattato il tema della cooperazione internazionale anche nella Quinta Commissione da lei presieduta. Ambrosi ha riconosciuto il valore umano e morale delle persone impegnate in questo settore. Per questo occorre analizzare in maniera critica i punti di forza e di debolezza del sistema della cooperazione internazionale, perché i trentini ne hanno diritto. La consigliera ha dichiarato di credere nella cooperazione internazionale, ma proprio per questo in un periodo di spending rewiew nei settori della sanità, dell’assistenza e di altri servizi essenziali, non si vede perché la cooperazione internazionale sia intoccabile, godendo di una quota fissa nel bilancio provinciale. Il centrosinistra che difende questa quota fissa del bilancio provinciale per la cooperazione internazionale non si capisce perché non abbia difeso una quota fissa per finanziare i servizi essenziali. Non si tratta di ridurre i fondi per la cooperazione internazionale ma per non considerare questo contributo intoccabile e dovuto. Perché considerare acquisito un contributo è diseducativo. La cooperazione internazionale a livello globale si è rivelata talvolta fonte di parassitismo. Il professor Gianfranco Miglio ha definito la cooperazione internazionale un fenomeno più esiziale della fem stessa che vorrebbe combattere. Questi tratti mal si sposano con la cooperazione internazionale che i trentini intendono. L’aiuto internazionale attualmente offerto rischia di apparire un business. Di certo occorre per Ambrosi cambiare registro. La lotta al sottosviluppo e alla povertà è importante per frenare le ondate migratorie. La revisione della spesa promossa dalla Giunta è quindi solo uno stimolo a crescere e a responsabilizzarsi. Se un’associazione è credibile non avrà difficoltà a reperire i fondi di cui ha bisogno, La Provincia deve limitarsi a valutare le associazioni e i loro progetti per quel che sono e non per quel che pretendono. “Lungi da noi una carità che uccide, finto perbenista. La vera sfida è offrire un’attività di supporto ai Paesi più poveri e non di sostituzione alle responsabilità e alle iniziative locali”. Ambrosi ha concluso criticando il fatto che senza lo 0,25% non si possano più effettuare operazioni di sensibilizzazione alla solidarietà internazionale nelle scuole. L’impressione che si dà allora è che la cooperazione sia sostenuta dal centrosinistra a fini di lucro.

 

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Domani Kaswalder riferirà sugli emendamenti. Approvato ddl 20 sul Rendiconto.

Ugo Rossi (Patt) ha chiesto notizie al presidente Kaswalder sull’ammissibilità degli emendamenti. Kaswalder ha risposto che entro domani amezzogiorno vi sarà un quadro preciso. Marini (5 stelle) ha chiesto di introdurre un nuovo sistema informatico per accelerare le procedure con cui analizzare gli emendamenti. Il presidente del Consiglio ha risposto che il Consiglio cercherà in futuro di soddisfare la richiesta, ma non ora percui occorre un po’ di pazienza.

Il disegno di legge 20 sul Rendiconto generale della Provincia relativo al 2018 è stato infine approvato dall’Aula con 20 voti a favore espressi dalla maggioranza, 4 contrari (5 stelle e Futura) e 9 astenuti (Patt e Pd).

Giorgio Tonini ha spiegato che l’astensione del Pd è motivata dal fatto che il Rendiconto si riferisce all’esercizio 2018, quando anche il proprio gruppo era al governo.

 

PUNTO 2 ORDINE DEL GIORNO: RENDICONTO CONSOLIDATO 2018.

Il presidente Kaswalder ha poi letto la delibera relativa al Rendiconto consolidato per l’esercizio finanziario 2018 (punto 3 della deliberazione n. 980 della Giunta provinciale) ricordando che per l’esame di questo punto il tempo a disposizione dell’Aula è di 2 ore.

Michele Dallapiccola (Patt) ha ricordato che vi sono aree boschive devatate dalla Tempesta Vaia che si presterebbero ad un recupero e un ampliamento di superfici a pascolo. Per questo servirebbe però un intervento della Provincia che Dallapiccola aveva proposto con un disegno di legge presentato nel novembre scorso,all’inizio della legislatura. Il consigliere ha ricordato che il ddl è stato bocciato in Commissione ma con l’impegno della Giunta a prevedere interventi in questo senso nel ddl sulla semplificazione. Però poi la montagna ha partorito un topolino, ha lamentato Dallapiccola. Su questo punto il consigliere ha detto di essere “aggressivo” perché quelle superfici prative potrebbero maggiormente contribuire alla cura del paesaggio. Le politiche zootecniche della Provincia di questi ultimi 40 anni in Trentino hanno subito i colpi della scure nazionale. Dovremmo cerc are per Dallapiccola di presentarci preparati all’appuntamento del 2021, anno in cui si discuterà la nuova politica agraria comunitaria (Pac) e verranno attribuito i titoli: ma questo avverrà sulla base della superficie prativa che il Trentino dimostrerà di possedere. Nella scorsa legislatura, con il registro provinciale pascoli e malghe ol Trentino ha precisato il numero di ettari che possono essere pascolati. Investire in prati e pascoli oggi significa poter ottenere nel prossimo futuro più contributi dall’Unione europea per il sistema zootecnico. Il che significherebbe sette anni di programmazione agricola.

Alessio Manica (Pd) ha posto il tema della sostenibilità dei bilanci, a suo avviso fondamentale. La Provincia dovrà affrontare anni complessi dal punto di vista delle entrate, in particolare a partire dal 2022. Un’amministrazione seria deve quindi prepararsi fin d’ora per mantenere il proprio tenore di vita. La sensazione per Manica è che invece con questo assestamento si stiano mettendo in cantiere nuove spese ricorrenti che difficilmente risulteranno sostenibili. Addirittura riferendosi all’avanzo per tenere in piedi la parte corrente. In secondo luogo Manica ha eccepito in merito alla presunta inversione di rotta evocata dal presidente Fugatti in funzione anticiclica con i notevoli investimenti nelle opere pubbliche. Ma questi investimenti erano già stati previsti dalla Provincia dopo il 2008 per sostenere l’economia e attenuare così gli effetti della crisi economica sul Trentino. Quest’inversione di rotta della nuova Giunta – ha osservato il consigliere – avviene confermando il 95% delle opere pubbliche previste e già inserite a bilancio dal precedente governo di centrosinistra. Non si tratta quindi di un’inversione di rotta ma di una conferma. Tranne che per la Mori-Passo San Giovanni e la tangenziale di Rovereto che sarà però finanziata dall’A22. Quanto ai 60 milioni di euro di opere comunali, per Manica sarebbe interessante capire meglio di che opere si tratti. Si tratta di ciclabili? Perché non tutte le opere sono uguali: con gli investimenti pubblici si può infatti orientare la spesa. L’esponente del Pd ha poi rinnovato la critica all’emendamento (da lui definito “canaglia”) approvato in Aula durante l’esame della legge sulla semplificazione che ha dimezzato i tempi a disposizione degli enti locali per presentare osservazioni in merito all’inserimento nel Pup di nuove opere infrastrutturali (Valdastico). Per Manica si è così fatto un torto agli enti locali che avranno meno possibilità di essere ascoltati in merito ad interventi determinanti per l’ambiente e il futuro dei loro territori. Sull’ambiente, Manica ha osservato inoltre che la Giunta si dichiara a favore della tutela dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile e al tempo stesso porta avanti il progetto di completamento della Valdastico in Trentino. E ha anche tentato, sempre nel ddl semplificazione ma fortunatamente senza riuscirci, di riaprire la partita delle seconde case. La Giunta ha anche riaperto al traffico automobilistico in uno dei passi Dolomitici. Non può essere – ha lamentato – che ogni Giunta smantelli ciò che era stato fatto prima. Per non parlare di come sono state ridotte le strade nel Primiero dalle 800 Jeep accolte in quest’area.

Luca Guglielmi (Fassa) ha replicato a Manica: “non si può dire né che questa Giunta abbia riaperto i passi né che la Giunta precedente li abbia chiusi. Aveva invece previsto solo un contingentimento del traffico. La verità è per Guglielmi che questa Giunta si è presa un attimo di pausa per ascoltare i territori e dare una risposta seria e concreta per tener conto di chi quei passi li vive anche economicamente con le proprie attività. Un intervento va condiviso a piccoli passi. Non avete mai chiuso un passo, avete creato un disastro economico grave e con questa legislatura sta cambiando qualcosa rispetto al passato.

Claudio Cia (Agire) ha risposto a Manica sull’emendamento definito dal consigliere del Pd “canaglia”. E ha aggiunto che vi era tutto il tempo per esaminare quell’emendamento, sul quale tra l’altro il Pd si era astenuto. Secondo Cia se l’emendamento per il collega fosse stato davvero “canaglia”, Manica avrebbe dovuto votare contro.

I lavori proseguiranno domani alle 10.00 sempre con la discussione generale del rendiconto consolidato (punto 3 all’ordine del giorno).