CONSIGLIO PAT * APPROVATA IN AULA LA VARIAZIONE DEL BILANCIO PREVENTIVO DELLA PROVINCIA DI TRENTO 2017

Il Consiglio provinciale questa mattina è giunto al punto 6 dell’ordine del giorno, proposta legislativa in tema agricolo. Nel pomeriggio il testo Lozzer-Baratter verrà votato, poi seguirà il disegno di legge Bottamedi in materia elettorale, con la nota questione della parità di genere nel voto di preferenza.

Ordine del giorno per ripristinare le guardie mediche: no al testo di Fugatti.

L’aula questa mattina ha respinto 17 a 13 il testo di Maurizio Fugatti sul tema delle guardie mediche. Il primo firmatario aveva aggiunto un emendamento, per proporre il ripristino del servizio anche nelle valli di Ledro, Non e Sole.

Intervenendo in discussione, Claudio Civettini ha chiesto alla Giunta di ripensare le proprie decisioni e di ripristinare le guardie mediche soppresse, vista la pochezza dei risparmi conseguiti e per contro l’importanza di garantire un servizio davvero accessibile per tutti. E ha citato un caso in valle di Ledro, con la guardia medica arrivata a domicilio solo dopo la minaccia di denunce.

Gianfranco Zanon a sua volta ha accusato il governo provinciale di penalizzare sistematicamente le valli periferiche. Walter Kaswalder è tornato a chiedere, come ieri, il ripristino di tutte le guardie mediche, affiancando i giovani medici alle strutture di pronto soccorso e consentendo alle guardie l’accesso alle cartelle cliniche dei pazienti, oggi non ammesso. Stessa linea per Filippo Degasperi, per il quale le guardie mediche sono anche presidi sociali di territorio e quindi da non ridimensionare in nessun modo.

 

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Variazione del bilancio preventivo Pat 2017: maggioranza compatta e testo approvato.

La variazione da 126 milioni di euro è stata approvata con 18 sì e 13 no delle minoranze.

In discussione, Rodolfo Borga ha annunciato voto contrario anziché l’astensione di cui aveva detto ieri, associandosi al giudizio negativo sull’operato amministrativo del governo provinciale, che emerge quotidianamente da esponenti stessi della maggioranza di centrosinistra, come forma di contestazione nei confronti del presidente Ugo Rossi e della sua ricandidatura nel 2018 alla guida della Provincia.

Secondo Borga non c’è lealtà della coalizione al governo nei confronti del suo leader.

Nerio Giovanazzi a sua volta ha comunicato di avere cambiato idea sul testo da votare: non astensione ma voto contrario, perché l’intervento in aula di Rossi ha dato una connotazione politica a un documento inizialmente a carattere strettamente tecnico finanziario. Ha poi aggiunto che la maggioranza chiama furbescamente “minori spese” quelle che non sono risparmi, ma somme stanziate e che non si è stati capaci di impiegare.

Massimo Fasanelli s’è detto convintamente contrario a questa variazione di bilancio imponente, che di fatto anticipa in modo forte scelte sugli investimenti della Pat nel 2018. Troppo scarse sono poi le risorse assegnate ai Comuni.

Filippo Degasperi ha annunciato il proprio no, motivato dall’atteggiamento della maggioranza verso le proposte delle forze di opposizione.
Mattia Civico ha affermato che se un dato politico c’è in questa variazione di bilancio, allora è quello della buona amministrazione che la Provincia mette in campo, semplicemente per recuperare 126 milioni di euro al loro migliore utilizzo già nel 2017.

 

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Marchio dei masi agricoli e alternanza scuola-lavoro nelle aziende agricole: al voto il testo Lozzer-Baratter

Il testo esaminato in aula – e che verrà votato nel pomeriggio, dopo gli ultimi interventi – è quello che ha unificato due disegni di legge in tema agricolo: il d.d.l. 169/XV di Graziano Lozzer e gruppo Patt per la valorizzazione dei masi agricoli trentini e il d.d.l. 165/XV di Lorenzo Baratter (ancora Patt), che propone di attivare forme di volontariato da vivere nelle aziende agricole e zootecniche trentine.

Il consigliere Lozzer ha perorato la causa dell’agricoltura di montagna, che ferma l’avanzata dei boschi, garantisce lo sfalcio dei prati e la bellezza dei paesaggi, contribuisce alla sicurezza idrogeologica dei versanti. Serve allora dare una sorta di passaporto al popolo dei masi, un investimento per l’avvenire dell’identità trentina. I nostri masi non possono contare sull’istituto giuridico tirolese del maso chiuso e sulla tradizione secolare dei masi aviti (gli Erbhof sono oltre mille). Occorrono altre attenzioni per contrastare la discesa a valle e l’abbandono della montagna.

Il consigliere Baratter, che ha cofirmato anche il ddl 169/XV, ha detto che il testo punta a rafforzare una risorsa peculiare e preziosa del Trentino. Ha poi spiegato di avere modificato il proprio disegno di legge iniziale, lasciando il tema del volontariato per sostituirlo con una norma tesa a promuovere una sinergia tra scuola e agricoltori di montagna e nello specifico la realizzazione di percorsi di alternanza scuola – lavoro presso le aziende agricole e zootecniche trentine. Non si tratta – ha detto – di un diminutivo della proposta iniziale, che comunque poneva un tema meritevole di attenzione.

Lozzer ha citato Degasperi per supportare una proposta di legge che serve solo ai proponenti: così ha criticato duramente Claudio Civettini, parlando di iniziativa elettoralistica. Dovremmo escludere – ha aggiunto – la possibilità per i consiglieri di proporre normative che interessano la propria persona e famiglia. Lei Lozzer è stato presidente degli agriturismi, e sono decenni che il centrosinistra governa il Trentino, non può venire a dire oggi che devono essere valorizzati i masi. Un altro rilievo: chi potrà impedire di chiamare “maso agricolo” qualsiasi struttura in qualsiasi posto del Trentino? E’ assurda la pretesa di circoscrivere l’utilizzo di questa dizione.

Duro anche Nerio Giovanazzi, che ha ricordato come perfino esponenti di maggioranza (Tonina e De Godenz) in Commissione hanno espresso perplessità sull’efficacia di queste norme. Il testo è inutile, è addirittura un passo indietro, ma mi asterrò – ha detto il consigliere – solo per rispetto verso l’impegno del consigliere Lozzer.

Filippo Degasperi: mi asterrò, ma effettivamente il testo non merita l’enfasi con cui è stato presentato. Il marchio per i masi mi sembra superfluo, daremo solo lavoro a qualche certificatore, con il rischio che qualche maso sia anche costretto, per carenza di requisiti, a rinunciare al nome che si è sempre dato. Sull’alternanza scuola-lavoro, poi, io mi aspetto che la Provincia già ora si attivi per consentire la sua effettuazione anche nelle aziende agricole, visto che nulla lo vieta.

Maurizio Fugatti: l’abc del buon consigliere imporrebbe di non presentare proposte nel settore in cui si opera personalmente in modo professionale.
Walter Kaswalder: ho firmato il ddl 169/XV e lo voterò. Noto però che si parla di necessità dei servizi nelle aree di montagna, poi si vota per lo smantellamento delle guardie mediche, per l’accorpamento di scuole, per la chiusura di reparti ospedalieri di valle. Non prendiamo in giro la comunità.

Donata Borgonovo Re: il testo di legge – ha detto – si è asciugato in Commissione, forse anche oltre le intenzioni stesse dei proponenti. La consigliera ha chiesto di emendare il testo per salvaguardare i masi esistenti, evitando che quelli non coincidenti con il modello previsto in legge, non possano più chiamarsi con il nome di maso. Due esempi: maso Marter e maso Bergamini, che non hanno stalla e bestiame. La proposta è stata accolta e la correzione del testo – dopo una breve sospensione dei lavori – è stata scritta dai proponenti del testo in accordo con la consigliera. Lozzer ha spiegato che non si tratta di togliere il nome a qualcuno, ma di dare un riconoscimento istituzionale ai veri masi agricoli, abitati dall’agricoltore che vi lavora.

Claudio Cia: non è possibile – ha detto – votare la legge senza poter sentire l’opinione della Giunta, mi chiedo dove sia l’assessor e Dallapiccola. Nel merito, dico che se il testo fosse stato di minoranza, il centrosinistra l’avrebbe bollato come una “berlusconata”.

Lorenzo Ossanna: appoggio convinto alla proposta di legge. Il capogruppo Patt ha contestato poi la tesi secondo cui i consiglieri non devono attivarsi su temi della propria competenza professionale. Civettini ha replicato: il limite deve riguardare proposte da cui si trae diretto vantaggio personale.