CONFERENZA PROVINCIALE DELL’INFORMAZIONE 2018 * CORECOM TRENTINO: ” FAKE NEWS, EMERSE LE RICHIESTE E LE PROPOSTE SULLA LEGGE PROVINCIALE 18 DEL 2016 CHE PROMUOVE L’INFORMAZIONE LOCALE “

Si è svolta alla Fbk la seconda Conferenza provinciale dell’informazione del Corecom. Proposto un marchio di qualità contro le pseudo-informazioni. Dare continuità anche nel prossimo quinquennio al sostegno riservato agli organi di informazione locale privati e ad accesso gratuito (emittenti radiotelevisive e giornali online del Trentino) attraverso gli aiuti previsti dalla legge provinciale 18 del 2016 e dai successivi regolamenti di attuazione, per favorire un giornalismo di qualità e salvaguardare l’occupazione.

 

 

Ma anche modificare la stessa normativa per distinguere nettamente, con un marchio o un meccanismo premiale, chi attraverso testate giornalistiche registrate diffonde notizie verificate e garantisce così un servizio informativo di pubblico interesse e di qualità, da quanti invece fanno senza alcun titolo fanno comunicazione per altre e meno nobili ragioni economiche o di potere.

Queste le due richieste-proposte concrete rivolte al nuovo governo della Provincia che scaturirà dalle prossime elezioni del 21 ottobre, emerse dal dibattito che ha concluso la seconda conferenza provinciale sull’informazione organizzata dal Corecom (l’organismo pubblico preposto alla comunicazione nel Trentino, che promuove l’iniziativa per legge e ne ha fatto anche stavolta l’occasione per riflettere sull’andamento del settore), dedicata quest’anno al tema delle Fake News, vale a dire delle notizie false o distorte.

Nell’incontro si è discusso, insomma, di come smascherare e combattere le “bufale” che sempre più frequentemente inquinano il mondo dell’informazione nei Social, ma che trovano spazio – ecco il problema – anche sui tradizionali giornali cartacei, alla radio e in televisione.

Dopo i saluti introduttivi del presidente del presidente del Corecom trentino Carlo Buzzi, di Enrico Paissan a nome dell’Ordine dei giornalisti e di Chiara Zanoni Zorzi per la Fondazione Bruno Kessler (Fbk), la cui Aula Grande ha ospitato la conferenza, il dibattito moderato dalla giornalista Laura Mezzanotte, si è aperto con il contributo di Cristopher Cepernich, sociologo dell’università di Torino.

Lo studioso ha evidenziato l’ambiguità e la difficile definizione delle le Fake News, non-notizie – ha spiegato – raccolte e condivise senza verificarne la fondatezza, alle quali per motivi economici o politici viene data la sembianza di informazioni attendibili. E caratterizzate dalla “viralità” perché appena pubblicate si diffondono rapidamente sul web grazie a contesti fortemente polarizzati in cui lo scontro tra posizioni estremistiche è molto acceso.

Per Cepernich il crescente successo delle pseudo-informazioni è da imputare ai media tradizionali – televisione in primis – che spesso rilanciano e accreditano come attendibili news e video che diventano virali sui Social. In questo brodo di coltura si rafforza la comunicazione propagandistica – già abilissima nell’utilizzo del Social – a scapito di un’informazione giornalistica che sempre più asseconda la logica della disintermediazione e ne diventa subalterna.

Deriva, questa, per combattere la quale non resta per Cepernich che distinguere la comunicazione politica – che a suo avviso non arriva però ad influenzare il voto dei cittadini e a condizionare il risultato delle elezioni democratiche – dall’informazione giornalisticamente verificata (Fact Checking).

A seguire Maurizio Napolitano, informatico della FB, ha segnalato alcune tecniche utilizzate per alterare i dati e indurre l’opinione pubblica a cadere nella trappola e nei tranelli delle notizie alterate e confezionate apposta per ottenere un gran numero di condivisioni sui Sociale e far credere il falso.

Subito dopo David Puente, blogger specializzato in debunker (opera di chi smaschera le Fake News), ha approfondito il tema del Fact-Cheching, che impone al giornalista l’accurata verifica dei fatti e delle fonti per poter smascherare eventuali pseudo-informazioni.

Verifica che – ha precisato – quando svela una notizia non vera non deve mai sfociare nella polemica con il suo autore per non alimentare la polarizzazione delle idee, ma diventare occasione di dialogo personale almeno con chi è disposto a parlarne. Solo così si potrà indurre quanti avevano “abboccato” sui Social a porsi delle domande e a riflettere sulla possibilità di aver sbagliato.

Anche l’Agcom combatte le Fake News, ha poi assicurato Rosa Cavallaro, della direzione contenuti audiovisivi dell’autorità garante dell’informazione in Italia. Cavallaro ha ricordato i tre principi-cardine della legge nazionale che impone di divulgare solo notizie caratterizzate da completezza, pluralità e imparzialità.

Oltre a vigilare sul rispetto di questi criteri, ha ricordato Cavallaro, Agcom esercita un ruolo di indirizzo in vari ambiti e ha promosso una campagna contro la disinformazione attraverso un tavolo ha elaborato un decalogo con il quale imparare a smascherare le notizie false.

Il progetto più ambizioso dell’Agcom è però un codice di autoregolamentazione rivolto non solo agli organi di informazione ma a tutti, che consenta di prevenire la divulgazione di notizie prive di fondamento.

Attenzione però a non sopravvalutare il fenomeno delle Fake News, ha avvertito Antonino Alì, giurista dell’Università di Trento, perché – ha detto – secondo la Commissione europea cade vittima delle pseudo-informazioni una parte molto limitata della popolazione.

In ogni caso è a suo avviso importante promuovere l’informazione quando svolge un servizio alla collettività, come avviene oggi in Trentino grazie alla legge provinciale 18 del 2016. Legge – ha ricordato Alì – che prevede sì contributi agli organi di informazione locali, ma anche la possibilità di revoca e restituzione i questi sussidi qualora la Provincia accerti che le risorse erogate non vengono utilizzate per gli obiettivi di servizio assegnati. “Non c’è quindi alcuna limitazione della libertà di informazione”, ha concluso il giurista.

Vivacizzato dagli interventi di editori e giornalisti locali è stato il dibattito finale, dedicato appunto a una valutazione degli effetti della legge 18 del 2016 e moderato da Carlo Giordani del Corecom.