QUALI STRATEGIE ITAS PER IL 2020?

Intervista a Raffaele Agrusti, amministratore delegato e Direttore generale

 

Renato Rizzi: “mi sento eretico un po’ come Rosmini che criticò per migliorare non per condannare ”. Il riconoscimento di Comunità e Comune di Rovereto all’architetto Renato Rizzi premiato dal Presidente Mattarella.

Ha restaurato il museo Depero a Rovereto, ha progettato un museo a Danzica che si apre dal suolo come se avesse le ali, ha ricevuto la Medaglia d’oro all’Architettura Italiana della Triennale di Milano, il premio nazionale In/Arch e la menzione d’onore per la Medaglia d’Oro dell’Architettura Italiana… ma non aspettatevi dall’architetto roveretano Renato Rizzi un elenco di ciò che ha fatto, perché lui è un teorico dell’architettura e vi parlerà di forma e di come l’architettura nella nostra epoca sia una disciplina difficilissima. «Perchè l’architettura», spiega «è composta di due parole: Archè (principio) e Techne (tecnica, arte) che costituiscono la struttura stessa dell’uomo. L’elemento vitale interiore e la materia, il corpo».

Rizzi, docente di Composizione architettonica e urbana all’Università Iuav di Venezia, un mese fa è stato premiato dal Presidente Mattarella per l’Architettura attribuito dall’Accademia Nazionale di San Luca. Con questa motivazione: “L’Accademia Nazionale di San Luca ha indicato per il Premio Presidente della Repubblica il nome dell’architetto Renato Rizzi per il suo originalissimo, sensibile ed appassionato impegno professionale, di sperimentatore, di docente e di teorico, che costituiscono uno dei più attuali ed efficaci contributi alla ridefinizione del ruolo dell’architettura, nel momento in cui essa è chiamata alla responsabilità ambientale, sociale e culturale”.
La Comunità della Vallagarina, con il Comune di Rovereto hanno voluto rendere un omaggio simbolico a Rizzi a un mese esatto dalla cerimonia svoltasi al Quirinale.

All’evento erano presenti il presidente di Comunità Stefano Bisoffi, l’assessore Mauro Mazzucchi, il sindaco di Rovereto Francesco Valduga, il presidente dell’Ordine architetti Marco Giovannazzi e il direttore della Biblioteca Baldi.

Bisoffi nel suo saluto ha spiegato il leit motiv dell’evento; essere partecipi dell’importante riconoscimento dato a Rizzi. Un concetto ripreso dal Sindaco che ha affermato di non avere la pretesa di riconsegnare un premio ma di avere il piacere di ringraziare un nostro cittadino che porta il nome di Rovereto nel mondo. Valduga ha poi ricordato l’importante donazione dei plastici dei progetti di Rizzi da lui donati alla Biblioteca Tartarotti. “Donazione (sono circa 400 plastici ndr.) che è in fase di archiviazione per una idonea collocazione”.
Il presidente dell’ordine degli architetti Giovanazzi ha affermato che di Rizzi parlano le sue opere come il Centro sportivo di Trento che è – ha detto – tra gli interventi più significativi degli ultimi anni. E ha ringraziato Rizzi da parte di tutti gli architetti trentini per i livelli raggiunti. La Biblioteca – ha spiegato il direttore Baldi- sta lavorando sull’archivio dei plastico guardando a un progetto globale che raccoglierà le opere dei maggiori progettisti roveretani.

“Rammento di quando Renato – ha detto l’assessore di Comunità Mauro Mazzucchi –
raccontava di quando da ragazzo, da casa sua, sopra Santa Maria, osservava la vallata e la corona delle montagne circostanti, gli sembrava di affacciarsi su un grande teatro, su un palcoscenico che era sì di natura ma anche di architettura perchè la città è palcoscenico delle azioni umani, un teatro del mondo in quanto l’architettura ci accompagna nel corso delle nostre azioni quotidiane.”
“Sono lontano da anni – ha affermato Rizzi – ma sono sempre qui con il cuore e la mente e a prova di ciò è la mia decisione di voler lasciare qui il mio archivio.”

Qui, nella terra di architetti come Mario Sandonà, Libera, Pollini, Baldessari, Sottsass senior e junior, fino al recente Fabrizio Barozzi.
E in quanto al lusinghiero premio dato dal Presidente della Repubblica, Rizzi ha spiegato che un premio non è personale, ha un orizzonte più ampio perchè riguarda tutta l’architettura. “Sono contentissimo d’essere nato a Rovereto e spero che il mio archivio possa essere da suggestione a tanti giovani. Infine mi sento un po’ rosminiano, perchè Rosmini fu un grande eretico che condannò le piaghe della Chiesa non per demolirla ma per renderla migliore”.
A Rizzi il Comune di Rovereto ha consegnato un’opera di Mastro Sette raffigurante un ramo di quercia e il simbolo della Quercia stampato dalla Biblioteca, la Comunità, invece gli ha donato un tomo “De architectura”, trattato latino scritto da Marco Vitruvio Pollione intorno al 15 a. C. Si tratta dell’unico testo sull’architettura giunto integro dall’antichità e diventato poi il fondamento teorico dell’architettura occidentale, in cui Pollione scriveva che: «In tutte queste cose che si hanno da fare devesi avere per scopo la solidità, l’utilità, e la bellezza.»

SCHEDA

La cerimonia di premiazione si è svolta il 5 giugno 2019 al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Premio Presidente della Repubblica è un Premio Nazionale per le Arti che nasce nel 1950 con Luigi Einaudi come “segno di riconoscenza per l’attività creativa” agli artisti, confermato e rinnovato dai successivi Presidenti della Repubblica e dagli Accademici di San Luca.

BIOGRAFIA

Renato Rizzi (Rovereto, 3 luglio 1951)
Professore ordinario di progettazione architettonico all’IUAV, Venezia.
Inizia la sua carriera trasferendosi a New York. Nel decennio degli anni ’80 lavora nello studio di Peter Eisenman. Un periodo formativo cruciale. Con Eisenman frequenta le maggiori università americane (Harward, Cooper Union, Princeton, Columbia….) e viaggia spesso all’estero per convegni e conferenze (Buenos Aires, Tokyo, Berlino, Barcellona, Seul, Istanbul, Parigi….). Nello stesso tempo inizia un rapporto intellettuale molto intenso con John Hejduk, Dean della Cooper Union (NY). (Assieme all’IUAV, Ve, erano le due scuole di architettura più conosciute al mondo). Un punto però rimane sempre fermo: lo studio dell’architettura non può essere separato dall’approfondimento filosofico-letterario. Per questa ragione cerca il rapporto con i maggiori pensatori. Tra questi, conosce e frequenta Jaques Derrida (quando allora insegnava negli Stati Uniti) e Emanuele Severino (professore a Cà Foscari, Ve).

Rientrato definitivamente in Italia negli anni ’90, inizia la sua attività di architetto seguendo tre parametri essenziali: progettare, insegnare, scrivere.
Ultimo opera realizzata: Teatro Shakespeariano di Danzica, Polonia (2014).
Ultimo progetto: Villa Tivoli, Roma (2019)
Ultimo libro: Eppure, 2018
Prossima pubblicazione: “John Hejduk, Bronx” poesie 1953-2000