MUSE: LE STRATEGIE PER IL 2020

“L’introduzione di un salario minimo legale penalizzerebbe pesantemente imprese e lavoratori. Sarebbe colpita la contrattazione collettiva, alterando equilibri economici e negoziali faticosamente raggiunti ma ormai diventati un modello di successo, invidiato quando non copiato anche all’estero. E verrebbero schiacciate sulla soglia minima le retribuzioni dei lavoratori dipendenti, oltre tutto privati del welfare contrattuale che in Alto Adige e in Trentino abbiamo sviluppato in maniera adeguata. Tutto ciò senza combattere il fenomeno del lavoro nero né a risolvere la questione dei working poor”. CNA Trentino Alto Adige condivide in pieno la posizione di Rete Imprese Italia, di cui fa parte la CNA, che ha espresso la totale contrarietà a questa ipotesi nell’audizione tenuta di fronte ai membri della Commissione lavoro della Camera.

Claudio Corrarati, presidente della CNA regionale, sottolinea: “La contrattazione collettiva, che copre quasi il 90 per cento dei lavoratori, oggi è in grado di garantire trattamenti economici coerenti con le situazioni di mercato dei singoli settori e in linea con le qualifiche dei lavoratori e l’andamento della produttività dei diversi comparti. L’introduzione di un salario minimo legale è improponibile poiché, nel caso in cui fosse inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi, ne provocherebbe la disapplicazione e, nel caso in cui fosse più alto, creerebbe uno squilibrio nella rinegoziazione degli aumenti salariali con incrementi del costo del lavoro non giustificati dall’andamento dell’azienda o del settore”.

Secondo la CNA regionale “il salario minimo fissato per legge vanificherebbe gli sforzi della contrattazione collettiva per individuare soluzioni alle mutevoli esigenze organizzative e di flessibilità delle imprese e rischierebbe di colpire tutele collettive e sistemi di welfare integrativi in favore dei dipendenti, come quelli applicati nei settori dell’artigianato, delle piccole e medie imprese e del terziario. È il caso di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro sulle prestazioni bilaterali, che in Alto Adige e in Trentino si traduce nelle prestazioni erogate ai lavoratori dagli enti bilaterali e nei fondi sanitari integrativi che coprono parte delle spese sanitarie”
“Prioritario, piuttosto – rimarca Corrarati – è vigilare sull’applicazione dei contratti nazionali di lavoro ed evitare la proliferazione di “contratti pirata” sottoscritti da organizzazioni prive di rappresentatività, non presenti nel Cnel, che generano dumping contrattuale e determinano l’applicazione di salari non congrui rispetto a quelli dei contratti dalle organizzazioni realmente rappresentative”.