BOLKESTEIN: PANIZZA, ASCOLTARE LE RAGIONI DEGLI AMBULANTI E DEL PICCOLO COMMERCIO

A cura di redazione Opinione

Il senatore Franco Panizza, da Roma, informa di «Condividere le preoccupazioni che sono state espresse dagli ambulanti che manifestano in queste ore sotto il Parlamento contro la direttiva Bolkestein.» Il segretario politico del Patt ha partecipato oggi all’audizione con una rappresentanza degli ambulanti tenutasi in Prima Commissione. «Lo scorso ottobre – ricorda Panizza – sulla scorta delle sollecitazioni ricevute dalle organizzazioni del Trentino, ho presentato un’interrogazione per chiedere al Governo che l’Italia, al pari della stragrande maggioranza dei paesi europei, escluda il commercio ambulante dal recepimento della direttiva. E un’iniziativa simile è stata assunta anche dal gruppo autonomista in consiglio provinciale, con una mozione della consigliera Chiara Avanzo».

«Con la direttiva Bolkestein -aggiunge Panizza-  grandi aziende internazionali potrebbero fare incetta di permessi e di licenze, con il rischio di trasformare il commercio ambulante in una propaggine della grande distribuzione e dei grandi marchi internazionali.  Il commercio ambulante è gestito da tante piccole e piccolissime imprese familiari che, con grandi sacrifici e spesso in condizioni di disagio, raggiungono durante l’intero corso dell’anno anche i centri più sperduti e carenti di servizi».

Per Panizza «Il  settore  da sempre si caratterizza per la vendita di prodotti che non entrano nella grande distribuzione, in alcuni casi per rivolgersi a quegli acquirenti particolarmente attenti al prezzo, in altri perché si tratta di vendite al dettaglio e di nicchia, in particolare nelle fiere specializzate e legate all’agroalimentare. La Bolkestein rischia di mettere in grande difficoltà le decine di migliaia di persone che operano nel settore, con la perdita di diritti acquisiti in tanti anni di lavoro. Mettere in gara i posti disponibili, tra le altre cose, sta impedendo a molti soggetti di programmare gli investimenti e garantire la continuità aziendale».

 

 

Foto: archivio Franco Panizza