BEZZI * L’ANOMALIA POLITICA TRENTINA: “FACCIO PRESENTE AL PD E SINISTRA EUFORICA CHE LE SCORCIATOIE SULLE LEGGI STRAVOLTE NON FAVORISCONO LE DONNE”

Sapevo da tempo che il collega Viola maturava questa scelta, legittima, sulla quale non mi permetto di intervenire. Prendo però spunto da questa notizia politica per fare alcune considerazioni.

La prima, rivolta al fatto che una mancanza di alternanza politica strutturale, dovuta principalmente all’alta capacità di spesa pubblica messa in relazione all’esiguo numero di residenti votanti, fatica a permettere la costruzione di una alternanza politica, troppo semplice e comodo rimanere nel silenzio ed approfittare dei benefici economici di “mamma Provincia”, salvo poi, come vedremo alle prossime elezioni nazionali, liberare il proprio voto.

La semplificazione del quadro politico da un lato, con l’accordo tra Pd e ex democristiani di sinistra o Dellaiani, rende oggi possibile questa operazione Patt-Dc di Rossi, che molto abilmente si incamera i delusi della ex Margherita e qualche pezzo della liquidata Alternativa Popolare e dei mondi legati a Alfano, Lupi e Formigoni di Comunione e Liberazione, ne è la testimonianza anche la presenza dell’inquieto ex presidente Malossini.

Il Trentino è di fatto diventato come l’Alto Adige, Svp/Pd o Patt/Pd, con la fine definitiva degli ex democristiani che guidavano la Regione e non la subivano per qualche poltrona regalata da Svp, che sono stati in prorogatio per le continue piroette di Dellai e dei suoi innumerevoli partiti, creati ad hoc per governare il potere dei soldi Trentini.

Rimangono alcune incertezze!

A noi, autonomisti moderati di centrodestra, il compito di aggregare l’idea politica del Ppe portata avanti dal presidente Berlusconi coniugandola con la bella spinta autonomista e liberale di Matteo Salvini, alternativa alla socialdemocrazia in un momento di ritrovata voglia di riforma di un Europa, che ha il fiato corto su tutto, tranne sull’entusiasmo dei giovani di sentirsi europeisti prima di italiani o spagnoli!

Certo rimane il rischio Germania in tutti i sensi, anche quello della Grossa Koalition a cui tanti guardano come ultimo e definitivo tentativo di salvare questa Italia, destinata sulla via della Grecia o del Portogallo.

Io credo invece che, sia in Trentino che in Italia, se i partiti avessero il coraggio di guardare al futuro con gli occhi dei giovani, molto più interessati a capire se ci sarà la tassa sugli acquisti in internet invece che dei racconti ormai patetici della prima guerra mondiale, senza dimenticarne l’essenza storica, forse capiremo il Trentino dei prossimi 50 anni.

Forse fermeremo la moria di emigrazione giovanile trentina e controbilanceremo il purtroppo inevitabile arrivo di immigrati, con la loro religione contro le donne e la cultura cattolica, portatori di malattie nuove e vecchie e fermeremo l’invecchiamento inevitabile del popolo trentino.

In tutto questo s’inserisce il dibattito, da me fortemente voluto, sul voto paritario uomo/donna che permetterà di parlarne obbligatoriamente, nei bar, in famiglia, nelle scuole, sul lavoro.

Molto umilmente faccio presente al Pd e sinistra euforica che le scorciatoie e le furbate sulle leggi stravolte, come la mia e della collega Bottamedi, non favoriscono le donne come ci dicono gli attenti analisti dei sistemi elettorali.

Di fatto il sistema di voto, da Proporzionale a Maggioritario, con la sola parità di genere porterà ad un calo della presenza femminile in Consiglio provinciale, ma almeno permetterà, ed è questa una delle motivazioni che mi hanno spinto alla scelta del referendum, un dibattito culturale sui diritti civili, di cui il Trentino e le sue Valli avevano, a mio giudizio estremo bisogno, essendo da 30 anni fossilizzati solo sui soldi e sui contributi della Provincia.

Chiudo, ricordando ai media la straordinaria funzione che avranno di elevare un dibattito che vada oltre le delibere della Giunta provinciale che, in questo ultimo anno prima delle elezioni, saranno rimpinguate dai soldi elettorali; cosa assente negli ultimi 4 anni, ne è testimonianza il fatto che i comuni del Veneto hanno 1/3 dei dipendenti in meno del Trentino e 1/3 in meno di soldi per investimenti eppure hanno una più alta occupazione giovanile di noi Trentini autonomi.

 

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Giacomo Bezzi