AGIRE PER IL TRENTINO * LEGGE SUL BIOTESTAMENTO: “UN GRAVE PROBLEMA PER CHI È AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO”

La Legge sul Biotestamento, Robbi (Agire) «un grave problema per chi è Amministratore di Sostegno». Ieri, giovedì 14 dicembre, il Senato ha dato il via libera definitivo al DDL sul biotestamento, o forse sarebbe opportuno chiamarlo “suicidio assistito” che, pertanto, è diventato legge.

È stato pertanto sancito il divieto di accanimento terapeutico, riconosciuto il diritto del paziente all’abbandono terapeutico e garantita la terapia del dolore fino alla sedazione profonda continuata.

“Cosa succede, però, se un minore decidesse di non volere più le cure? Quale l’azione che deve intraprendere il suo tutore legale?” La parte specifica prevede questo: Per quanto riguarda i minori “il consenso è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore”.

Se lo chiede Gian Piero Robbi, attivista del Movimento Agire per il Trentino. “Se un minore o un adulto sotto tutela dovesse decidere di non volere più essere curato, come dovrà comportarsi il tutore o l’Amministratore di Sostegno? – ha aggiunto Robbi – Approvare la scelta del tutelato incondizionatamente anche se contrario?

Oppure è prevista in questo caso una sorta di obiezione di coscienza come previsto per i medici, rimandando la decisione al Giudice?”.

“La legge, infatti, non sembra chiarire questo delicato aspetto – ha concluso l’attivista del Movimento Agire per il Trentino – e il legislatore dovrebbe al più presto chiarire questi dubbi per chi, come me, ‘tutela’ più persone ed è, al contempo, attaccato così tanto alla vita che rifiuta ogni possibilità di interromperla, secondo quanto previsto dalla Legge, pur rispettando la volontà di ogni individuo”.