AGIRE PER IL TRENTINO * SANITÀ, ITEA E DEGRADO URBANO: “A DUE MESI DAL LANCIO DELLA NOSTRA INIZIATIVA, I CITTADINI RISPONDONO PIÙ CHE POSITIVAMENTE”

Sanità, Itea e degrado urbano, Robbi (Agire): “a due mesi dal lancio della nostra iniziativa, i cittadini rispondono più che positivamente”.

Davvero paradossale la denuncia segnalata al nuovo servizio per i cittadini del Movimento ‘Agire per il Trentino’ da parte di una ragazza che vive nella Val di Fiemme.

“Continuano senza sosta – ha dichiarato Gian Piero Robbi, dell’Ufficio Stampa di ‘Agire per il Trentino’ – le segnalazioni da parte dei cittadini, esausti delle tante situazioni ‘anomale’ che avvengono nel territorio della Provincia”.

“A due mesi dalla presentazione del nuovo sistema messo in campo da ‘Agire’, avvenuto il 16 ottobre scorso – ha aggiunto Robbi – sono già molte le denunce inviate dai cittadini e di vario genere, come dimostrato dalla tabella e dall’esposto che arriva dalla Val di Fiemme e che riguarda, ahimè, la sanità”.

Veniamo alla segnalazione, la ragazza, “vittima di questo increscioso episodio”, ha raccontato che, “dopo anni di tonsilliti acute e dolorose”, ha prenotato una visita all’Ospedale Santa Chiara di Trento “per capire quale fosse la soluzione migliore per me”.

Una volta messa in lista d’attesa, la ragazza è stata chiamata un anno dopo “per un intervento di mezz’ora”. Un tempo di attesa già inaccettabile. Ma non finisce qui. “Al primo appuntamento – racconta la 20enne – mi rendo conto di non essere l’unica. Mi tocca un’attesa interminabile (anche per la fame che ho, sono digiuna dalla sera prima) e finita la visita me ne torno finalmente a casa con una domanda che mi frulla in testa da tutta la mattina: perché non dare ai pazienti un orario diverso e cercare di dare dei tempi precisi? Cosicché le persone non debbano aspettare ore senza poter fare niente”.

Anche in questo caso la ragazza non ha tutti i torti: basterebbe pianificare al meglio le visite, al netto ovviamente delle emergenze. L’operazione va bene e la ragazza viene dimessa il giorno dopo con una convalescenza di 15 giorni e con l’avvertimento che, se dovesse capitare una qualsivoglia problematica, la ragazza avrebbe dovuto rivolgersi al personale medico ospedaliero.

E quattro giorni dopo l’intervento, la ragazza ha avvertito un dolore così “disumano” che, “esausta, nervosa e stremata”, ha contattato il reparto di otorinolaringoiatria per cercare di ottenere “delle indicazioni su cosa fare”.

Le viene detto di recarsi “dal medico ma vengo esplicitamente avvertita di non andare dal medico di base bensì al pronto soccorso, perché lì hanno gli strumenti adatti che il mio medico non possiede ma, essendo della Val Di Fiemme – prosegue la ragazza – non ho la possibilità immediata di spostarmi su Trento e, quindi, devo “accontentarmi” (aggiungiamo con il dovuto rispetto per la struttura) di quello di Cavalese”. “Vado in pronto soccorso – continua il racconto – mi visita un medico generale perché l’otorino non c’è a Cavalese.

Risposte chiare non ne ricevo e mi viene prescritto il solito antidolorifico e l’antibiotico che però l’otorino mi ha ordinato di prendere solo se la febbre fosse salita sopra i 38°. Richiamo per ‘sicurezza’ il reparto di otorinolaringoiatria e chiedo ancora una volta cosa dovessi fare. Mi viene detto di non prendere l’antibiotico e continuare con l’antidolorifico e, se non fosse passato, di recarmi a Trento, passando direttamente per il pronto soccorso e poi da lì mi avrebbero mandato in reparto per chiarire questo dolore”.

La ragazza, costretta quindi a recarsi a Trento, viene visitata da un’infermiera e poi mandata al reparto. Lì viene visitata dal chirurgo che l’ha operata. “Ma quando spiego il mio lancinante dolore – prosegue la lettera – mi viene comunicato che nel giro di 24/48 ore tutto dovrebbe sistemarsi e migliorare e che forse provo dolore perché nella parte sinistra della gola sono stata bruciata di più che nella destra, mi viene prescritto l’antibiotico e vengo rimandata in pronto soccorso perché mi venga fatta una flebo di antidolorifico (quello che non avrei potuto assumere per rischio sanguinamento) e una di soluzione fisiologica per darmi un qualche tipo di sostentamento”.

Dopo tutto questo, alla ragazza accade qualcosa di assurdo: deve pagare 50€ di ticket. Quindi, la 20enne, “obbligata a pagare il ticket di una prestazione effettuata a causa dall’operazione avvenuta proprio in quell’ospedale”, si rivolge al direttore del reparto: “questa persona esclama che non ci può fare niente, che non è colpa sua se io non ho seguito la procedura corretta (ovvero di recarmi dal medico di base, farmi fare l’impegnativa urgente e successivamente andare in pronto soccorso)”.

Una procedura che alla ragazza non è stata spiegata da nessuno. Ora la cittadina vuole giustamente dei chiarimenti: “mi rivolgo a Voi Tutti Politici e Dirigenti, sperando di trovare delle persone di buon senso e chiedendovi come abbiate potuto redigere una delibera dove un paziente operato per necessità e non certo per motivi di estetica o di chissà quale capriccio, debba pagare 50,00€ di ticket (nel periodo post-operatorio) per tentare di trovare una soluzione al dolore atroce, che le viene provocato da un intervento chirurgico eseguito solo 8 giorni prima ,che non fosse quella di sbattere la testa al muro”.

Sì, questa ragazza ha diritto a una risposta: è mai possibile che una persona, a seguito di un intervento chirurgico, va al Pronto Soccorso e deve pagare un ticket di 50€? È opportuno, quindi, che l’azienda sanitaria e l’Assessore alla Sanità Luca Zeni (PD), una volta per tutte, chiariscano quali siano i criteri con cui si stabiliscono pagamenti del genere.

“Ovviamente non parliamo solo di Sanità, – ha concluso Robbi – le segnalazioni che arrivano trattano in particolar modo di ITEA, degrado urbano e sicurezza. A giugno del 2018, durante l’assemblea provinciale, Agire presenterà il programma, con le indicazioni che arriveranno proprio dai cittadini, un programma per la gente, fatto dalla gente, perché Agire è diverso dagli altri.”

 

*

Gian Piero Robbi
Ufficio Stampa e Comunicazione – Agire per il Trentino