OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: FpCgil-CislFp-Fenalp) – I sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Fenalt, su mandato dell’assemblea unitaria tenuta nei giorni scorsi con una buona partecipazione di lavoratori, hanno deciso oggi di cercare di uscire dall’impasse che sta tenendo bloccate le progressioni economiche (o fasce) di tutti i lavoratori dell’Azienda sanitaria, sottoscrivendo la proposta portata al tavolo da Apran. Tale proposta consente di attribuire le fasce economiche ai lavoratori a far data dall’1 maggio 2016, quindi anche con qualche arretrato, a tutti i lavoratori in servizio al 30 aprile 2016 e con un’anzianità di almeno 5 anni con valutazione positiva. L’accordo prevede inoltre degli impegni precisi a portare avanti le altre rivendicazioni dei lavoratori che sono di altrettanta importanza, come un ulteriore aumento per colmare la differenza che c’è con le autonomie locali, il rimborso dell’iscrizione agli albi professionali e l’avvio dei processi di riqualificazione degli oss e di omogeneizzazione contrattuale dei profili di operaio, tecnico e amministrativo.

Su questi impegni vi è stato anche da parte del presidente dell’Apran, Bolego, un impegno a proseguire in un’applicazione rispondente alle reali priorità dei lavoratori, a partire ovviamente da quelle dei lavoratori dei livelli più bassi. Nursing Up e Uil Sanità si sono anche questa volta rifiutati di confrontarsi con le altre sigle sindacali e hanno deciso di non sottoscrivere l’ipotesi di accordo dell’Apran, almeno fino ad ora; lo stesso accordo resterà in giacenza presso gli uffici dell’Apran per 5 giorni. Pare ovvio che senza la sottoscrizione da parte della maggioranza dei sindacati, l’ipotesi non si renderà efficace e quindi non saranno applicati i passaggi di fascia e le altre nostre rivendicazioni. Ci auguriamo quindi che anche Uil e Nursing Up riprendano un atteggiamento costruttivo e sottoscrivano l’accordo.

 

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

2017-02-01 Comunicato stampa unitario Fp Cgil, Cisl Fp, Fenalt
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Franco Panizza) – “Abbiamo convintamente sostenuto l’anticipo della legge. Tuttavia resta sul tappeto la questione di una semplificazione della catena di comando nelle situazioni d’emergenza. Si deve dare la regia alle regioni, così come avevo ribadito anche la scorsa settimana alla presenza del Presidente Gentiloni.” Così il segretario politico del Patt, sen. Franco Panizza intervenendo in aula durante la discussione sulla legge di riordino della protezione civile. “È positivo – ha detto ancora Panizza – che il Senato abbia dato priorità all’approvazione di questo provvedimento, in virtù di quanto accaduto nel centro Italia. Il riordino delle funzioni, che sono il cuore della riforma, deve certamente assicurare un coordinamento centrale delle strutture e delle risorse umane, ma non può essere soggetto ad una logica centralista.

Come autonomisti abbiamo presentato un emendamento perché preoccupati dalla previsione che la legge delega porti ad una omogeneizzazione su base nazionale di terminologie e codici, anche in relazione alla redazione dei Piani di protezione civile. Auspico che il Governo lo accolga o che, in alternativa, si impegni perché nei decreti attuativi sia garantito il rispetto delle prerogative attribuite alle province autonome. Sul piano più generale – ha insistito Panizza – persiste un tema legato alla catena di comando, con troppi soggetti chiamati a confrontarsi prima di poter agire. Occorre costruire un meccanismo più snello, che metta al centro le regioni con compiti di guida e coordinamento e dove si definiscano con precisione il ruolo dei comuni, delle prefetture e della Dicomac.

Un punto questo, che è stato affrontato anche in Conferenza Stato-Regioni: anche in quella sede il Trentino, che ha responsabilità di coordinare la Protezione Civile nazionale, ha chiesto che siano i presidenti delle Regioni e delle Province Autonome a relazionarsi con i sindaci e a coordinare le emergenze, in accordo con i prefetti. Panizza poi si è voluto soffermare sul tema della ricostruzione: “bisogna costruire un meccanismo in equilibrio tra efficacia dei lavori e garanzie massime per contrastare possibili tentativi di infiltrazione di soggetti interessati a speculare sulla ricostruzione. In passato abbiamo visto come la velocità degli interventi non garantisca la trasparenza e come la trasparenza produca lungaggini burocratiche, incertezze, lentezza.”

Infine il senatore del Patt ha voluto ricordare all’aula il contributo della Protezione Civile del Trentino, che “sta operando con grande generosità e competenza. È dal 24 agosto che siamo impegnati con i nostri uomini, i mezzi, le competenze e una rete di volontari che da ogni Valle continuano a giungere, a turni, nel centro Italia. A loro, come ai tanti volontari, vigili del fuoco, operatori del soccorso alpino che si sono spesi e che si stanno spendendo, va il nostro più sentito ringraziamento.”

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Comune Trento) – La scadenza per partecipare alla seconda asta pubblica per l’alienazione dell’ex Ostello della Gioventù di via Manzoni è fissata alle ore 12 di mercoledì 8 febbraio. Il complesso si articola in due fabbricati: l’uno, prima Albergo Ancora e poi Ostello della Gioventù, con ingresso principale da via Manzoni e al quale si accede tramite una corte interna ad uso esclusivo e protetta da una recinzione, ha sempre avuto destinazione ricettiva, l’altro, con ingresso da via S. Martino, è invece sempre stato destinato ad alloggi di servizio. Il Comune pone in vendita il complesso distinguendolo in due lotti:

1. prezzo a base d’asta per il fabbricato in p.ed. 990 e 991 (Ex Ostello) 2.196.000 euro;
2. prezzo a base d’asta per il fabbricato in p.ed. 989 (alloggi di servizio), 624.000 euro.

Il testo completo del bando di gara e i relativi allegati, fra cui anche due filmati, sono pubblicati nella sezione Bandi di gara del sito istituzionale.

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

20170201_Ostello

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: avv Alexander Schuster) – Cassazione: matrimonio trascritto fra due donne è inattaccabile. La decisione di Napoli sul caso di Giuseppina La Delfa diviene definitiva. Con la sentenza n. 2487 del 31 gennaio 2017 la Corte di Cassazione, I sez. civ. ha rigettato, in quanto improcedibile, il ricorso del Comune di Santo Stefano del Sole contro la decisione della Corte di appello di Napoli del 7 luglio 2015 con la quale, in riforma del decreto del Tribunale di Avvelino, si ordinava al Comune di trascrivere il matrimonio celebrato in Francia fra Giuseppina La Delfa e Raphaelle Hoedts. Entrambe sono cittadine francesi, La Delfa è anche cittadina italiana. Con questa sentenza l’Italia ha riconosciuto, con efficacia di giudicato, il primo matrimonio fra due persone dello stesso sesso. Si tratta del primo caso.

La Corte di appello aveva affermato che l’Italia non poteva togliere i diritti che uno Stato dell’Unione attribuisce ai propri cittadini, esprimendosi in questi termini: «Né può configurarsi una disparità di trattamento per così dire “a contrario” nel senso che il matrimonio same sex di cittadini stranieri avrebbe maggiore tutela (allo stato inesistente) delle coppie omoaffettive italiane, perché la deteriore situazione di queste ultime è attribuibile solo all’inerzia del legislatore italiano più volte ammonito e sollecitato a legiferare in materia; in altri termini e semplificando la questione sarebbe proponibile se si volessero aggiungere diritti ai discriminati e non per disconoscerli a chi li ha secondo la legislazione dello Stato di cittadinanza dell’Unione». Il decreto è disponibile a questo link.

Il ricorso dell’Avvocatura dello Stato contestava integralmente la decisione della corte partenopea e chiedeva che fosse cassata. Di diverso avviso la Cassazione, che ieri ha «dichiara[to] improcedibile il ricorso principale, inefficace l’incidentale e condanna il ricorrente alle spese relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in euro 4.200,00, di cui 200,00 per compensi, oltre accessori di legge». Per Giuseppina La Delfa, co-fondatrice dell’associazione Famiglie arcobaleno, si tratta di una vittoria importante per la loro famiglia: «Questa notizia è importante per noi poiché significa la fine delle battaglie giuridiche per il riconoscimento del nostro matrimonio in ITALIA. Anni di lotte, di spese, di preoccupazioni per potere finalmente e definitivamente poter dirsi sposate come lo siamo effettivamente da quasi quattro anni, dopo più di trent’anni di convivenza. L’accanimento dello Stato italiano a non riconoscere l’uguaglianza di tutti i suoi cittadini di fronte alle leggi rimane per noi incomprensibile. Oggi come straniere godiamo di più diritti delle coppie omosessuali italiane. Speriamo che questo paradosso possa essere d’aiuto ai nostri amici italiani e agevolare loro la strada verso la piena eguaglianza».

Per l’avv. Alexander Schuster, che ha seguito la famiglia sin dall’inizio, è una conferma importante: «Che questo matrimonio andasse trascritto sin da subito è un fatto ora acclarato e incontestabile nell’ordinamento italiano. Ciò dimostra che il diritto italiano non è impenetrabile al riconoscimento di matrimoni fra due persone dello stesso genere e questo dato è assai importante». Il fatto che la Cassazione abbia deciso in punta di diritto, senza entrare nel merito, è «scelta maturata in quasi sette mesi dall’udienza del 15 luglio, il che rende evidente la riflessione che sta dietro questa decisione della Suprema Corte». Il Comune è stato condannato, altresì, la pagamento delle spese di lite per un totale, oneri inclusi di € 6.128,30, un chiaro segnale, dopo analoga decisione della Corte di appello di Napoli del 2016 in merito all’illegittimo diniego di trascrivere le adozioni reciproche della stessa coppia (link all’ordinanza). «Un chiaro monito affinché l’Avvocatura dello Stato smetta di opporsi sempre e comunque ai diritti reclamati da cittadini italiani, ingenerando spese che poche famiglia possono sostenere», osserva l’avv. Schuster.

I tre gradi di giudizio sono stati curati dallo studio legale avv. Alexander Schuster, con la preziosa collaborazione dell’avv. Giuseppe di Meo del Foro di Avellino, patrocinante in Cassazione. La sentenza n. 2487/2017 sarà resa disponibile nelle prossime ore, in forma anonima, sul sito dello studio Schuster www.schuster.pro. Seguirà a breve altresì un commento più tecnico sugli aspetti processuali della vicenda e i margini che potrebbero residuare per eventuali seguiti della vicenda giudiziaria.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Claudio Civettini) – Per quanto riguarda la situazione relativa alla gestione della sicurezza idrogeologica di Mori e del così detto vallo-tomo, crediamo vada fatta la giusta chiarezza all’interno di un meccanismo che è degenerato per l’incapacità di una seria gestione politica del problema. Premettendo infatti che i fautori iniziali della protesta, erano fortissimamente legati agli attuali partiti di governo e che a loro dire, all’inizio, non sarebbe dovuta essere un confronto politico ma tecnico, per non scontrarsi proprio con le loro parti politiche, va detto che, oggi, l’esasperazione evidente, è una grave colpa per chi non ha saputo guardare all’obbiettivo al di là dei piccoli interessi di bottega che sembrerebbero molto più importanti rispetto alla sicurezza di Mori. Proprio per questo, va detto che aver legittimato o comunque istigato, attraverso un percorso assolutamente discutibile, l’azione di gruppuscoli ben noti, estranei in gran parte alla popolazione di Mori, ha stravolto gli schemi e iniziato un percorso che ha perso di mira l’obbiettivo che riguarda tutti i moriani anche se in realtà solo una piccola parte ne è materialmente coinvolta.

Dunque, seppur con tanta disinformazione, legittima la posizione di coloro che devono/possono manifestare contrarietà o comunque perplessità circa l’attuale intervento anche se in più occasione i tecnici forniti da quello che viene definito il “popolo delle fratte”, quello residente, hanno ripetutamente dichiarato che le soluzioni proposte dalla Provincia sono le più sicure per quanto riguarda il tema della sicurezza. Soluzioni, che sono state prospettate, certamente con una comunicazione inappropriata ma alle quali, sono stati applicati gli idonei correttivi, utili a configurare, come possibile, a un progetto licenziato, salvaguardia ambientale e tutela.

Ma senza entrare nel dettaglio tecnico, che non mi compete e annunciando la pubblicazione di una registrazione dei giudizi tecnici espressi in occasione di uno degli incontri tra tecnici proposti e i massimi responsabili della Protezione civile di Trento, a titolo personale -da residente- ritengo che a questo punto siano inaccettabili le manifestazioni con palese obiettivo intimidatorio che esulano dalla forza di un serrato scontro di ordine politico ,sulle soluzioni che la Giunta provinciale ha scelto. Va ricordato oltre al doveroso rispetto istituzionale e alla legittimità del dissenso corretto, come siano inaccettabili strumenti di coercizione al limite della violenza e a questo punto, è doveroso dare immediatamente una virata al metodo e ai sistemi partendo dalle sintesi dei confronti avuti, dalla giusta posizione dei proprietari dei fondi e dalla irrinunciabile necessità di sicurezza ma soprattutto, di una maggioranza che abbia il coraggio di fare le sue scelte, senza rincorrere alibi che ad oggi, sono servite per fare tutto e non concludere nulla.

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Comunicato stampa 1 02 17- MORI E VALLO-TOMO PROTESTA ANARCHICA FRUTTO DELLESASPERAZIONE

 

 

 

 

 

Foto: tratta da Google earth

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(Fonte: Coldiretti) – A favorire lo smog nelle città è l’effetto combinato dei cambiamenti climatici e della ridotta disponibilità di spazi verdi che concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi ma in Italia ogni abitante dispone in città di appena 31,1 metri quadrati di verde urbano. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al superamento dei limiti in molte città anche per l’effetto di un inverno particolarmente siccitoso al nord dove è caduto il 43% di pioggia in meno rispetto alla media, con punte che vanno dal Piemonte (-98%) alla Val d’Aosta (-98%) fino alla Lombardia (-89%) ed all’Emilia Romagna (-62%), sulla base dei dati territoriali Ucea relativi alla seconda decade di gennaio. Senza sperare nella pioggia e nel vento occorre intervenire in modo strutturale potenziando il verde considerato che una pianta adulta – sottolinea la Coldiretti –  è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili, un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. Un’opportunità importante da sfruttare anche per evitare il rischio della maximulta da un miliardo in arrivo dall’Ue per lo sforamento dei limiti di polveri sottili.

Il verde urbano in Italia pero’ – precisa la Coldiretti – rappresenta appena il 2,7% del territorio dei capoluoghi di provincia (oltre 567 milioni di metri quadrati) per una media di 31,1 metri quadrati a testa sulla base dell’ultimo rilevamento Istat. Tuttavia la situazione – continua la Coldiretti – è profondamente diversa lungo la Penisola con il 17,2% delle città la dotazione pro capite è pari o superiore ai 50 metri quadrati per abitante, mentre nel 16,4% non si raggiunge la soglia dei 9 metri quadrati pro capite. Matera, Trento, Potenza, Sondrio, Iglesias, Terni, Pordenone, Gorizia, Reggio Calabria e Verbania – rileva la Coldiretti – salgono nella top ten dei capoluoghi con maggiore densità di verde pubblico per abitante mentre in fondo alla classifica si trova Caltanissetta e a seguire Crotone, Trani e Taranto, Trapani, Isernia Olbia Genova Chieti Barletta e L’Aquila. Per quanto riguarda le grandi metropoli a Milano sono disponibili 17,2 metri quadrati per abitante mentre a Roma 15,9. In questo contesto – conclude la Coldiretti – è necessario intervenire per qualificare il verde pubblico ma sono importanti anche interventi a favore di quello privato a partire da misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e aree verdi da realizzare con un meccanismo simile a quello previsto per il risparmio energetico, le abitazioni, i mobili o gli elettrodomestici.

 

 

 

 

 

Foto: archivio Ago

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(Fonte: Ufficio stampa Alpe Cimbra-Folgaria Lavarone)  – Sino a marzo due gruppi di ragazzi della scuola primaria e della scuola secondaria di I° grado affetti da disabilità, si alternano settimanalmente sulle piste da sci. Ha preso il via per il terzo anno consecutivo il “Progetto Emma”, l’entusiasmante esperienza di un gruppo di ragazzini con disabilità, dai 6 ai 14 anni, di approccio all’ambiente montano e alla pratica dello sci. L’idea, nata nel 2014, dall’incontro casuale della coordinatrice del Servizio Integrazione Scolastica e una psicomotricista dell’allora Azienda Ulss 22 di Bussolengo (ora Azienda Ulss 9 Scaligera – sede di Bussolengo) insieme alla mamma di Emma, una bambina “con bisogni speciali”, si è trasformata in realtà. La sfida era quella di avvicinare un gruppo di bambini con disabilità complesse, psichiche e relazionali, alla pratica di uno sport, come lo sci, che mette in gioco abilità funzionali e di coordinazione motoria in un ambiente di per sé impegnativo e ostile per persone che manifestano rilevanti difficoltà ad affrontare le ordinarie attività del quotidiano.

E invece i ragazzi hanno dimostrato determinazione e costanza, seppur tra enormi fatiche, raggiungendo, ognuno secondo le proprie possibilità, risultati inaspettati. Un’esperienza di valenza sportiva ed educativa resa possibile grazie al calibrato mix di competenza e passione di maestri di sci e operatori sociali, capaci di tradurre l’insegnamento di schemi motori e competenze sociali attraverso modalità personalizzate, calibrate su ogni singolo giovane atleta. Quindi piena accessibilità alla pratica dello sci come strumento di crescita, apprendimento e inclusione sociale condivisa dalla fitta rete di collaborazioni che, nel corso degli anni, si è ampliata ed intensificata.

Oltre al Servizio Integrazione Scolastica di Bussolengo, lo sci club Edelweiss di Verona e la scuola sci Scie di Passione di Passo Coe (Folgaria), quest’anno si affaccia sullo scenario la neonata associazione “La libellula e il giunco – Onlus”, fortemente voluta dai primi genitori che hanno partecipato e dato impulso al progetto. Alla base della loro attività la consapevolezza che le famiglie di persone con disabilità non debbano essere solo espressione di bisogni e richieste, ma parte attiva nella promozione di risposte e proposte in una logica di cooperazione con le istituzioni. L’originalità del progetto è infatti anche quella di aggregare e mettere in relazione risorse diverse, pubbliche e private, singole e collegiali, tecniche e volontarie, ciascuna con un ruolo specifico e nel contempo fondamentale per rendere possibile la realizzazione dell’iniziativa.

Pertanto, oltre al team di tecnici, il progetto è espressione della vivace e variegata collaborazione con singoli volontari e simpatizzanti, le amministrazioni comunali di Sommacampagna e Peschiera del Garda, gli amici Sciatori di Sommacampagna, Novezza futura, l’Azienda Promozione Turistica Alpe Cimbra, Carosello Ski, negozio sportivo Ttnk, Canoa Club di Pescantina, Canottieri di Bardolino, Fondazione Cattolica, Lions Club e l’associazione “Invita a un sorriso – Onlus”. Sino a marzo, dunque, due gruppi di ragazzi della scuola primaria e della scuola secondaria di I° grado, si alternano settimanalmente sulle piste da sci. Il 16 marzo, a conclusione dell’attività, in una giornata di festa e celebrazione dell’accessibilità allo sport per tutti, i giovani atleti avranno la possibilità di sperimentarsi nella discesa davanti a un pubblico di familiari e simpatizzanti.

 

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In allegato il comunicato stampa:

comunicato_alpe_cimbra_progetto_emma

 

 

Foto: da comunicato stampa

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(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Ulteriore passo avanti oggi per il progetto di “Garda by Bike”, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio si è infatti assunto l’impegno di inserire l’anello ciclabile del Garda nel sistema nazionale delle ciclovie turistiche. Il progetto è stato presentato questa mattina a Roma nella sede del Dicastero dalle tre Regioni coinvolte e rappresentate da Mauro Gilmozzi, assessore alle infrastrutture e all’ambiente della Provincia autonoma di Trento, Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia e Elisa De Berti, assessore ai lavori pubblici, infrastrutture e trasporti della Regione Veneto. Al ministro è stato presentato il progetto preliminare predisposto dal gruppo di lavoro composto da tecnici delle tre amministrazioni e coordinato dall’ingegner Raffaele De Col della Provincia di Trento.

Il ministro ha confermato “un preciso impegno ad assegnare all’opera nuove risorse statali, tra quelle previste per le ciclovie nella legge di stabilità 2017”: risorse che si affiancheranno a quelle che Regioni, enti locali e territorio saranno in grado di mobilitare al fine di completare l’anello. “Lo studio di fattibilità è stato molto apprezzato dal ministro e si è deciso di proseguire con determinazione su questa strada – ha spiegato l’assessore Mauro Gilmozzi – i passi successivi ora sono la determinazione dei livelli di finanziamento e del cronoprogramma di progettazione delle opere. Confidiamo che dopo la firma del protocollo si possa passare in tempi rapidi alla parte esecutiva vista l’importanza del percorso che è stato inserito nelle opere strategiche nazionali”.

Il progetto “Garda by Bike” consiste nel completamento dei percorsi ciclabili e ciclopedonali esistenti sulle sponde del Lago di Garda, che determinerà un percorso unitario di oltre 140 km, unico in Europa, collegato con la Ciclovia del Sole e la Ciclovia Vento (dorsale cicloturistica del Po) e quindi con la prospettiva concreta a breve termine di offrire una rete di lunga percorrenza a scala nazionale di oltre mille chilometri. Per la realizzazione del progetto, Regione Lombardia, Regione Veneto e Provincia autonoma di Trento hanno costituito a giugno 2016, un gruppo di lavoro, composto da tecnici delle tre amministrazioni e coordinato dall’ingegner Raffaele De Col della Provincia di Trento, che hanno completato lo studio tecnico di fattibilità. Lo studio è stato sottoposto oggi al ministro Delrio che ha apprezzato l’anello ciclabile del Garda e ha riconosciuto “l’interesse nazionale e l’importanza strategica del circuito per le caratteristiche di mobilità dolce, la valenza turistica internazionale e la ricaduta economica sul territorio”.

Il progetto è stato inserito nel sistema delle reti delle ciclovie turistiche del sistema nazionale. Nelle prossime settimane ci saranno incontri tecnici per arrivare al più presto alla firma di un protocollo di intesa che consenta di definire i compiti dei firmatari e far partire i primi cantieri finanziabili. Per quanto concerne il territorio della Provincia di Trento, i tratti di ciclabile da realizzare, sono sostanzialmente due ovvero quello occidentale, che si connette con il realizzando tratto di Limone del Garda (già finanziato con i fondi Odi per € 7.640.480,00), dal confine con la Lombardia all’ingresso di Riva del Garda che corre in parallelo alla SS 45bis “Gardesana Occidentale” dello sviluppo di circa 5,3 km. Quello orientale, che si connette al tratto Malcesine-Brenzone (già finanziato con i fondi Odi per € 17.354.200,00), dal confine con il Veneto all’ingresso di Torbole che corre in parallelo alla SS 289 “Gardesana Orientale” di analogo sviluppo di circa 5,3 km.

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

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(Fonte: Commisione europea) – I prossimi due cicli dei negoziati commerciali tra l’Ue e il Messico si terranno nei mesi di aprile e giugno 2017. L’Unione europea e il Messico terranno due cicli supplementari di negoziati prima dell’estate nel quadro di un calendario negoziale accelerato per riformare l’accordo di libero scambio. Le date dei prossimi cicli (3-7 aprile e 26-29 giugno) sono state concordate dalla Commissaria per il Commercio Cecilia Malmström e dal ministro dell’Economia del Messico Ildefonso Guajardo. Nell’ambito di questo nuovo programma, fissato durante una conversazione telefonica, i due hanno inoltre deciso di incontrarsi a Città del Messico fra queste due serie di colloqui per fare il punto della situazione e incoraggiare i negoziatori a compiere ulteriori progressi. In una dichiarazione congiunta a seguito della telefonata, la Commissaria Malmström e il ministro dell’Economia Guajardo hanno dichiarato: “Intendiamo portare compiutamente le nostre relazioni commerciali nel XXI secolo. Potremo così stimolare la crescita, rendere le nostre imprese più competitive e ampliare la scelta per i consumatori, creando al contempo posti di lavoro. Stiamo assistendo insieme al preoccupante aumento del protezionismo in tutto il mondo. È giunto il momento, in qualità di partner che condividono gli stessi principi, di difendere fianco a fianco l’idea di una cooperazione mondiale aperta. I nostri sforzi congiunti per rafforzare l’apertura al commercio da entrambe le parti sono già a buon punto; ora intendiamo accelerare il ritmo di questi colloqui così da coglierne i benefici ancora più velocemente.”

L’anno scorso l’Ue e il Messico hanno avviato negoziati per aggiornare l’attuale accordo di libero scambio in vigore dal 2000. Nei sedici anni dalla firma dell’accordo attuale i flussi commerciali globali sono profondamente cambiati, evidenziando la necessità di un nuovo accordo di libero scambio, più ampio e profondo. L’obiettivo di questo processo di modernizzazione è rispecchiare meglio le altre ambiziose intese commerciali che l’Ue e il Messico hanno negoziato di recente. Tra il 2005 e il 2015 il flusso commerciale annuale di merci tra i due partner è più che raddoppiato nel contesto dell’attuale accordo di libero scambio, passando da 26 a 53 miliardi di euro. In linea con l’impegno della Commissione europea per una politica commerciale e di investimento più trasparente, le proposte di negoziato che l’Ue porta avanti in questi colloqui sono disponibili online. Le sei proposte, che rappresentano la posizione negoziale iniziale dell’Unione, sono intese a modernizzare diversi elementi dell’attuale accordo Ue-Messico. È inoltre disponibile una relazione sull’ultimo ciclo di negoziati.

 

 

 

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(Fonte: Gdf) – Questa volta il “furbetto” di turno è stato individuato a Foligno, dove un impiegato del Comune si allontanava, sistematicamente, senza alcuna giustificazione, dal posto di lavoro, subito dopo aver registrato la propria presenza mediante il badge. A smascherare l’uomo, sessantacinquenne, originario della cittadina umbra, le indagini delle Fiamme Gialle, con la determinante collaborazione dei suoi superiori diretti, evidentemente stanchi di doverne tollerare il comportamento assenteista.

L’uomo, che spendeva gran parte delle proprie giornate lavorative per curare interessi privati, è stato “immortalato”, in un caso, dalle riprese video dei Finanzieri folignati, mentre, per un’intera mattinata, se ne stava comodamente seduto al bar ubicato accanto al Comune, ove conversava amabilmente con gli altri clienti. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto, ha permesso di ricostruire nei minimi dettagli il modus operandi attuato dall’indagato, attraverso l’incrocio dei dati delle presenze giornaliere acquisiti presso lo stesso Ente locale con i risultati delle attività di pedinamento e appostamento eseguite dai militari della Compagnia di Foligno.

In questo modo, è stato possibile accertare che, in tre mesi, il dipendente infedele si è ingiustificatamente assentato dal proprio posto di lavoro per ben 45 giorni. Ora dovrà rispondere del reato di truffa ai danni dello Stato per la retribuzione che gli è stata impropriamente elargita dal Comune di Foligno in quel periodo, quantificata dalle Fiamme Gialle in oltre 5.000 Euro, in merito alla quale sarà interessata, per le connesse responsabilità erariali, la Procura Regionale Umbria della Corte dei Conti.

Un’altra operazione, pertanto, messa a segno dalle Fiamme Gialle della provincia perugina a distanza di pochi mesi dalla denuncia, da parte della Tenenza di Todi, di due impiegati pubblici che fruivano indebitamente dei permessi retribuiti previsti dalla nota “Legge 104/92”, a sottolineare l’impegno profuso dal Corpo nel contrasto delle truffe perpetrate da dipendenti disonesti.

 

 

 

 

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In allegato il comunicato stampa:

13289_PG051 – Comunicato stampa del 01.02.2017
(Pagina 812 di 861)