OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Adusbef, Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari) – Dopo aver espropriato 210.000 famiglie, spesso costrette a diventare azionisti forzati pena la mancata concessione di fidi, mutui, prestiti, al riparo delle contigue autorità vigilanti, dopo aver incassato bonus milionari come premio per aver dissestato e spolpato due banche e posto ricatti agli azionisti di accettare elemosine, rinunciando alle doverose azioni giudiziarie, Popolare di Vicenza e Veneto Banca hanno chiesto l’aiuto dello Stato per salvarsi.

Per andare avanti con la fusione, è stato comunicato al Tesoro, Bankitalia, Bce “l’ intenzione di accedere al sostegno finanziario straordinario e temporaneo” dello Stato per reperire i capitali necessari attinti dai 20 miliardi messi a disposizione con il decreto salva-risparmio del 22 dicembre 2016 emesso per salvare Montepaschi, con la conversione in azioni dei bond subordinati, circa 1,2 miliardi, di cui oltre 200 milioni in mano ai risparmiatori, con la condivisione degli oneri denominata “burden sharing”.

Le banche venete, vere idrovore del risparmio, che dopo aver bruciato 18,9 mld di euro negli ultimi 5 anni, azzerato il valore delle azioni, messo a rischio i 3,5 mld di euro del fondo Atlante, hanno bisogno di avere almeno ulteriori 5 miliardi di capitali freschi chiesti come minimo allo Stato, tenta di ricattare gli azionisti frodati offrendo elemosine per alleggerire i bilanci dagli enormi rischi legali, stimati in oltre 4 miliardi di euro, per la evidente truffa sul prezzo di vendita dei titoli, con l’offerta, che si chiude mercoled́ 22 p.v. condizionata all’80% di adesioni, che ad oggi sono pari a poco più del 50%.

Adusbef a fronte delle tragedie greche evocate dai banchieri, qualora non vengano accettate 9 euro a titolo per la Popolare di Vicenza, il 15% del valore “bruciato” per Veneto Banca, offerta elemosina ideata per inibire il contenzioso giudiziario e le azioni di rivalsa, ribadisce ancora una volta ai truffati di non accettare tali offerte, ma di aderire all’azione giudiziaria contro i vertici delle due banche, di Consob e Bankitalia, alla luce della sentenza di Cassazione, Sez. I Civ., n. 23418 del 17 novembre 2016, che fa definitivamente cessare l’immunità giudiziaria delle autorità di vigilanza sul sistema bancario, con una decisione che costituisce l’ultima definitiva parola su una delle più tristi pagine di scandali finanziari italiani iniziata nel 983, che consacra la responsabilità extracontrattuale della Consob (e di Bankitalia) per omissione di vigilanza con la responsabilità solidale dei suoi funzionari ed esperti che hanno contribuito a provocare il danno patrimoniale subito dagli investitori.

Il principio, affacciatosi timidamente nell’ordinamento con la sentenza della Suprema Corte n. 3132 del 3 marzo 2001 come “responsabilità da prospetto”, per non avere la Consob controllato la veridicità dei dati contenuti nel prospetto informativo di emissione di alcuni titoli atipici, e per non essere intervenuta, una volta accertata tale falsità ed incompletezza,con iniziative interdittive sulla circolazione, è stato poi rafforzato con le decisioni della Cassazione n. 4587 del 25 febbraio 2009 e la recente 23418 del 17.11.2016 che hanno esteso tale responsabilità anche ai funzionari Consob che abbiano agito con dolo e colpa grave.

Già i default obbligazionari dello scorso decennio (Cirio, Parmalat, Argentina, ecc.) avevano fatto riemergere il dubbio sulla legittimità dell’operato delle Autorità per aver consentito la negoziazione di tali obbligazioni da parte delle banche, ora coi recentissimi nuovi episodi di crisi finanziarie e depauperamento dei portafogli degli investitori (azionisti Etruria, Banca Marche, Carife, Carichieti, Veneto Banca, Bpvi) hanno fatto riaprire il dibattito su controllo delle banche, trasparenza nella vendita di titoli illiquidi (come le azioni non quotate) e sulla inspiegabile mancata osservanza degli obblighi informativi rafforzati introdotti dalla Comunicazione Consob n. 9019104 del 2/03/2009 in materia di distribuzione di prodotti finanziari illiquidi e sul Testo Unico Bancario, che impone una vigilanza preventiva sulle banche.

L’azione nei confronti di Bankitalia- Consob l’unica strada percorribile, anche per l’aggressione al loro capiente patrimonio, pertanto, invece di aderire ad una proposta che aggiunge la beffa alla truffa per salvare i mandarini delle 2 autorità dalle azioni giudiziarie, Adusbef invita gli azionisti di Veneto Banca e Bpvi a compilare il modulo pubblicato sul sito http://www.adusbef.it/Consultazione.asp?id=9922 per esperire azione di responsabilità per omessa vigilanza.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Trento Film Festival) – Martedì 21 marzo, alle 18.30, nella Sala storica della Sosat (Via Malpaga 17, Trento) la celebre alpinista presenterà al festiva il suo “fresco di stampa”. Per tutti gli appassionati di montagna, ma non solo, martedì 21 marzo, alle 18.30, alla Sosat (via Malpaga 17) si svolgerà uno degli eventi più attesi dell’anno della rassegna “MontagnaLibri 365” del Trento Film Festival: l’incontro con la famosissima alpinista Tamara Lunger che presenterà il suo libro “Io gli ottomila e la felicità” (Rizzoli Editore).

A dialogare con l’autrice sarà il giornalista e storico dell’alpinismo Sandro Filippini.  All’evento, organizzato dal Trento Film Festival in collaborazione con la Sosat, la Rizzoli e la “Piccola Libreria” di Lisa Orlandi, parteciperanno, tra gli altri, la direttrice del Trento Film Festival, Luana Bisesti e il presidente della Sosat, Luciano Ferrari.

In questo libro la giovane e fortissima alpinista, che si definisce “Una sognatrice innamorata delle montagne”, si racconta, sia parlando dell’impresa del Nanga Parbat, tentata nel febbraio 2016 con Simone Moro, il quale raggiunge la vetta, mentre Tamara, a causa di un malore, decide di rinunciare a soli 70 metri dalla cima per non mettere in difficoltà i compagni di cordata in fase di discesa; sia scavando molto anche nel proprio mondo e dentro sé stessa.

Tamara Lunger (nata a Bolzano, 31 anni, grande sportiva, vincitrice nel 2008 dei Campionati del mondo under 23 di sci-alpinismo) ha coltivato da sempre il sogno di scalare gli ottomila della Terra: nel 2010 è salita sul Lhotse (8516 m) e nel 2014 sul K2 (8611 m); nel 2016 la prima invernale con Simone Moro al Nanga Parbat, dove, appunto, ha rinunciato a pochi metri dalla cima, per consentire al compagno di portare a termine l’impresa.

Quella di Tamara è una personalità dirompente che, cresciuta a profondo contatto con la natura, abituata fin da piccola a mettersi alla prova nello sport, coltiva la passione per l’alpinismo come un modo per trovare sé stessa. «Certo, essere una donna in un ambiente finora quasi solo esclusivamente maschile – ha spiegato l’alpinista – ha un prezzo: al campo base bisogna farsi valere, dimostrare che si è capaci di sforzi “da uomini” e magari anche tenere a bada alpinisti “che sembrano marinai appena scesi da una nave».

Ma Tamara vive l’alpinismo come un modo per migliorarsi costantemente, essere in armonia con il cosmo. Per lei la sfida in montagna ha infatti anche qualcosa di spirituale, avvicinandola a Dio. E alla felicità.  “Leggere le pagine del suo libro ora avventurose ora meditative – hanno scritto di lei – è come fare un’iniezione di energia pura”.

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(Fonte: Ufficio stampa Comune Rovereto) – Con l’inaugurazione della mostra “L’arte di essere e l’arte di Amare nel pensiero di Antonio Rosmini” allestita dagli artisti Ucai nell’atrio della casa Natale di Antonio Rosmini è ufficialmente salpata la II^ edizione del Rosmini Day. Padre Mario Pangallo della Biblioteca Rosminiana ha evidenziato che non a caso si inizia con una mostra d’arte. “Non si può pensare a Rosmini senza la città di Rovereto, habitat che lungo i secoli è andato formandosi e costruendosi. Poichè l’arte ingloba in sé la realtà umana nella sua pienezza, ecco l’incipit con l’arte di essere e l’arte di amare”.

Il «Rosmini Day» 2017 quest’anno ha preso la forma di un contenitore-eventi dal 18 al 25 marzo, in occasione dell’anniversario della nascita del grande pensatore roveretano che in questo 2017 – a 10 anni dalla beatificazione del filosofo – sarà celebrato per la prima volta anche con una celebrazione liturgica (26 marzo ore 17, Chiesa di piazza Loreto). Il programma degli eventi prosegue oggi 20 marzo con l’inaugurazione (ore 15 sede Iprase) della seconda mostra dal titolo “Il mio Rosmini”, punto d’arrivo del concorso che nella precedente edizione del Rosmini Day ha coinvolto sei istituti superiori del Trentino (4 di Rovereto e 2 di Trento).

In quella occasione risultarono vincitori il Liceo artistico “Depero”, l’Istituto tecnico “Marconi” e il Liceo delle scienze umane “Rosmini”, con elaborati che sorpresero la commissione per la capacità dimostrata dai ragazzi di accostare e reinterpretare originalmente alcuni non facili scritti di Rosmini sotto la guida dei loro insegnanti.
Il successo del concorso ha aperto la strada alla mostra nella quale gli studenti presenteranno alla città non solo i loro lavori, ma lo stesso spazio espositivo ideato da studenti e professori del Liceo “Depero”. L’allestimento curato da Centro Studi Rosmini, Comune di Rovereto e Iprase, consente anche la presentazione del volumetto “Antonio Rosmini 2.0: una mostra degli studenti per conoscere il filosofo roveretano” curato da Iprase.

Sempre oggi lunedì 20 marzo alle ore 17, nella Sala degli Specchi della Casa natale di Rosmini, conferenza pubblica del prof. Fulvio De Giorgi, direttore del Centro di Studi e Ricerche “A. Rosmini” di Trento e Rovereto. Si traccia “La figura di Antonio Rosmini” e l’incontro fa da incipit anche al corso divulgativo “Rosmini, il suo tempo, la sua terra”, rivolto a tutti coloro che desiderano conoscere meglio e in modo accessibile non solo la vita di Rosmini, ma anche il suo intenso rapporto con il Trentino.

Il cuore del «Rosmini Day» è costituito da due itinerari – uno dedicato all’illustre roveretano, l’altro a suo zio Ambrogio – che consentiranno di visitare i luoghi rosminiani della città con l’aiuto di studiosi e storici dell’arte. Entrambi partiranno naturalmente dalla Casa natale di Antonio Rosmini. Sono gratuiti ma è necessario prenotarsi entro il 22 marzo all’Ufficio Cultura: 0464-452253 o 452256.

Il Rosmini Day – promosso dal Comune di Rovereto, dal Centro di Studi e Ricerche “Antonio Rosmini”, dall’Accademia degli Agiati e dalla Biblioteca Rosminiana – è aperto a tutti ma in particolare agli abitanti di Rovereto che pur nella diversità delle loro provenienze e nella varietà dei loro orientamenti religiosi e culturali possono trovare in Antonio Rosmini, un pensatore di respiro universale e di fama mondiale, che può costituire un punto di riferimento comune. Proprio per conoscerlo è stato pensato il Rosmini Day.

Illustrazione: da comunicato stampa

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(Fonte: Ufficio stampa Pat) – “Continuiamo a dare mandato all’Azienda provinciale per i servizi sanitari affiniché moltiplichi i suoi sforzi al fine di reperire il personale specializzato necessario, in particolare sul versante pediatrico, per riaprire il punto nascite di Cavalese. Ma sul lungo periodo, anche a causa di una carenza oggettiva di alcune figure professionali, la strada non può che essere una: agire assieme alle altre regioni al fine di ottenere dal Ministero una flessibilizzazione degli standard.

Questo senza rinunciare alla sicurezza di partorienti e di nascituri, che peraltro è sempre stata in cima alle nostre preoccupazioni visto che attorno alle partorienti esiste già oggi una rete dei servizi capillare e che da tempo i parti difficili vengono effettuati negli ospedali maggiori, a Trento e Rovereto. Attenzione, però: dobbiamo rimanere uniti. Non dobbiamo contrapporre valle a valle, o le valli alle città.

Dobbiamo avere fiducia nell’agire di ognuno degli attori coinvolti in questa sfida, l’e istituzioni, l’Apss, le comunità. L’ospedale di Cavalese deve vederci uniti”. Questo in sintesi il senso dell’intervento dell’assesssore provinciale alla salute e politiche sociali Luca Zeni, oggi pomeriggio, al palasport di Cavalese, nell’ambito dell’incontro sul punto nascite.

In sala, il pubblico delle grandi occasioni, per un confronto a tratti acceso, ma anche estremanente utile al fine di chiarire perchè si sia arrivati, due settimane fa, alla chiusura del punto nascite di Cavalese, nonostante gli sforzi fatti da Provincia e Apss e nonostante Roma avesse concesso anche a Cavalese, oltre che a Cles, la deroga relativa alle zone geograficamente svantaggiate, necessaria al fine di mantenere aperta una struttura che esegue meno di 500 parti all’anno, la soglia di sicurezza fissata a livello nazionale.

Era un incontro molto atteso quello previsto per oggi pomeriggio a Cavalese, a cui hanno preso parte l’assessore provinciale alla salute Luca Zeni, il direttore dell’Azienda provinciale servizi sanitari Paolo Bordon e il coordinatore del Comitato nazionale percorso nascita Gianfranco Jorizzo.

Il Comitato, come noto, aveva comunicato due settimane or sono alla Provincia che a Cavalese non vi erano le condizioni di sicurezza che consentissero il mantenimento del punto nascite. Al Palafiemme sono arrivati molti cittadini, delle valli di Fiemme, Fassa e Cembra, assieme anche ad amministratori pubblici e alle realtà impegnate in favore dell’apertura del Punto nascita, come Parto per Fiemme, e anche ad alcune puerpere.

“il mio compito è garantire la sicurezza del parto nei piccoli punti nascita – ha detto Jorizzo in apertura dell’incontro – . Il concetto di sicurezza è cambiato nel tempo ma un elemento chiave è il seguente: la sicureza va garantita dal lavoro in team”. L’analogia proposta è quella con le situazioni di rischio nell’aviazione: tutto il personale, dai piloti alle hostess, è coinvolto e responsabilizzato.

Nelle sale operatorie e nelle sale parto, un approccio analogo ha ridotto gli eventi avversi dell83%. Quali sono gli eventi avversi più frequenti? La caduta del bambino, seguita dalla morte del bambino e poi della madre. Questi eventi sono rarissimi. Ma è importante che i medici e il personale ausiliario facciano esperienza anche delle situazioni di rischio. Con un numero di parti troppo basso ciò non è possibile. “Noi, rispetto alle indicazioni dell’Oms, con l’accordo siglato nel 2010 con le Regioni abbiamo abbassato il volume minimo dei parti per un punto nascita da 1000 a 500 – ha detto ancora Jorizzi – .

 

 

Ma al di sotto di una certa soglia non si può scendere. Perché sappiamo che gli eventi avversi sono tanto più gravi quanto meno il personale, per mancanza di esperienza, è capace di gestirli. Standard analoghi valgono anche per altri tipi di intervento”. Tuttavia il Ministero ha concesso deroghe per due punti nascita in Trentino, a Cles e a Cavalese, a causa delle condizioni orografiche particolarmente disagiate. Il problema è che in questi punti nascita più piccoli deve esserci sempre disponibil H24 tutto il personale sanitario necessario e una sala parto, assieme a tutte le altre strutture ausiliarie.

Quale allora la differenza fra Cles e Cavalese? “L’assenza di personale”, è stata la risposta. Sul reclutamento del personale ha riferito il direttore dell’Apss Bordon: “La carenza in particolare di pediatri è un problema che riguarda tutto il Paese – ha detto – Come azienda abbiamo messo in campo tutte le iniziative possibile, comprese attività di divulgazione straordinarie, al fine di favorire l’accesso ai concorsi da parte dei professionisti di cui avevamo bisogno.

Abbiamo anche attivato il bando di mobilità interregionale. In base a quest’ultima formula, alcuni professionisti hanno risposto, dando la loro disponibilità a trasferisti a Cavalese. Ma non siamo riusciti ad ottenere le disponibilità necessarie attraverso i concorsi. Abbiamo ancora un concorso da espletare, con sette candidati, uno dei quali ha indicato come prima opzione la sede di Cavalese”. L’ impegno comunque non si esaurisce qui. E’ l’intera gamma di servizi a servizio delle puerpere che si sta rafforzando, secondo un’idea di sicurezza che fa perno necessariamente sulla “rete”.

L’assessore Zeni ha ribadito che dietro la decisione di apertura o chiusura di un punto nascita non ci sono considerazioni di carattere economico ma legate alla sicurezza. “In questi mesi tutti si sono impegnati a trovare delle soluzioni, in particolare per il reperimento dei pediatri _ ha spiegato -. Gli specialisti ovviamente preferiscono andare in ospedali dove vi è un’ampia casistica. Tuttavia noi abbiamo insistito afinché la comunità medica valutasse le condizioni di contesto.

Già da anni noi concentriamo i parti difficili negli ospedali di Trento e Rovereto. Ma in contesti come quelli delle nostre valli bisogna riconoscere anche delle possibilità di deroga. Lo Stato lo ha fatto con un decreto del 2015. Cles e Cavalese sono stato riconosciuti come zone disagiate. Se nonostante questo non sono stati reperiti tutti i professionisti necessari, per noi è una sconfitta. Però attenzione: non possiamo contrapporci tra noi, non possiamo contrapporre le valli alla città, non possiamo mettere in dubbio quanto fatto dai diversi livelli istituzionali.

L’unica strada sul lungo periodo è lavorare assieme alle altre regioni per chiedere allo Stato una revisioni degli standard, che per adesso sono troppo alti. Senza rinunciare alla sicurezza ma cercando soluzioni accettabili per tutti. Nel frattempo chiediamo all’Apss di continuare a a ricercare il personale necessario per riaprire il Punto nascita di Cavalese”.

Il sindaco di Cavalese ha riepilogato le aspettative del pubblico presente: “Diteci quanto il punto nascita di Cavalese potrà riaprire in totale autonomia”. Il sindaco ha ricordato inoltre che sicurezza non è solo sinonimo di numeri ma di qualità e che in tanti anni la qualità del servizio nel punto nascita di Cavalese è sempre stata garantita. “Capiamo che non è facile reperire tutte le figure necessarie. Ma noi siamo nati qui, nella Magnifica Comunità si è sempre partorito, ne siamo orgogliosi, non vorremmo arrivare a dover rimpiangere un domani i nostri valori”.

 

 

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

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(Fonte: Claudio Taverna) – L’ordinanza del 7 febbraio scorso del dottor Beghini ha rinviato alla Corte Costituzionale alcuni aspetti della legge sulla riforma della riforma dei vitalizi ritenendo, sotto diversi profili, “rilevante e non manifestamente infondata” la pregiudiziale di incostituzionalità sostenuta dai ricorrenti.

Come del resto avevamo sostenuto fin dal principio, rimettendo alla commissione regionale (presieduta dal cons. Kaswalder che ci aveva riservato un quarto d’ora, perché come aveva anticipato alla stampa “un quarto d’ora non si nega a nessuno”) nell’audizione del giugno 2014 la memoria del prof. Piero Alberto Capotosti, presidente emerito della Corte Costituzionale, come la formula dell’ “interpretazione autentica” utilizzata dai “sapientoni” di Giunta e Consiglio regionale, suggerita con ogni probalità, dai “costosi” consulenti ingaggiati allo scopo, fosse solo un espediente, tecnicamente e legislativamente sbagliato, usato “furbescamente” per rimettere in discussione negozi giuridici definiti e compiuti.

Quindi i ricorrenti ex consiglieri “attualizzati” cioè coloro che disponevano di vitalizio dovranno ora aspettare la pronuncia dell Corte Costituzionale che si presume arriverà entro un anno.

Altri due gruppi di ricorrenti sono in attesa delle decisioni dei giudici dottor Morandini (udienza 29 marzo) e dottoressa De Tommaso (udienza 19 aprile) per altre questioni sollevate come il taglio del 20%, il contributo di solidarietà, il cumulo e il trattamento alle vedove.

 
dottor Claudio Taverna
Portavoce dell’Associazione ex consiglieri regionali ed ex parlamentari nazionali ed europei del Trentino –Alto Adige

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(Fonte: Agire per il Trentino) – Autonomia ancora una volta denigrata da esponenti PD. Prenda posizione il Presidente Rossi. L’attacco all’autonomia speciale del Trentino, vecchio vizio del Pd che in Trentino sorregge la maggioranza di centro sinistra autonomista, proviene questa volta dal vicepresidente della Commissione lavori pubblici, senatore Stefano Esposito, ovviamente del Partito Democratico.

In realtà è una continuazione dello stillicidio iniziato dal rottamatore fiorentino con quel suo libro “Stil Novo”, presentato in tutta Italia e in Trentino con il supporto entusiasta dell’allora capogruppo del Pd in consiglio provinciale Luca Zeni, che avvallava esplicitamente quanto scriveva Renzi: «Ci vuole una cura radicale per risolvere il problema… via le province, trasformate in enti di secondo livello e via le regioni a statuto speciale».

Ora, dalla trasmissione de La7 “L’aria che tira” arriva questa nuova bordata, quasi si voglia educare l’opinione pubblica all’odio per le regioni Autonome, senza distinzione tra ciò che funziona e ciò che invece andrebbe cambiato. “Il Trentino agli italiani costa 5 miliardi l’anno”, “l’Autonomia è a spese degli italiani”, “dobbiamo togliere questi privilegi”… questo il leitmotiv della puntata, e meno male che il Pd si è sempre riempito la bocca dichiarandosi grande amico delle Autonomie, figuriamoci se si decidessero a dichiararsi coerentemente antiautonomisti​!​

Un condensato di ignoranza in tema di Autonomia, supportato dallo sdegno della conduttrice che agevola lo sdoganamento di questa falsità senza che alcuno dica nulla.
​ ​
Anni fa si diceva che la condizione di Autonomia speciale delle Province autonome di Trento e Bolzano rappresentava ciò che avrebbe dovuto replicarsi nel resto d’Italia, invece sempre più sono i nostri governi locali ad appiattirsi su scelte centralistiche, più facili e redditizie, vanificando in più occasioni quella “specialità” che ci è stata riconosciuta e non concessa.

La vocazione all’autonomia dei nostri territori ha origini millenarie, ed ha origine nella storia di un territorio di confine, caratterizzato da sempre da una certa insofferenza verso i governi centrali e centralisti. Una rivendicazione non tanto di un privilegio, ma l’assunzione della responsabilità del governo del territorio.

Mi aspetto che il presidente Ugo Rossi si faccia sentire presso chi di dovere per smentire una volta per tutte le falsità dette in quella trasmissione, ravvisando nel caso anche il danno d’immagine contro senatore e conduttrice, invitandoli possibilmente come ospiti in Trentino, in modo che possano vedere l’Autonomia non come un isolamento dal resto del Paese, ma come proposta per una soluzione pluralista ai problemi della nazione.

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(Fonte: Apot, Associazione produttori ortofrutticoli trentini) – Organizzato da Apot, si è tenuto ieri alla Casa De’ Gentili di Sanzeno un interessante incontro finalizzato a informare e aggiornare i rappresentanti della Comunità di Valle sui programmi, obiettivi e contenuti ben espressi nel progetto “Trentino frutticolo sostenibile”.

“La sostenibilità: dalle domande ai fatti” è il titolo dell’evento che ieri sera ha visto un’attenta platea, composta dai Sindaci e Amministratori locali di alcuni Comuni della Valle di Non, pronta a essere aggiornata sull’importante tema della sostenibilità in frutticoltura e a condividere i risultati delle iniziative in corso a favore della vivibilità del territorio.

L’incontro è stato promosso e fortemente voluto da Apot – Associazione Produttori di Ortofrutta del Trentino – su invito degli stessi rappresentanti della Comunità di Valle, desiderosi di approfondire la conoscenza delle diverse e complesse sfaccettature del tema della qualità e salubrità dell’ambiente, proseguendo quel percorso di dialogo e apertura avviato lo scorso anno con il progetto “Trentino Frutticolo Sostenibile”, presentato al Teatro Sociale di Trento lo scorso gennaio.

Un ulteriore importante momento di confronto per riflettere e offrire nuovi spunti, sicuramente utili alle istituzioni per assumere decisioni equilibrate nell’interesse generale di produttori e residenti.

“Si sente la necessità di una nuova stagione di confronto rispetto alle tematiche strutturali legate al settore agricolo: sostenibilità ambientale, giovani, agricoltura di montagna, alleanza tra agricoltura e turismo, garanzia di reddito sono le questioni forti che devono essere poste sul tavolo – dichiara  Silvano Dominici, presidente della Comunità della Valle di Non – È essenziale far passare il messaggio che i temi legati al settore agricolo rappresentano di fatto temi che riguardano l’intera società.

In particolare l’eco-sostenibilità è materia sulla quale vale la pena di investire per il futuro della Val di Non. Coinvolgere gli amministratori comunali in questo percorso di riduzione degli effetti dell’agricoltura sull’ambiente significa garantire condivisione rispetto al percorso stesso che la frutticoltura nonesa sta portando avanti con determinazione e impegno”.

La serata, introdotta da Silvano Dominici e da Ennio Magnani, presidente Apot, ha visto gli interventi di Alessandro Dalpiaz, direttore Apot, e Roberto Della Casa, docente universitario e titolare della società Agroter, impegnati a esporre con accuratezza i dati di ricerca, risultati ottenuti e obiettivi futuri di una sostenibilità, presente e futura, capace di rispondere alla comprensibile domanda della società civile che chiede ai frutticoltori un atteggiamento responsabile verso beni preziosi come l’ambiente e la salute.

“ Questo incontro con la Comunità di Valle ci ha permesso di coinvolgere i Sindaci e gli Amministratori, proponendo dati ed elementi di riflessione importanti per comprendere meglio le esigenze ma anche le attività di Apot, dei Consorzi associati e dei 6.294 frutticoltori associati” – afferma Alessandro Dalpiaz – E’ chiaro che il dialogo con la comunità, obiettivo base del progetto “Trentino Frutticolo Sostenibile”, passa necessariamente attraverso momenti come questo, auspicando si possano ripetere, in altri ambiti, moltiplicando le occasioni di confronto e quindi di comprensione, convinti che la qualità e sostenibilità di un prodotto non sia un concetto limitato alla tecnica, ma coinvolga in maniera importante la qualità dei rapporti tra le componenti sociali e le loro esigenze”.

A conclusione dell’evento, il contributo di Michele Dallapiccola, Assessore Agricoltura e Turismo della Provincia Autonoma di Trento – “gli amministratori locali si facciano interpreti di questo percorso, preparandosi e informandosi, con dati e condizioni documentabili – ha sottolineato – per essere testimoni ed esempio di una politica credibile che sappia accompagnare i cittadini nel comprendere e apprendere”.

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa

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Foto: da comunicato stampa

 

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(Fonte: Ufficio stampa Coldiretti) – Con la cancellazione dei voucher perdono opportunità di lavoro nei campi per integrare il proprio reddito 50mila giovani studenti, pensionati e cassa integrati impiegati esclusivamente in attività stagionali che in agricoltura ne sono gli unici possibili beneficiari.

E’ quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare l’ipotesi di cancellazione totale dei buoni lavoro, sottolinea il rischio di favorire il sommerso In agricoltura sono stati venduti nell’ultimo anno circa 2 milioni di voucher, piu’ o meno gli stessi di 5 anni fa, per un totale di 350mila giornate di lavoro che – sottolinea la Coldiretti – hanno aiutato ad avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti e a mantenere attivi molti anziani pensionati nelle campagne senza gli abusi che si sono verificati in altri settori dove sono aumentati esponenzialmente.

I buoni lavoro sono stati introdotti inizialmente proprio in agricoltura per la vendemmia nel 2008 e da allora – conclude la Coldiretti-  hanno consentito nel tempo di coniugare gli interessi dell’impresa agricola per il basso livello di burocrazia con quelli di pensionati, studenti e disoccupati.

 

 

 

Foto: archivio Coldiretti

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Comunità Vallagarina) – Finanziato dalla Provincia di Autonoma di Trento, all’interno della Rassegna Teatro in Valle 2017 di Elementare Teatro, il Laboratorio “La Valle Contro” sarà organizzato da un gruppo informale di giovani (18-19 anni) di Terragnolo e si svolgerà in collaborazione con lo Spazio elementare, Casanova&Scuderi, Libera Trentino e il Presidio G.C.Montalto di Rovereto coinvolgendo i referenti, che potranno guidare i ragazzi nei contenuti e dare loro informazioni importanti che saranno elaborate durante il laboratorio.

8 incontri di formazione teatrale presso la Sala Civica di Terragnolo. Nel mese di Aprile dalle 19.30 alle 21.30. I giorni sono i seguenti: martedì 4 aprile, lunedì 10 aprile, martedì 11 aprile, martedì 18 aprile, mercoledì 18 aprile , giovedì 27 aprile e venerdì 28 aprile.

Il 28 Aprile si svolgerà una Tavola Rotonda sulla criminalità organizzata aperta ai cittadini, tenuta da Libera Trentino e il Presidio G.C.Montalto di Rovereto e a seguito un’apertura teatrale del Laboratorio aperta al pubblico alle ore 20.30 presso l’Auditorium di Moscheri a Trambileno.

Numero massimo di partecipanti: 20, inscrizioni entro il 25 marzo. La quota per ciascun partecipante è di €20,00.

 

 

Locandina: da comunicato stampa

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – “Co-housing. Io cambio status” è il progetto dell’Agenzia provinciale per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili ideato per favorire la transizione all’età adulta dei giovani e offrire un’occasione concreta di autonomia.

I 24 giovani selezionati avranno la possibilità di fare un’esperienza di coabitazione attiva ad affitto agevolato con un team di tutor a supporto del loro inserimento nel tessuto economico e sociale. Adesioni entro il 28 aprile 20107.

Il progetto Co-housing. Io cambio status, ideato e realizzato dall’Agenzia per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili con il supporto della Fondazione Demarchi, offre a 24 giovani trentini tra i 18 e i 29 anni la possibilità di fare un’esperienza di coabitazione attiva e cominciare a definire il proprio progetto di vita. È destinato a ragazzi che manifestino il desiderio di emanciparsi dal nucleo famigliare d’origine e costruire un percorso di vita autonomo.

Prevedendo specifici impegni e compiti per i co-houser e sostenendo un percorso di crescita individuale e sociale che possa portare a una autonomia economica e abitativa, Co-housing. Io cambio status mira ad agevolare il processo di transizione all’età adulta.

Il progetto prevede la messa a disposizione di alloggi sul territorio provinciale in più località che verranno individuate anche a partire dalle preferenze espresse dai giovani partecipanti in sede di candidatura. Le spese di affitto a carico dei co-houser, comprensive delle utenze e degli altri eventuali oneri, saranno pari a 100 euro mensili.

 

*
Questi i requisiti per poter presentare la candidatura:

1. avere un’età compresa tra i 18 e i 29 anni compiuti;

2. essere residenti in provincia di Trento da almeno 3 anni;

3. vivere con il nucleo familiare di origine o famiglia affidataria, casa famiglia…;

4. aver avuto esperienze di lavoro non continuative negli ultimi 3 anni;

5. non frequentare percorsi scolastici né universitari ovvero essere iscritti al secondo (o oltre) anno fuori corso o frequentare corsi serali;

6. non aver riportato condanne, anche non definitive.

 

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La domanda – che include una scheda per le motivazioni della candidatura – deve essere presentata entro venerdì 28 aprile 2017 all’ufficio Incarico speciale per le Politiche giovanili dell’Agenzia provinciale per la famiglia, la natalità e le politiche giovanili (via don G. Grazioli 1 a Trento).

Una volta raccolte le candidature, una commissione attribuirà a ciascun candidato un punteggio sulla base della domanda e del colloquio e rispetto ai parametri descritti nel bando che prevedono motivazione alla partecipazione e aspettative, coerenza delle motivazioni con gli obiettivi del progetto, esperienze pregresse di volontariato, esperienze di servizio civile nazionale e/o provinciale, capacità di problem solving, titolo di studio.

 

Per ulteriori informazioni e modulistica:

http://www.politichegiovanili.provincia.tn.it
www.modulistica.provincia.tn.it

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

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