OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Si è svolta ieri, nella solenne cornice di Castel Caldes, in Val di Sole, una cerimonia per celebrare i 60 anni della firma dei Trattati di Roma, che il 25 marzo del 1957 istituirono la Comunità Economica Europea e la Comunità Europea per l’Energia Atomica. L’evento, al quale ha fatto pervenire un suo messaggio il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, ha visto la partecipazione straordinaria, nella ricorrenza del suo 94° compleanno, di Maria Romana De Gasperi, figlia di colui che è considerato come uno dei “padri” dell’Unione Europea, Alcide De Gasperi.

Nel ricordare gli incontri che il padre ebbe con gli altri fondatori dell’Europa unita, il francese Schuman e il tedesco Adenauer, la figlia dello statista trentino ha sottolineato come sia urgente rilanciare il progetto di unità europea sulla base dei valori che ispirarono i fondatori nel secondo dopoguerra. Nel suo messaggio il presidente Rossi ha ricordato come “in Trentino parlare di Europa debba significare innanzitutto ribadire la nostra fedeltà ad un sogno” e che “l’Euroregione dimostra come quel sogno sia sempre vivo, oltre le ferite prodotte dalla storia, oltre le emergenze, oltre le crisi economiche ed umanitarie, che dobbiamo affrontare con coraggio e spirito di responsabilità”.

L’assessore provinciale Carlo Daldoss, intervenuto in rappresentanza del presidente Rossi e della Giunta provinciale, ha espresso l’esigenza di dare maggiore peso all’Europa della Regioni, evitando i condizionamenti degli apparati burocratici. Daldoss ha poi indicato nella collaborazione transfrontaliera, cui l’Autonomia fornisce un importate contributo, una via preferenziale per superare i limiti dei confini nazionali.

Dopo aver ripercorso le principali tappe storiche della costruzione dell’unità europea, il giornalista Paolo Magagnotti ha marcato come nell’attuale incerta fase del processo di integrazione del Vecchio Continente, vi siano purtroppo molte responsabilità nei politici nazionali ed europei che si muovono come sonnambuli, che guardano ma non vedono. Un forte messaggio a sostenere con maggiore informazione e motivazioni i giovani, è stato lanciato da Michaela Girschik, tedesca, docente al liceo linguistico Scholl di Trento.

Gli onori di casa sono stati fatti dal sindaco e dalla vicesindaca e assessore alla cultura di Caldes Antonio Maini e Mariapia Malanotti, mentre il Coro del Noce ed il pianista Tiziano Rossi hanno introdotto e concluso la cerimonia con canti e musica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Maurizio Fugatti) – In allegato l’interrogazione contenuta nel comunicato stampa:

170320 – int appalto pulizia Università – MOD
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Uil Trentino) – All’interno di Trentino trasporti esercizio il personale viaggiante gode, a livello d’inquadramento, di un avanzamento progressivo (in pratica un autista viene assunto con il parametro 140 per arrivare al 183 dopo 21 anni effettivi di guida). Così non è per il “personale impianti fissi” (impiegati e operai) il quale viene invece assunto con una determinata qualifica professionale che viene poi aumentata a seconda della mansione ricoperta. In passato, a questo riguardo, si raccoglievano le indicazioni dei lavoratori e, se rientravano nei requisiti di avanzamento e promozione, a fronte di un confronto sindacale s’invitava l’azienda ad adeguare tale figura professionale.

Dal 2012, però, la giunta provinciale ha emanato la delibera n° 223 in cui si dice che, visto il periodo di crisi e contenimento della spesa, la prevista contrattazione per l’avanzamento di livello non sarebbe più stata possibile. Pur non condividendo, ma capendo la difficile contingenza economica, si accettò, allora, il provvedimento come un inevitabile tamponamento delle spese, ma oggi riteniamo ingiusto e scorretto che si sia protratta tale delibera per cosi tanti anni. È necessario riconoscere a chi svolge una mansione superiore la giusta remunerazione e non è più possibile avere all’interno dell’azienda lavoratori che vedono svilito in questo modo il proprio impegno e le proprie competenze.

Pertanto chiediamo che vengano subito sbloccati gli avanzamenti di qualifica e che si ristabilisca l’equità economica ignorata oramai da troppi anni. Non siamo disposti a veder svendere il lavoro e se non ci sarà un opportuno provvedimento al riguardo ci vedremo costretti a intraprendere iniziative importanti, anche vertenziali, non escludendo un duro scontro finale. Certi, però, che una buona risoluzione del caso sia ampiamente possibile, rimaniamo in fiduciosa attesa di eventuali sviluppi.

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Riqualificazione Personale Trentino Trasporti COM 200317

 

 

 

 

 

Foto: archivio Pat

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Giacomo Bezzi) – Quello che sta succedendo relativamente alla chiusura del punto nascite dell’Ospedale di Cavalese è paragonabile a una bizzarra commedia tutta interna alla maggioranza e al Governo provinciale.…se non fosse che a rimetterci sono i cittadini di due valli trentine che, seppur meravigliose dal punto di vista dell’ambiente e fiore all’occhiello del turismo trentino, sono geograficamente distanti dalla città. Ragion per cui necessitano di un presidio ospedaliero di tutto rispetto, che risponda in maniera egregia alle esigenze di residenti e turisti: ciò che finora l’ospedale di Cavalese ha rappresentato.

La Giunta provinciale gioca a fare la guardia e i ladri, occupando tutti i ruoli in campo: un guazzabuglio di idee contrastanti di cui dovrebbero vergognarsi e che lascia tutti attoniti. Non si è mai visto un Governo provinciale che abbia due o tre linee diverse e sul territorio parla lingue e proposte diverse.

La dimostrazione di una mancanza assoluta di responsabilità pubblica da parte di Rossi, Zeni e Gilmozzi! Come opposizioni abbiamo presentato una responsabile proposta: “coalizziamoci con il Veneto e lottiamo per difendere la nostra Autonomia”

Ma in valle, c’è anche chi organizza le proteste e contemporaneamente recita le lodi di una parte del Governo provinciale. Sarebbe ora di cambiare questo ambiguo comportamento, ricordo a tutti che il carnevale è finito, andrebbero tolte le maschere di Pulcinella e Pinocchio da parte dei rappresentanti di maggioranza e governo, per dare risposte certe e sincere ai residenti che hanno tutto il diritto di conoscere la verità sulle reali intenzioni della Provincia.

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

170320 – CS_OSPEDALE DI CAVALESE,LA PROVINCIA SE LA SUONA E SE LA CANTA

 

 

 

                                                                                        

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio Nazionale comunicazioni sociali Cei,  Conferenza Episcopale Italiana) – Cari e venerati Confratelli, il nostro convenire è espressione delle Chiese che sono in Italia, della loro vivacità e del loro impegno, che prendono volto già nelle comunità parrocchiali: insieme ai loro sacerdoti, continuano a essere generosamente accanto alla gente, ne ascoltano la vita e ne condividono gioie e dolori, speranze e angosce. È una prossimità radicata nella storia del nostro Paese e si manifesta in una presenza capillare che innerva la nostra terra, prendendo il volto della storia, della cultura, di città, paesi e borghi.

Ne è segno la condivisione della voglia di riscatto e di cambiamento – più grande di ogni intimidazione – che anima la società: la nostra solidarietà in queste ore va, in particolare, a Mons. Francesco Oliva, Vescovo di Locri, a quanti con lui stanno facendo memoria delle vittime innocenti della mafia, e a tutta la cara popolazione calabra. Su un altro versante, è segno della prossimità della Chiesa anche l’attenzione concreta alle ampie zone del Centro Italia colpite da un  sisma che ha cambiato profondamente il volto dei territori, ma non ha piegato popolazioni dignitose e fiere, capaci di sacrificio ed esempio per tutti. Accompagniamo con fiducia la realizzazione dei primi interventi dello Stato e il sollievo delle famiglie che finalmente hanno una casa. Grazie all’esempio di queste comunità, all’impegno instancabile di istituzioni e volontari, può crescere in tutti l’orgoglio e la gioia di appartenere al nostro popolo e alla nostra storia.

 

  1. La Chiesa in Italia

Siamo una Chiesa che si sente costantemente accompagnata dal magistero del Santo Padre Francesco e incoraggiata dalla sua testimonianza apostolica. Gli siamo grati anche per la particolare attenzione che manifesta attraverso le sue visite pastorali: sabato prossimo sarà a Milano, il 2 aprile a Carpi, il 27 maggio a Genova.

Personalmente, lo ringrazio pure per la fiducia che ha mostrato con la proroga alla mia presidenza, in modo da giungere alla prossima Assemblea Generale, che sarà chiamata a eleggere la terna relativa alla nomina del nuovo Presidente. Prepariamoci con una più intensa preghiera allo Spirito Santo, perché illumini i nostri cuori: presiedere la nostra Conferenza è certamente un compito, ma è innanzitutto una grazia. Richiede l’umiltà che non si compiace, ma serve e rende capaci di ascoltare veramente i Confratelli, nel segno della stima sincera e della reciproca fiducia, per tentare delle sintesi limpide e alte. Per questo chi presiede non ha bisogno di avere un proprio programma, ma – in spirito di cordiale obbedienza – accoglie prontamente le indicazioni del Papa, Primate d’Italia, e, insieme ai Confratelli e al vissuto delle Comunità, le declina al meglio per le nostre Chiese. Sapendo anche che, quanto più la Comunità cristiana è viva e vitale, tanto più è fermento benefico per la società intera. All’umiltà e all’obbedienza si accompagna la discrezione. Essa non cerca la ribalta, anche se l’accetta quando s’impone per dovere, e non esibisce quanto il ruolo richiede in termini di conoscenze e di relazioni. L’inserimento nella Presidenza, poi, è un aiuto formidabile, insieme alla Segreteria generale e agli Uffici della CEI: nel suo complesso, questa struttura provvidenziale incoraggia e sostiene.

Al Papa rinnoviamo, quindi, la nostra disponibilità e il nostro affetto. Come già la scorsa settimana in occasione del quarto anniversario della sua elezione, come Pastori delle nostre Diocesi, gli rinnoviamo la nostra sincera gratitudine: per aver posto al centro del suo pontificato quella Misericordia che a noi viene incontro nel volto di Gesù Cristo; per il suo esempio, fatto di semplicità e vicinanza; per le sue instancabili esortazioni a non lasciarsi trascinare in una cultura dell’indifferenza, ma a vivere una prossimità animata da fiducia e speranza; per la sua incessante richiesta di preghiera, strumento di benedizione e di beneficio spirituale per tutti.

Siamo ormai giunti a metà del cammino quaresimale. Secondo le esortazioni del Santo Padre, nelle nostre Diocesi intendiamo viverlo come tempo forte per “non accontentarsi di una vita mediocre”, ma per “tornare a Dio ‘con tutto il cuore ’ (Gl 2,12)”, e “crescere nell’amicizia con il Signore”. Vogliamo arrivare alla Pasqua e lasciarci afferrare dalla mano stigmatizzata del Signore risorto, per vivere una fedeltà radicale e quindi missionaria. Questa è la strada per riscoprire la giusta relazione con le persone, fino a “cogliere l’altro come un dono”. È una fraternità concreta, che si manifesta anche con la partecipazione alle Campagne di Quaresima che molti organismi ecclesiali – a partire dai nostri Centri Missionari diocesani – promuovono per “far crescere la cultura dell’incontro nell’unica famiglia umana” (Francesco, Messaggio per la Quaresima 2017).

Sullo sfondo della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi – che Papa Francesco ha convocato per il mese di ottobre 2018 sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” – e degli Orientamenti pastorali del decennio, nel Consiglio Permanente di gennaio abbiamo messo a fuoco il tema principale dell’Assemblea Generale di maggio. Per valorizzare un percorso comune, intendiamo affrontare la questione educativa e l’azione pastorale in riferimento proprio all’universo giovanile. Nei lavori di questi giorni avremo modo di confrontarci sulle modalità con cui proporre tale riflessione all’Assemblea, attenti nel contempo a favorire il coinvolgimento di tutte le componenti ecclesiali in vista dell’appuntamento sinodale.

 

  1. Lavoro e famiglia

Nel Paese si registrano segnali positivi centrali e periferici, e questo genera fiducia. Ma l’affanno della gente permane: è l’affanno per mantenere la propria famiglia ogni giorno, poiché le esigenze primarie non ammettono rimandi a tempi migliori. La prima e assoluta urgenza resta ancora il lavoro: sono ormai lunghi anni che il problema taglia la carne viva di persone – adulti e giovani – e di famiglie. La vita della gente urla questa sofferenza insopportabile: deve avere la sicurezza nei fatti che questo grido è ascoltato e preso in seria e diuturna considerazione. Sarebbe nefasto che nei luoghi della responsabilità la voce dei disoccupati e dei poveri arrivasse flebile e lontana. Semplificare le realtà difficili e complesse non è giusto: questo approccio genera populismo facile e superficiale, spesso urlato, a volte paludato, comunque ingannatore e inconcludente, e seriamente pericoloso! Altrettanto lo sono anche le scorciatoie a cui sempre più italiani ricorrono nell’illusione di risolvere crisi e problemi economici: si pensi ai 260 milioni di euro che ogni giorno in Italia si buttano nel gioco d’azzardo, distruggendo capitali e, più ancora, persone e relazioni.

Come sempre noi Pastori abbiamo ricordato, il primo e efficace ammortizzatore sociale è stata ed è la famiglia, nella quale i risparmi ancora rimasti e le pensioni dei nonni continuano ad essere l’ancora per tutti – figli e nipoti –; dove, soprattutto, ciascuno può rigenerare le proprie energie spirituali e morali per non arrendersi e lottare. Nonostante tutto, la gente resta generosa, attenta ai più bisognosi, mostrando un’anima nobile che nessuna ombra può oscurare. Il popolo vuole vedere il mondo politico piegato su questo prioritario dramma, mentre invece lo vede continuamente distratto su altri fronti, nonché chiuso in una litigiosità dove non entra per nulla il bene del Paese.

Con questo, non rinunciamo a riconoscere nella politica una forma alta di carità, cioè di servizio al popolo, attenta ad affrontare questioni quali il lavoro, la famiglia, i giovani, l’inverno demografico. C’è bisogno di politica autentica, di pace istituzionale, ed è qualunquista ghigliottinare lo Stato.

 

  1. Giovani, lavoro, famiglia

Nel recente Convegno delle Chiese del Sud, è emerso che nel nostro splendido Meridione la disoccupazione giovanile è arrivata al 57%, mentre la media italiana è del 40%: ogni anno emigrano dal nostro Paese circa trentamila giovani in cerca di fortuna! Se si considera che per portare un figlio da zero a 18 anni sono necessari mediamente 171 mila euro, si comprende quale capitale si impieghi – oltre le energie spirituali, morali e sociali – per preparare giovani che porteranno la loro formazione e competenza fuori dall’Italia. Altro fenomeno che sembra essere sconosciuto, riguarda coloro che – non avendo un impegno di studio né un’occupazione – si rinchiudono in casa creandosi un mondo virtuale: in Italia si stima che siano almeno 6.000. Eppure, il 92% dei giovani dichiara il desiderio di farsi una propria famiglia e di avere due o più figli: è uno straordinario dato di fiducia, reso purtroppo vano dalla mancanza di lavoro stabile. Senza lavoro non c’è dignità personale, non c’è sicurezza sociale, non c’è possibilità di fare famiglia, non c’è futuro: il cammino verso la prossima Settimana Sociale dei Cattolici in Italia a Cagliari – ne parleremo in questi giorni – intende evidenziare questo stato di cose e, nel contempo, contribuire in maniera propositiva al loro superamento.

Altri Paesi da sempre vivono quella che potremmo chiamare la cultura del cambio di lavoro: sicuramente ha dei vantaggi, specialmente in tempi di forte crisi. Ma questa mentalità non sembra appartenere alla nostra cultura, che – a sua volta – contiene altri vantaggi. La preparazione seria, la capacità di relazione, il senso di squadra, lo spirito di adattamento… ed altro ancora, sono ingredienti qualificanti. D’altra parte sappiamo che l’affezione al proprio lavoro e il senso di appartenenza a un ambiente, sono valori importanti per i lavoratori e per le aziende: richiedono una certa stabilità.

Legata alla questione del lavoro, sta crescendo la preoccupazione per la continua decrescita demografica: nel 2015 le nascite erano 486.000, nel 2016 c’è stato il nuovo record negativo di 474.000 (- 2,4%), tenendo conto anche dei bambini nati da famiglie di immigrati, mentre l’età media risulta crescere in maniera sensibile. Esiste una incisiva politica che incoraggi e sostenga la natalità? Sempre più siamo convinti che – oltre al lavoro – sia urgente incidere su una  fiscalità più umana, e chiediamo di giungere al cosiddetto “fattore famiglia” che le Associazioni – a partire dal Forum delle Famiglie – propongono da anni. Un dato interessante riguarda le famiglie cosiddette numerose, cioè con quattro figli e oltre: in Italia sono 150.000, mentre quelle con almeno tre figli sono circa un milione. La comune testimonianza è che i figli rigenerano i genitori!

La bellezza e la necessità della famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita, non verranno mai meno, anche se un certo pensiero unico continua a denigrare l’istituto familiare e a promuovere altri tipi di unione, che non sono paragonabili in ragione delle peculiarità specifiche della famiglia, a partire dalla valenza educativa per i figli e dall’importanza vitale che la famiglia costituisce per il tessuto sociale. Veramente non si comprende, al di fuori di una visione ideologica, la costante e crescente azione per screditarla e presentarla come un modello superato o fra altri, tutti equivalenti.

 

  1. Bambini e famiglia

A questo riguardo, non possiamo non dire una parola – sempre rispettosa, ma chiara e convinta – circa il diritto dei figli ad essere allevati da papà e mamma, nella differenza dei generi che, come l’esperienza universale testimonia, completa l’identità fisica e psichica del bambino. Diversamente, si nega ai minori un diritto umano basilare, garantito dalle Carte internazionali e riconosciuto da sempre nella storia umana. Tale diritto non può essere schiacciato dagli adulti, neppure in nome dei propri desideri. Essere genitore è una cosa buona e naturale, ma non a qualunque condizione e a qualunque costo.

Una violenza discriminatoria viene esercitata anche verso le donne con la pratica della maternità surrogata, comunemente chiamata “utero in affitto”. In questo caso, avviene una duplice ingiustizia: innanzitutto è violata la Dichiarazione dei diritti del fanciullo (1959), che recita: “Salvo circostanze eccezionali, il bambino in tenera età non deve essere separato dalla madre”. Inoltre, sono negati i diritti delle madri surrogate, che diventano madri nascoste, anzi inesistenti, dopo essersi sottoposte – spinte per lo più dalla povertà – ad una nuova forma di colonialismo capitalistico: si commissiona un bambino, potendosi servire anche di elenchi – si fa fatica perfino a dirlo – di “cataloghi” che indicano paesi, categorie di donne, opzioni e garanzie di riuscita del “prodotto” che – se non corrisponde – viene scartato. È questa la civiltà, è questo il progresso che si desidera raggiungere?

Spesso si sente dire che certe soluzioni sono auspicabili in rapporto alla triste realtà di tanti bambini senza famiglia in attesa di adozione. L’Italia è il secondo paese per numero di adozioni, dietro solamente agli Stati Uniti; ogni anno 10.000 famiglie chiedono di adottare un minore. Purtroppo, il tempo medio per l’adozione è di tre anni e tre mesi, con punte di cinque anni e mezzo! Bisogna prendere atto che le famiglie, che chiedono e attendono l’adozione in Italia sono una moltitudine, mentre l’inefficienza del sistema causa percorsi estremamente lunghi e difficoltosi, tali da mettere a dura prova quello slancio solidale dei genitori che è un altro segno dell’anima del nostro popolo.

 

  1. Bambini e educazione

Nell’orizzonte dei bambini – tanto più nel percorso pastorale del decennio sulla sfida educativa – non possiamo non richiamare l’attenzione di tutti – genitori e istituzioni – sulle ripetute parole del Santo Padre, che rivelano una preoccupazione grave. Non di rado accade, in alcuni Paesi europei, che, con motivazioni condivisibili, si trasmettano visioni e categorie che riguardano la cultura del gender, e si banalizza la sessualità umana ridotta ad un vestito da cambiare a piacimento: “Esiste una ecologia dell’uomo perché anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere” (Papa Francesco, Laudato sì, 155). “Mi domando – afferma ancora il Papa – se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Rischiamo di fare un passo indietro, la rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione” (Papa Francesco, Udienza generale, 15.4.2015). Il Papa denuncia quello che chiama “indottrinamento della teoria del gender”, per cui – dice – che “fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea per cambiare la mentalità” è una inaccettabile “colonizzazione ideologica” (Conferenza stampa al ritorno dal viaggio in Georgia e Azerbaijan, 2.10.2016). Nella prospettiva tracciata dal progetto “Immìschiati” promosso dal Forum delle associazioni familiari, docenti e genitori non possono stare a guardare o limitarsi alla lamentela. È dunque necessario che gli adulti siano molto vigili; in particolare, i genitori, mentre si danno disponibili per gli Organi di partecipazione previsti dalla legge, si devono coinvolgere insieme agli altri genitori per il bene della scuola in ogni suo aspetto, sapendo che il Progetto Formativo annuale deve avere sempre il consenso informato della famiglia. Nessuna iniziativa, come nessun testo che promuova concezioni contrarie alle convinzioni dei genitori, deve condizionare – in modo diretto o indiretto – lo sviluppo affettivo armonico e la sessualità dei minori che, in quanto tali, non possono difendersi. La Convenzione Europea (1950), del resto, sancisce il diritto nativo e inviolabile dei genitori all’educazione dei figli.

 

  1. Vita e autodeterminazione

Il nostro popolo, nella sua sapienza fatta di vissuto e di buon senso, è preso dallo smarrimento e da un senso di impotenza di fronte ad una cultura che, da un lato, inneggia alla vita e, dall’altro, la disprezza, la trascura e ne favorisce la soppressione: basta pensare alle forme vecchie e nuove di schiavitù, al commercio di organi, alle molte forme di tratta e di sfruttamento. Come abbiamo detto molte volte, siamo in presenza di una cultura che incide volutamente sul modo di pensare, esasperando alcuni aspetti come la libertà e l’individualità di ciascuna persona.

È curioso come la Chiesa, sotto i regimi totalitari, abbia dovuto affermare a prezzo di persecuzioni e di martiri che ogni persona è unica e irripetibile, nativamente dotata di libertà e di autodeterminazione; che l’uomo non è il prodotto della collettività; che la persona precede la società. In altre epoche, invece, la Chiesa ha dovuto ricordare – sempre a caro prezzo – che la persona è sì se stessa, ma non è un’isola autonoma dal resto, un mondo chiuso e sciolto da legami e responsabilità. Che nella pluralità il singolo non scompare, ma si raggiunge; che le regole e i legami non sono i nemici della libertà, ma – al contrario – sono le sue condizioni. Se il collettivismo rende l’uomo ostaggio della società e dello Stato, l’individualismo libertario lo rende ostaggio di se stesso, delle sue pulsioni e dei suoi sentimenti. In un modo o nell’altro, l’uomo resta solo.

Oggi, sembra che la Chiesa debba tornare a ricordare e testimoniare che la persona è sì individuo unico, ma non sciolto dagli altri; è in relazione con il mondo, in primo luogo con i suoi simili. Credo che sia necessario far emergere e raccontare le implicazioni dell’essere relazione in quanto persone: la relazione – e questo ci distingue da ogni altro essere sulla terra – si manifesta anche nell’avere tutti bisogno degli altri. Per questa ragione nulla della vita individuale è esclusivamente privato: momenti di gioia, di dolore, speranze e delusioni, lavoro, farsi una famiglia e avere dei figli… Nulla riguarda solamente l’individuo, poiché ognuno è un bene prezioso non solo per sé ma per tutti. La fragilità stessa è un dono, poiché interpella l’amore operoso degli altri, mette alla prova la comunità e la fa crescere. Questa visione dell’uomo, che risplende in Gesù Cristo ma che è scritta anche nell’esperienza quotidiana, chiede che “gli altri” – sia i familiari e gli amici e sia la società nel suo complesso – si facciano vicini, ognuno a proprio modo, nei diversi momenti della vita, poiché – come dicevo – ognuno è un bene per tutti e nessuno deve essere e sentirsi solo. Tutto questo ha, certamente, anche dei costi in termini di risorse umane ed economiche, per cui – almeno apparentemente – è meno impegnativo per uno Stato che ognuno sia individuo affidato a se stesso.

La legge sul fine vita, di cui è in atto l’iter parlamentare, è lontana da un’impostazione personalistica; è, piuttosto, radicalmente individualistica, adatta a un individuo che si interpreta a prescindere dalle relazioni, padrone assoluto di una vita che non si è dato. In realtà, la vita è un bene originario: se non fosse indisponibile tutti saremmo esposti all’arbitrio di chi volesse farsene padrone. Questa visione antropologica, oltre ad essere corrispondente all’esperienza, ha ispirato leggi, costituzioni e carte internazionali, ha reso le società più vivibili, giuste e solidali. È acquisito che l’accanimento terapeutico – di cui non si parla nel testo – è una situazione precisa da escludere, ma è evidente che la categoria di “terapie proporzionate o sproporzionate” si presta alla più ampia discrezionalità soggettiva, distinguendo tra intervento terapeutico e sostegno alle funzioni vitali. Si rimane sconcertati anche vedendo il medico ridotto a un funzionario notarile, che prende atto ed esegue, prescindendo dal suo giudizio in scienza e coscienza; così pure, sul versante del paziente, suscita forti perplessità il valore praticamente definitivo delle dichiarazioni, senza tener conto delle età della vita, della situazione, del momento di chi le redige: l’esperienza insegna che questi sono elementi che incidono non poco sul giudizio. La morte non deve essere dilazionata tramite l’accanimento, ma neppure anticipata con l’eutanasia: il malato deve essere accompagnato con le cure, la costante vicinanza e l’amore. Ne è parte integrante la qualità delle relazioni tra paziente, medico e familiari.

 

  1. I migranti, l’Italia, l’Europa

Continua l’attenzione e l’impegno solidale del nostro Paese verso i flussi di tanta povera gente che fugge da guerra, fame, persecuzione religiosa ed etnica, alla ricerca di un futuro migliore. Sembrano essere in atto tentativi di cooperazione concreta che mirano a incentivare, in modo proporzionato e garantito, lo sviluppo e la pace in Paesi che si trovano da anni in gravi difficoltà.

Su questo sfondo, si colloca anche l’azione della nostra Chiesa. Essa si articola su più livelli.

Innanzitutto, con un’azione di sostegno direttamente nei Paesi di provenienza: per fermarci agli ultimi 4 anni, sono 2.727 i progetti di formazione e sviluppo sociale sostenuti con fondi 8xmille destinati alla Chiesa cattolica, con uno stanziamento pari a 370 milioni e 400 mila euro. In quest’ottica, va letta anche l’iniziativa straordinaria della CEI Liberi di partire, liberi di restare: punta a costruire un ponte tra le nostre Chiese e, in particolare, quelle dell’Africa e ha per beneficiari principali i migranti minorenni; il progetto prevede un impegno complessivo di 30 milioni di euro, tratti anche in questo caso dai fondi 8xmille.

Un secondo livello di intervento riguarda il coinvolgimento diretto anche della CEI nella realizzazione di corridoi umanitari per l’arrivo in Italia di profughi, fuggiti da Paesi in conflitto: attraverso le diocesi si accompagnerà un adeguato processo di integrazione ed inclusione nella società italiana.

Infine, il terzo livello, vede la presenza operosa della Chiesa, in collaborazione con le Autorità locali competenti. Parrocchie, Istituti religiosi, associazioni e gruppi, Caritas diocesane e Uffici Migrantes: ogni risorsa è in campo nell’ottica dell’accoglienza sempre necessaria, ma anche nell’intento di integrare coloro che mostrano nei fatti di volerlo, di partecipare attivamente ai percorsi previsti, di imparare la lingua, di conoscere il nostro Paese e la sua cultura, di cominciare ad amarlo come il proprio, operando per il bene comune.

A sua volta, l’Unione Europea deve uscire dai propri ambienti chiusi, e arrivare idealmente fino alle nostre coste; deve farsi più responsabile e meno giudicante.

A giorni sarà celebrato qui a Roma il 60° anniversario dell’inizio dell’Unione Europea. Come Pastori di questo Paese che fu uno dei fondatori, siamo lieti e preghiamo perché il cammino intrapreso non solo prosegua e si allarghi, ma in primo luogo migliori. A fronte della Brexit e di altri movimenti populisti, noi crediamo che l’Unione sia un percorso necessario per il bene del Continente. Pertanto – come ho avuto modo di dire in diverse sedi anche nella mia veste di Presidente del CCEE – c’è ancora più bisogno d’Europa, ma ad una condizione: che l’Europa non diventi altro rispetto a se stessa, alle sue origini giudaico-cristiane, alla sua storia, alla sua identità continentale, alla sua pluralità di tradizioni e culture, ai suoi valori, alla sua missione. L’Unione non è fatta dai Capi di Stato, ma dai popoli degli Stati membri, ed è ai popoli che bisogna pensare con stima e rispetto senza imporsi. Accelerare i processi non può significare l’omologazione di culture e tradizioni, e neppure la ricerca di compromessi al ribasso, né aggirare le dichiarazioni e le leggi comuni. E neppure limitare le sovranità nazionali. I Capi degli Stati e dei Governi sanno che essi sono delegati dei loro popoli e che nelle decisioni comuni devono tener conto delle loro Nazioni.

La Chiesa è presente in questo cammino con le sue comunità e i suoi Pastori, in sinergia con le Chiese e le comunità cristiane del Continente. A questo riguardo, nei miei recenti incontri a Mosca con il Patriarca Kirill e a Istanbul con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, abbiamo ringraziato il Signore per la ricchezza delle nostre tradizioni e confermato l’impegno comune per il bene dell’intero Continente, e quindi anche dell’Unione Europea. A fronte del secolarismo che si insinua ovunque, abbiamo condiviso la convinzione che i cristiani siano interpellati ad annunciare nuovamente il Signore Gesù, Redentore del mondo, epifania del Padre, splendente icona dell’uomo. Essendo il Cristianesimo la religione del Logos fatto carne, crediamo nel valore della ragione umana, strumento di dialogo tra le culture, e accettiamo la fatica di pensare la fede per comunicare con tutti, e partecipare alla costruzione di un Continente che promuova la vita in ogni sua fase e la famiglia come la cellula portante; un Continente che non abbia timore della religione, e riconosca la libertà religiosa come il fondamento più alto e la garanzia più sicura della dignità di ogni uomo.

 

Cari Confratelli, come sempre ci attende un impegnativo lavoro: non solo in questi giorni di dialogo cordiale a servizio delle nostre Chiese, ma anche nel quotidiano delle nostre comunità, insieme ai nostri amati sacerdoti e diaconi, con tutto il santo popolo di Dio. È un tempo di grandi sfide ma anche di grandi opportunità, quello che la Provvidenza divina ci pone innanzi. La necessità di non perdere nessuna occasione – e sono sconfinate – per incontrare, ascoltare, testimoniare, dire le parole della fede e quelle della ragione, perché il cuore di tutti – qualunque sia la loro posizione – ritrovi calore, compagnia, luce e fiducia per vivere i giorni e le stagioni.

Tutto affidiamo alla Santa Vergine, Madre della Chiesa, e al suo castissimo Sposo, San Giuseppe, che celebriamo con nuovo affidamento.

 

Card. Angelo Bagnasco

Arcivescovo di Genova

Presidente della CEI

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

In allegato l’interrogazione del consigliere Claudio Civettini e la risposta dell’assessore Michele Dallapiccola.

 

Interrogazione n. 3892 Cons. CIVETTINI sulla disdetta della fornitura di prodotti di Latte Trento da parte del consorzio SAIT –

 

RISPOSTA Interrogazione n. 3892 Cons. CIVETTINI sulla disdetta della fornitura di prodotti di Latte Trento da parte del consorzio SAIT –

 

 

Foto: da archivio Pat

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Fondazione Caritro) –  Anche nel 2017 Fondazione Caritro sostiene la ricerca scientifica e tecnologica con tre nuovi bandi dedicati ai giovani e già consultabili nel sito web della Fondazione. Di questo si è parlato oggi, nel corso della conferenza stampa di presentazione, alla quale hanno partecipato oltre al Presidente della Fondazione Michele Iori e il direttore Filippo Manfredi, anche il Vicepresidente della Provincia autonoma di Trento Alessandro Olivi, nonché Assessore allo sviluppo economico e lavoro e Sara Ferrari, Assessore all’università, ricerca, politiche giovanili.

Una conferenza stampa congiunta tra Fondazione Caritro e P.a.t. per ribadire la necessità di operare in modo coordinato in un settore che richiede particolare attenzione, com’è quello del dialogo tra ricerca e imprese, con una specifica attenzione ai giovani ed alle nuove generazioni.

“Nei primi due mesi dell’anno – spiega Michele Iori – lo stanziamento di risorse a favore dei giovani da parte della Fondazione è stato di 1,5 milioni di euro tra cui tre bandi destinati alla ricerca scientifica. La vision della Fondazione Caritro è di creare valore economico e sociale per il territorio; ecco che appare fondamentale confrontarsi e coordinarsi con i principali attori istituzionali al fine di massimizzare l’efficacia degli interventi.

Di particolare interesse appare il bando “ricerca e sviluppo economico”, fortemente voluto anche dal Comitato di Indirizzo, al fine di favorire l’incontro delle imprese con gli enti di ricerca attraverso i giovani ricercatori. Si offre dunque la possibilità a giovani motivati di essere inseriti in percorsi di ricerca che qualifichino il loro percorso di crescita professionale. Ci tengo inoltre a ribadire che i bandi pubblici rappresentano una modalità erogativa trasparente che la Fondazione predilige e che attua per mezzo di un procedimento rigoroso di selezione che coinvolge esperti esterni e due commissioni interne”.

“Abbiamo una responsabilità nel realizzare il Trentino di domani – ha spiegato il Vicepresidente della provincia Alessandro Olivi – questo anche grazie all’Autonomia trentina che ha permesso di pianificare e finanziare il nuovo assetto economico e sociale, oltre che istituzionale del Trentino. La nostra è una terra dove l’innovazione è la leva per lo sviluppo economico e la coesione sociale, dove la tecnologia e le riforme strutturali sono la risposta alla crisi economica. In questo momento più che in passato, la categoria che va maggiormente aiutata sono i giovani.

Ciascun ente ha un ruolo preciso, in una logica di condivisione, di corresponsabilità e di reciproca legittimazione. Infatti il compito di finanziare le imprese, grandi o piccole e innovative, spetta alla Provincia. L’Ateneo si occupa del percorso di studi. A Fondazione Caritro, invece, spetta il compito di cercare di riempire lo spazio vuoto che resta tra la laurea e l’attività lavorativa, occupandosi soprattutto della ricerca e delle borse di studio dei più giovani”.

“ll sostegno allo studio ed in generale l’investimento sulle risorse umane – spiega l’assessora Sara Ferrari – è fra le priorità di questa Giunta provinciale: lo dimostrano le cifre stanziate fino ad ora, ma soprattutto l’attenzione riservata alle diverse misure, al fine di far sì che gli investimenti possano generare i maggiori benefici possibili. Il sistema trentino della ricerca è di ottima qualità, si fa buona ricerca, con progetti all’avanguardia. L’investimento pubblico in ricerca e innovazione è oggi la massima leva per lo sviluppo economico e la competitività di un territorio”.

 

 

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Il direttore di Fondazione Caritro Filippo Manfredi è poi entrato nello specifico delle tre iniziative, illustrandone i dettagli.

Il primo bando, novità assoluta in quanto rivolto a premiare l’eccellenza, si rivolge a giovani ricercatori (fino a 35 anni ed in possesso di laurea magistrale) coinvolti in progetti di ricerca in Italia ed anche all’estero, su tematiche di interesse per il contesto trentino, da realizzare presso realtà di ricerca che si rendono disponibili ad ospitarli.

L’iniziativa prevede un budget complessivo di 150.000 euro: ad ogni ricercatore potrà essere assegnato un contributo fino a 15.000 euro annui per progetti di durata compresa tra 12 e 24 mesi. Il termine per la presentazione delle domande è prevista per il 5 maggio 2017.

Altri 500.000 euro sono destinati ai progetti di ricerca scientifica di rilievo presentati da giovani ricercatori post-dottorato che vengono ospitati da una realtà di ricerca trentina. I progetti migliori, che dovranno dimostrare anche delle potenziali ricadute conoscitive o applicative per il territorio trentino, potranno ricevere un contributo fino a 25.000 euro annui. Anche per questo bando il termine per la presentazione delle domande è fissato per il prossimo 5 maggio 2017.

Infine, per favorire un collegamento tra il mondo della ricerca e le realtà imprenditoriali e produttive della provincia, è stato pubblicato il bando ricerca e sviluppo economico in collaborazione tra enti di ricerca, imprese e giovani ricercatori. L’intento è di sostenere progetti di ricerca finalizzati al miglioramento o all’innovazione di processi, prodotti o servizi per favorire lo sviluppo del sistema economico trentino.

I progetti dovranno essere presentati e realizzati in collaborazione tra una realtà di ricerca, un’impresa/realtà del sistema economico trentino con il coinvolgimento di un giovane ricercatore in possesso di dottorato di ricerca. Il budget a disposizione è di 600.000 euro. Ogni progetto ammesso potrà ricevere fino a 50.000 euro annui per le borse destinate ai giovani ricercatori. Il termine per la presentazione delle domande è previsto per il 15 maggio 2017.

Le domande dovranno essere presentate per tutti i bandi tramite la procedura on-line accessibile dal sito www.fondazionecaritro.it.

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

2017_03_20_presentazione_conferenza_stampa_ricerca

 

 

 

In allegato i bandi contenuti nel comunicato stampa:

bando_per_giovani_ricercatori_coinvolti_in_progetti_di_eccellenza_17_02_2017_rev

 

 

bando_2017_post_doc_17_02_2017_rev

 

 

bando_2017_ricerca_e_sviluppo_17_02_2017

 

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

17_03_20_comunicato_stampa_bandiricercaegiovani___def_errata_corrige

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte Ufficio stampa Sos Tariffe) – SosTariffe.it diffonde oggi i dati sul consumo di minuti, Sms e traffico dati in tutte le regioni d’Italia, ricavati grazie allo strumento di comparazione dedicato alle offerte per la telefonia mobile (https://www.sostariffe.it/tariffe-cellulari/) grazie al quale è possibile individuare la migliore offerta per smartphone partendo dal proprio consumo mensile.

 

Di seguito e in allegato comunicato stampe e grafiche riepilogative dei dati presentati.

Quante chiamate, Gb e traffico dati si consumano in Italia? SosTariffe.it cerca di capirlo pubblicando i dati del fabbisogno di consumo per la telefonia mobile di ogni regione, ricavati delle ricerche effettuate sul comparatore dedicato al confronto dei piani telefonici per il cellulare. La regione che “chiacchiera” di più al telefono è l’Abruzzo; la valle d’Aosta è la più legata all’invio degli Sms e – insieme al Trentino Alto Adige – quella dove si trovano gli utenti più “affamati” di traffico dati.

SosTariffe.it ha effettuato un’analisi sui consumi di telefonia mobile del 2016, cercando di capire di quanti minuti, Sms e traffico Internet per il cellulare hanno bisogno gli italiani.

Lo studio ha analizzato le richieste di chiamate, Sms e Gb di traffico Internet degli utenti del comparatore online di SosTariffe.it dedicato alla telefonia mobile; i risultati presentati esprimono la media ricavata sia a livello nazionale che regionale.

 

 

In allegato la tabella grafica contenuta nel comunicato stampa:

 

 

 

 

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Italiani e smartphone: il fabbisogno di ogni regione

Gli utenti italiani richiedono in media una tariffa con 544 minuti di chiamate, 165 Sms e 2,41 GB di traffico Internet su base mensile.

La regione più interessata ai minuti gratuiti nelle tariffe cellulari è l’Abruzzo, che in media ha richiesto 683 minuti mensili. Meno interessati alle chiamate gratuite da cellulare gli utenti del portale che risiedono in Valle D’Aosta, che si sono accontentati mediamente di 400 minuti al mese.

Invece, sempre la Valle D’Aosta è la regione con un maggior bisogno di messaggi di testo, in media 280 SMS mensili contro i soli 97 Sms richiesti in media dagli utenti della Basilicata.

I lucani che hanno usato il comparatore non sono stati molto esigenti nemmeno con il traffico Internet: sono sufficienti 1,69 GB per accontentare mediamente le richieste di Internet mobile, mentre in Trentino ci sono stati gli utenti di SosTariffe.it con la necessità maggiore di traffico dati, che hanno richiesto in media 2,72 GB su base mensile.

 

 

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Lombardi e laziali, i più attivi sul confronto

Analizzando gli stessi dati, SosTariffe.it ha rilevato quali sono state le regioni italiane più attive nel confronto online di tariffe cellulari, scoprendo che il 30,95% dei confronti effettuati sul portale nel 2016 provengono dalla Lombardia.

Si è inoltre riscontrato come siano i lombardi gli utenti più interessati a trovare la tariffa mobile più conveniente sulla base delle proprie esigenze, seguiti dai consumatori del Lazio (19,6% dei confronti nel 2016) e, con maggior distacco, da quelli dell’Emilia Romagna (8,25%).

Meno attivi sul comparatore mobile di SosTariffe.it gli utenti della Basilicata (0,13% delle richieste), la Valle D’Aosta (0,06%) e il Molise (0,03%), un dato che sicuramente è in linea con la quantità di abitanti che risiedono in queste regioni.

 

 

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Aosta, Puglia e Sardegna le regioni che richiedono più Gb

Infine, il portale ha individuato, sulla base delle ricerche effettuate sul comparatore di telefonia mobile nel 2016, quanti utenti di ogni regione hanno ricercato il traffico dati mensile più elevato, richiedendo almeno 4 GB al mese.

Dai risultati, riportati nella tabella a destra, si deduce come il 40% degli utenti della Valle D’Aosta, sul totale dei valdostani che hanno effettuato una ricerca sul comparatore dedicato alle offerte mobile, abbiano espresso la necessità di disporre di almeno 4 GB di traffico Internet mensile.

Anche circa un terzo degli utenti pugliesi, sardi e trentini ha richiesto un traffico dati mensile abbondante. Meno interessati a ottenere 4 GB di traffico sono gli utenti del sito provenienti da Basilicata e Molise.

Per individuare la migliore tariffa in base al proprio fabbisogno di traffico telefonico, Sms o internet è sufficiente visitare il comparatore dedicato alle migliori offerte per la telefonia mobile: https://www.sostariffe.it/tariffe-cellulari/.

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Com.St. il fabbisogno di GB delle regioni Italiane
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Claudio Cia) –  Esprime delusione la presidenza del circolo Acli di Gardolo per la bocciatura del la proposta di legge in tema di vitalizi e indennità, e attacca la politica trentina a 360 gradi: «tagliano su sanità, lavoro e i servizi ai cittadini, ma uniti si mantengono tutti i privilegi».

La delusione è del tutto comprensibile, tanto più se si pensa che l’iniziativa è partita proprio da una proposta del circolo Acli di Gardolo. Come ho avuto modo di ripetere nell’aula del Consiglio provinciale, con il rifiuto a trattare questo disegno di legge, si è dato ai cittadini uno schiaffo e un ulteriore motivo per diffidare dei politici. A questa decisione io mi sono opposto nell’aula consiliare, ritenendola umiliante e lesiva della dignità di quanti si aspettano di essere presi in considerazione sul serio e ascoltati quando chiedono ai politici sobrietà nelle indennità, bando ai privilegi e una maggior aderenza alla realtà vissuta dalla stragrande maggioranza dei cittadini che dichiarano di rappresentare.

Lo sdegno della presidenza del circolo Acli di Gardolo vede però tra i capofila due esponenti proprio del centrosinistra autonomista, il partito di governo che ha scelto di bocciare la proposta, quelli che per i vertici Acli «tagliano su sanità, lavoro e i servizi ai cittadini, ma uniti si mantengono tutti i privilegi»!  E’ il caso ad esempio di Marco Ianes, candidato per il centrosinistra autonomista alle ultime elezioni comunali di Trento con i Verdi, o di Claudio Scaramuzza, che è stato referente per la circoscrizione di Gardolo per il Cantiere civico democratico…

E’ il colmo che sia proprio chi ha trattato con i guanti bianchi l’attuale maggioranza di governo, che adesso parli di “presunzione”, “superficialità”, “sfrontatezza” del Consiglio regionale intero, cercando di far passare il messaggio che tutti i politici sono uguali. Eh no…

Personalmente sono tra i 10 consiglieri che hanno votato per portare in discussione la proposta di legge e nel mio piccolo ritengo di aver già superato le proposte contenute nel ddl delle Acli, avendo rinunciato alle polizze vantaggiose per i consiglieri e a rimborsi di ogni sorta, sia a livello provinciale che regionale.

Diceva Albert Einstein che “Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi”. Credo che se i vertici Acli intendano ottenere dei risultati tangibili e non perdere in credibilità debbano cambiare il loro modo di fare, se non vogliono apparire come colpiti della “Sindrome di Stoccolma”, la situazione paradossale nella quale il sequestrato arriva a provare sentimenti positivi verso il proprio carceriere.

Invece di gridare “tutti  i politici sono uguali”, la smettano di sostenere chi porta avanti la politica che loro dicono di voler contrastare. Sostengano invece quei rappresentanti in Consiglio che rappresentano nei fatti le loro istanze e che promuovono iniziative per riavvicinare la politica ai cittadini.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – ​I consiglieri Civettini di Civica Trentina, Cia del gruppo misto e De Godenz dell’Upt, hanno elaborato un testo unificato dei loro tre disegni di legge, presentati tutti per disciplinare l’attività di vendita in forma hobbistica.

 

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Chi sono gli hobbisti.
Il testo, formato da 5 articoli e che la Seconda Commissione discuterà mercoledì mattina, definisce innanzitutto chi sono gli hobbisti. Sono hobbisti “coloro che vendono, in modo saltuario e occasionale, merci e prodotti di modico valore, non appartenenti al settore alimentare, compresi gli oggetti di propria produzione che presentano i caratteri tipici dell’artigianato, anche artistico, per la realizzazione dei quali è sufficiente una comune capacità progettuale e di esecuzione”.

 

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Il tesserino identificativo.
Si prevede poi che per poter esercitare attività di vendita gli hobbisti dovranno munirsi di un tesserino identificativo – per la cui richiesta e rilascio sarà la Giunta provinciale a stabilire con delibera le modalità – contenente appositi spazi per la vidimazione. Tesserino rilasciato non più di una volta ogni quattro anni per nucleo familiare dal comune di residenza, o dal comune capoluogo della provincia per i residenti in un’altra regione o nella provincia di Bolzano. Sul tesserino identificativo, non cedibile né trasferibile e da esporre esposto durante la vendita, il comune in cui si svolgerà l’attività di vendita dovrà annotare la partecipazione dell’hobbista con vidimazione, timbro e data. Il disegno di legge aggiunge che la partecipazione a un mercato hobbistico, protratta per due giorni, purché consecutivi, equivarrà ad una sola giornata.

 

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Giornate di vendita e valore dei prodotti. Posteggi da assegnare in prevalenza a trentini.
Ancora, secondo la legge proposta gli hobbisti potranno svolgere l’attività di vendita nel corso dei quattro anni di validità del tesserino identificativo e nel limite annuale di quattordici giornate. Giornate che non potranno essere più di 8 nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti. Altro limite importante: il valore complessivo della merce esposta dagli hobbisti non dovrà superare i 2.000 euro, mentre quello di ogni singolo prodotto non dovrà andare oltre i 200 euro. I comuni potranno istituire mercati riservati agli hobbisti prevedendo, con proprio disciplinare, le modalità di assegnazione dei posteggi secondo criteri di trasparenza e pubblicità. Infine, per promuovere e valorizzare le diverse forme dell’attività hobbistica locale, i comuni dovranno assegnare i posteggi in prevalenza agli hobbisti residenti nel Trentino.

 

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Non profit e scuole escluse dalle norme.
Non saranno soggetti a questa disciplina tutti i soggetti che operano senza finalità lucrativa e che propongono solo occasionalmente merci e anche prodotti alimentari solo a scopo benefico o per autofinanziamento, a offerta e senza indicazione del prezzo, come scuole, parrocchie, centri di aggregazione giovanile, centri per anziani ed enti e associazioni che operano per finalità sociali. In tutti questi casi la vendita sarà consentita, previa comunicazione al comune territorialmente competente, negli spazi assegnati nell’ambito di mercati, sagre, fiere, manifestazioni o eventi locali straordinari organizzati sul territorio comunale dove ha sede il soggetto promotore.

 

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Le giornate del riuso.
Infine il testo unificato dei tre disegni di legge prevede che, per prolungare il ciclo vitale dei materiali e dei beni riducendo al tempo stesso la produzione di rifiuti, le comunità e i comuni promuovano la diffusione e la conoscenza della pratica del riutilizzo anche mediante l’organizzazione delle giornate del riuso. “Alle giornate del riuso – prosegue il provvedimento proposto – possono partecipare soggetti che vendono propri oggetti usati, altrimenti destinati alla dismissione e allo smaltimento; sono esclusi i beni usati acquistati ai fini della loro successiva vendita. La partecipazione dei soggetti è soggetta a comunicazione da presentare al comune sul cui territorio è organizzata la giornata del riuso. E entro il 31 dicembre di ogni anno i comuni trasmettono alla struttura provinciale competente in materia di commercio l’elenco dei nominativi dei soggetti partecipanti alle giornate del riuso”.

 

 

 

 

 

Foto: da sito Consiglio provinciale Pat

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