OPINIONEWS

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Rodolfo Borga) – Con interrogazione n. 4073/2017 ho chiesto lumi alla Giunta circa le iniziative promosse dalla Provincia nell’anno in corso, direttamente od indirettamente ed anche in collaborazione con le scuole od altri soggetti, per diffondere la conoscenza della tragedia delle foibe e conservare la memoria, così come prevede la legge 92/2004, che ha istituito il Giorno del Ricordo.

Ieri è giunta la laconica risposta del Presidente Rossi, da cui può evincersi come la nostra Provincia non abbia fatto nulla! Nella risposta si legge, infatti, che la Provincia, “ritenendo la tematica di rilievo nazionale e non specificamente connotata per il nostro territorio” (sic!), si è limitata a trasmettere alle istituzioni scolastiche la circolare del Ministero 8.2.2017, con la quale il Governo sollecita l’organizzazione di eventi, anche in collaborazione con le associazione degli esuli, con riguardo al Giorno del Ricordo.

Di fatto, ripetiamo, la Provincia non ha fatto nulla. E ciò con la surreale (e, ci sia concesso, un po’ vile) motivazione per cui la tragedia delle foibe non sarebbe “specificamente connota per il nostro territorio”.

In effetti il 10 febbraio scorso nessun rappresentate della Giunta provinciale, né per la verità del Consiglio provinciale, era presente né alla Messa fatta celebrare dal Comune di Trento, né alla deposizione di una corona presso la lapide collocata in Largo Pigarelli a memoria delle vittime delle foibe.

Io ero presente, ma a titolo personale. Non essendo il tema “specificamente connotato per il nostro territorio”, la Giunta provinciale (ma anche, ripetiamo, il Consiglio) ha pensato bene di astenersi perfino dal “minimo sindacale” e cioè dal presenziare con un suo rappresentante ai due momenti sopra ricordati, cui invece hanno partecipato la Giunta (con il Sindaco) ed il Consiglio (con la Presidente) comunali di Trento.

Non è mia intenzione far polemica su una tragedia come quella che hanno subito centinaia di migliaia di Istriani, Dalmati e Giuliani. Non posso però tacere di fronte alla risposta della Giunta provinciale, che in modo francamente (ma confido involontariamente) quasi offensivo per le vittime della pulizia etnica titina e per i loro familiari, liquida la tragedia delle foibe come questione “non specificamente connotata per il nostro territorio” e così motiva l’assenza di qualsivoglia iniziativa al riguardo.

Senza polemiche, quindi, invito il Presidente Rossi e la Giunta a cambiare registro, magari prendendo esempio dal Comune di Trento. Le vittime delle foibe ed i loro familiari hanno già patito tanto.

Non è giusto Presidente che anche ora, a decenni di distanza, la Provincia di Trento si distingua per continuare quella politica dell’oblio, che tanto ha fatto soffrire chi è stato costretto con il terrore a lasciare a sua Patria.

Sono certo che comprenderà il senso del mio intervento.

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Comunicato interrogazione foibe

 

 

 

In allegato l’interrogazione e la risposta:

Interrogazione foibe

 

 

Risposta interrogazione foibe

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Da responsabile dell’università e delle politiche giovanili, l’assessore provinciale Sara Ferrari ha scelto di girare il Trentino ed incontrare personalmente studenti e famiglie per convincerli che i Piani di accumulo sono una misura efficace a favorire l’accesso alle facoltà universitarie.

In due mesi – dal 23 marzo, tappa d’esordio presso la Magnifica comunità degli altipiani cimbri a Lavarone, al 25 maggio, con la chiusura al teatro comunale di Padergnone – Ferrari ha in programma 17 incontri in cui spiegherà le novità della misura decisa dalla Provincia autonoma di Trento, che consentirà di raddoppiare i risparmi che le famiglie decideranno di investire nel futuro dei propri figli: “Il Trentino – sottolinea l’assessore – ha bisogno di giovani formati e preparati per affrontare le sfide di un territorio che ha l’ambizione di rimanere un’eccellenza nel panorama nazionale ed europeo”.

 

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In allegato, il programma degli incontri.

“I dati – spiega l’assessore all’università e ricerca Sara Ferrari – dimostrano che anche in Trentino, seppur meno rispetto al resto d’Italia, il tasso di passaggio all’università è in calo. Ciò significa che cresce il numero di famiglie e ragazzi che non considerano utile o vantaggioso dopo il diploma proseguire gli studi. Certo non possiamo negare che il mercato del lavoro sia cambiato rispetto a qualche anno fa, ed è vero che i giovani, anche i giovani laureati, fanno più fatica a trovale un impiego stabile e ben retribuito. Tuttavia – conclude Ferrari -, tutte le analisi segnalano come l’investimento in formazione terziaria renda più competitivi le nostre ragazze e i nostri ragazzi, e in definitiva anche il nostro territorio. Ed è anche per questo la Provincia ha elaborato la misura dei Piani di Accumulo”.

In Trentino il tasso di passaggio all’università è passato da 61,7% del 2008 al 48,6% del 2014, mentre la variazione nel tasso di scolarità tra i 15 e 19 anni in Trentino è passato da 83% a 86,8%. Ancora, il tasso di laureati nella popolazione venticinquenne è pari al 22,1%. Dopo l’introduzione dei test di accesso all’università, si registra una importante riduzione degli abbandoni: questo dimostra che inizia l’università lo fa in modo maggiormente convinto di prima. In Trentino, inoltre, sono stati poi avviati i percorsi di Alta Formazione che sul territorio rappresentano la formazione terziaria non accademica.

La laurea rende soprattutto dopo alcuni anni dal conseguimento del titolo. Il passaggio da scuola a lavoro premia soprattutto chi può permettersi di investire nell’istruzione, pur sapendo che i frutti arriveranno soltanto in un futuro non troppo immediato. Meno buona è la situazione per chi invece questa possibilità non ce l’ha – le famiglie più povere – ed è forse questo che spiega perché dall’inizio della crisi le immatricolazioni all’università sono calate parecchio

A sostegno delle spese degli studi universitari per gli studenti capaci e meritevoli, ma privi di mezzi, vi sono le borse di studio e i servizi alloggio e ristorazione a tariffe agevolate erogati da ogni ateneo o ente gestore regionale. Per la Provincia di Trento, dall’anno accademico 2017/2018 le borse di studio sono assegnate adottando il valore soglia dell’Indicatore della Situazione economica equivalente (Isee), pari a 21.500,00 euro e dell’Indicatore della Situazione patrimoniale equivalente (ispe), pari a 50 mila euro. Gli importi delle borse di studio vanno da un minimo di 1.250 euro annui per gli studenti in sede ad un massimo di 5.118 euro per gli studenti fuori sede.

Con l’anno accademico 2017/2018 è stata introdotta la novità dei contributi per i Piani di accumulo. Per tutti gli studenti trentini – che si iscriveranno a percorsi di studi presso università, istituti universitari o istituti superiori di grado universitario e dell’Alta formazione professionale in tutto il territorio nazionale o all’estero – potranno beneficiare di un contributo a sostegno delle spese di studio. Il contributo è determinato in base ad un risparmio accumulato dalle famiglie negli anni di frequenza della scuola secondaria di secondo grado dei figli, proporzionato alla condizione economica familiare su base Isee e al fatto se lo studente è in sede o fuori sede.

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Provincia autonoma Bolzano) – Ammonta a 3,8 milioni di euro la dotazione finanziaria del programma 2017 della Provincia di Bolzano per quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo. Oggi (21 marzo) è arrivata l’approvazione definitiva da parte della Giunta provinciale a contenuti e stanziamento di risorse per il programma: confermate le cifre dell’anno precedente, quando però era stato registrato un raddoppio dei finanziamenti rispetto al 2015. Circa 1,5 milioni del budget attuale risultano “bloccati” per il proseguimento di progetti già avviati nel 2016, quindi la somma a disposizione dei nuovi progetti e programmi ammonta a 2,3 milioni di euro.

Attualmente sono al vaglio dell’Ufficio Affari di gabinetto i 64 progetti di cooperazione presentati entro la scadenza del 31 gennaio da parte di 44 organizzazioni con sede legale od operativa in Provincia di Bolzano, mentre prosegue la realizzazione dei programmi di partnerariato territoriale della Provincia in Burkina Faso, Uganda, Tanzania, Nepal e a favore della popolazione tibetana in esilio.

“I progetti vengono coordinati o da associazioni con sede in Alto Adige oppure direttamente dalla Provincia – ha commentato il presidente Arno Kompatscher – l’obiettivo è quello di creare le condizioni affinchè le popolazioni coinvolte possano beneficiare nel lungo periodo di nuove possibilità di sviluppo e sostentamento”. Tra le novità del programma 2017 vi è l’adeguamento alle linee guida condivise del nuovo “Consenso europeo sullo sviluppo”, e la necessità di intervenire con urgenza nei territori interessati da conflitti bellici in Siria, Iraq, Sud Sudan e Repubblica Centroafricana.

“L’Alto Adige – ha sottolineato Kompatscher – ha rafforzato la propria presenza in queste zone grazie ad un bando straordinario del 2016; si tratta non solo di fornire aiuti necessari alla sopravvivenza di popolazioni martoriate dalla guerra, ma anche di offrire prospettive di crescita futura in zone della terra che sono strettamente collegate ai movimenti migratori che interessano da vicino anche i paesi europei”.

Sempre in quest’ottica s’inquadrano anche i progetti e i programmi portati avanti dalla cooperazione allo sviluppo della Provincia di Bolzano in paesi considerati strategici come Burkina Faso, Uganda, Tanzania, Nepal, Afghanistan e Libano, e alla luce dei buoni risultati maturati si punta sempre di più sulle collaborazioni territoriali di lungo periodo. “In questo modo – ha concluso Kompatscher – si rafforza la responsabilità dei partner locali, offrendo un contributo concreto alla democrazia e alla crescita della società civile”.

L’Ufficio affari di gabinetto collabora inoltre con Euregio, Unione Europea e l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, e organizza sul territorio altoatesino iniziative e manifestazioni per sensibilizzare non solo gli attori locali, ma anche la popolazione, rispetto alle tematiche considerate di maggiore interesse per uno sviluppo equo e sostenibile a livello globale.

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Riccardo Fraccaro – Filippo Degasperi) – Come immaginiamo il Trentino di domani? Quali sfide ci attendono, quali impulsi possiamo dare, quali scelte dobbiamo compiere oggi per avviare la nostra provincia su strade che portino allo sviluppo e alla crescita di tutti? Domande che rappresentano una sfida, quasi una provocazione intorno alla quale si svolgerà un confronto, promosso dal Movimento 5 stelle del Trentino, per discutere sullo stato attuale e sulle prospettive del Trentino nell’ambito nazionale, europeo e globale.

L’appuntamento è per giovedì 23 marzo alle ore 20.30 presso la Sala di Rappresentanza del Palazzo della Regione a Trento. Cinque sono le macroaree oggetto di discussione: Società, Agricoltura, Economia, Cultura e Benessere. Su ciascuna si esprimeranno alcuni docenti e ex docenti dell’Università di Trento, chiamati ad offrire la loro analisi libera e indipendente: Gaspare Nevola, Geremia Gios, Maria Luigia Segnana, Vincenzo Calì, Alberto Zanutto.

«Lo scopo della serata – spiegano i portavoce M5S Riccardo Fraccaro e Filippo Degasperi – non è quello di fornire l’ennesima ricetta politica, ma al contrario di interrogare e ascoltare le voci provenienti dal mondo accademico, di chi per anni ha studiato e analizzato il contesto locale e quello nazionale e internazionale. Guardando indietro alla storia locale, sappiamo che il Trentino è sempre riuscito a superare i momenti difficili grazie alla forte coesione sociale e a una fitta rete di relazioni fra le comunità locali. Anche oggi che attraversiamo una fase di cambiamenti epocali, particolarmente critica dal punto di vista socio-economico, il Trentino deve riuscire a imboccare la strada giusta verso il futuro. È una situazione di estrema incertezza, che però offre grandi opportunità.

La politica oltre alla buona amministrazione deve saper costruire anche visioni alternative e porsi obiettivi ambiziosi per il lungo periodo. Può farlo, però, solo costruendo un progetto insieme alla società civile ed è per questo che abbiamo voluto chiamare esperti indipendenti rispetto ai confini tracciati tra le diverse forze politiche. Con il loro prezioso contributo cercheremo di trovare risposte ai quesiti che ci pone l’attuale situazione socio-economica, per iniziare a ricostruire quel clima di fiducia sociale che storicamente ha permesso al Trentino di superare le difficoltà e di raggiungere livelli di sviluppo eccezionali».

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Manuela Bottamedi) – Ho depositato stamattina un disegno di legge  avente ad oggetto “ Azioni ed interventi per la prevenzione degli stati di tossicodipendenza: modificazioni di legge provinciali connesse“. La proposta prende avvio dall’aggravarsi del fenomeno anche in provincia di Trento, come ci raccontano i dati forniti dal Serd e le cronache dei media locali. Il consumo di droghe è in forte aumento (anche tra i minori) e stanno cambiando mode e modi di consumo.

Aumentano le sostanze sintetiche reperibili on-line a basso costo e, nel contempo, si riscontra una sempre maggiore fragilità emotiva e caratteriale nei giovani, alle prese con un contesto di realtà molto complesso e di difficile gestione. Gli effetti delle droghe sono devastanti sia sulla psiche che sul fisico e comportano pericoli e gravi conseguenze  per chi li assume e per la collettività, costituendo inoltre un costo sociale e sanitario molto elevato.

Proprio oggi è uscita una ricerca sulla media di consumo di droghe da parte dei giovani: sul podio Italia, Francia e Stati Uniti, Paesi nei quali nell’ultimo mese quindici giovani su cento hanno fatto uso di droghe almeno una volta. In coda, con un due giovani su cento, i Paesi del Nord Europa che guarda caso sono risultati proprio ieri i più felici del mondo: Norvegia, Danimarca, Islanda, Svezia, Finlandia. Proprio in questi Paesi si dà molto spazio, anche a scuola,  a strategie educative che rafforzano le abilità relazionali, comunicative ed emotive dei bambini e dei ragazzi.

La mia legge non ha un approccio punitivo e repressivo bensì pragmatico e liberale. Interviene sul sistema normativo già in essere valorizzando e implementando l’informazione e la formazione in materia di tossicodipendenze, nella convinzione che proprio l’informazione e la formazione  costituiscano la principale base su cui poggiare tutto il sistema della prevenzione nel campo degli stati di dipendenza. E’ infatti soltanto attraverso una efficace e capillare informazione che nei giovani e negli adulti aumenta la consapevolezza delle conseguenze dell’assunzione di droghe, ed è soltanto attraverso percorsi di formazione (a partire dalla scuola) che si potenziano le life skills (competenze di vita) e le capacità di relazione e di controllo dei propri stati emotivi.

Le iniziative e i percorsi di sensibilizzazione che la Provincia di Trento ha adottato finora sono senz’altro buoni ma evidentemente non sufficienti a contenere un fenomeno in continua crescita. I progetti vanno resi più capillari, più efficaci e più incisivi, sia nei contenuti che nella metodologia. A proposito di quest’ultima, la mia proposta di legge punta sull’educazione tra pari (peer to peer) come metodo educativo privilegiato per formare i giovani ad una maggiore consapevolezza e responsabilità. I ragazzi che già oggi girano nelle scuole per spiegare ai coetanei le proprie esperienze con le droghe e le dipendenze raccontano di un generale disinteresse dei teenager verso l’argomento droga, evidenziando quindi la necessità di cambiare strategia e di rendere più incisive le modalità di approccio e di comunicazione del problema. Necessario anche un maggiore coinvolgimento delle famiglie e del terzo settore (volontariato e associazionismo), sia nella fase preventiva che in quella del recupero.

I 38 articoli della mia proposta di legge modificano la normativa provinciale in vari settori e segmenti, coordinandosi e armonizzandosi perfettamente con le politiche delineate, programmate e attuate dalla Provincia di Trento nel campo dell’istruzione, della formazione e in quello socio-sanitario (in particolare con gli indirizzi e le strategie del recente Piano per la Salute del Trentino 2015-2025).
Le leggi toccate dalla mia proposta sono: la legge sulla scuola 2006, sul volontariato 1992, sullo sport 2016, sulle politiche sociali 2007, sulla tutela della salute 2010, sul servizio di assistenza e consulenza psicologica 2016, sulle politiche giovanili 2007 e 2009, sulla legalità e sulla cittadinanza responsabile 2011, sull’agriturismo 2001.

 

 

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Allego il disegno di legge e la relazione illustrativa.

 

relazione ddl droghe

 

DEFINITIVO DDL tossicodipendenze
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Giacomo Bezzi) – Si apprende che l’organizzazione sindacale e gli ex dipendenti della Whirpool di Trento costituitisi in comitato, pare abbiano richiesto un incontro urgente al Vice Presidente della Giunta già nei primi giorni del mese di febbraio, ma alla data del 17 marzo nessuna risposta sarebbe giunta ai richiedenti.

Sembrerebbe che le motivazioni dell’incontro siano state già abbozzate all’interno di due distinti colloqui informali avvenuti con il Presidente del Consiglio e con il Vice Presidente della Giunta.

L’incontro, del quale la Giunta finora non ha dato disponibilità di data, vorrebbe fare il punto in merito alla gestione del fondo approvato nella Legge di Stabilità di dicembre 2016, dove, a seguito di un emendamento da me presentato, è stato stanziato un fondo di 500.000 euro per le politiche sociali, a supporto di quei lavoratori, che a seguito della perdita del posto di lavoro ed avendo esaurito il sostegno degli ammortizzatori sociali, si trovino in seria difficoltà.

Proprio per esporre le proposte ed i progetti elaborati attinenti l’utilizzazione di tale fondo e verificarne la fattibilità ed esecuzione, una delegazione del comitato degli ex dipendenti Whirlpool (attualmente formato da 83 aderenti) e l’organizzazione sindacale sembrerebbero aver riformulato la richiesta di essere ricevuti urgentemente entro venerdì 24 marzo 2017.

Tutto ciò premesso,

 

si interroga il Presidente della Provincia per sapere:

 

 – ) se corrisponde al vero che l’organizzazione sindacale e gli ex dipendenti della Whirpool di Trento costituitisi in comitato avrebbero richiesto un incontro con il Vice Presidente della Giunta già nei primi giorni del mese di febbraio e non sia ancora stata data loro risposta;

– ) in relazione al punto 1, in caso di risposta affermativa, quale sia la motivazione per cui non siano stati ancora ricevuti;

– ) se sia intenzione del Vice Presidente della Giunta fissare a breve la data per incontrare la delegazione;

– ) se la Provincia abbia già elaborato dei progetti per l’utilizzazione del fondo citato in premessa e nel caso quali siano.

 

A norma di Regolamento, si chiede risposta scritta.

 

 

In allegato il comunicato stampa:

170321 Int – La Provincia incontrerà gli ex dipendenti Whirpool

 

 

Foto: archivio Pat

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – La risposta del presidente Rossi a un’interrogazione del consigliere Degasperi. Dal 2014 al 2016 cinque società partecipate della Pat hanno utilizzato i vaucher. Spesi 98.840 euro.

​​Cinque società partecipate dalla Provincia hanno utilizzato nel triennio 2014-2016 i voucher da 7,50 euro netti all’ora per assunzioni temporanee legate a progetti o a lavori occasionali, spendendo complessivamente 98.840 euro, 73.720 dei quali riconducibili all’Opera universitaria di Trento. I dati emergono dalla tabella allegata alla risposta che il presidente della Giunta provinciale Ugo Rossi ha fornito ​a un’interrogazione del consigliere Filippo Degasperi, del Movimento 5 stelle.

Dal prospetto risulta che l’Opera universitaria ha assunto in tutto con i vaucher 42 studenti per attività di supporto a favore di studenti con disabilità, una persona in disoccupazione per attività a carattere straordinario presso l’area gestione del patrimonio e 6 lavoratori in mobilità e/o in disoccupazione assegnati all’area gestione del patrimonio.

A seguire, la tabella rivela che dal 2014 al 2016 si sono serviti dei vaucher anche Trentino Sviluppo per sei prestazioni pari ad un valore complessivo di 8.970 euro (supporti temporanei ufficio strategia e innovazione, ufficio sistemi informativi, ufficio risorse umane e organizzazione, area stampa e comunicazione), l’Istituto Cimbro Kurturinstitut Lusern per 88 prestazioni costate in tutto 8.120 euro (assistenti animatori nella colonia estiva cimbra), la Fondazione trentina Alcide Degasperi per 144 prestazioni del valore di 4.320 euro (per visite guidate nelle strutture museali), e infine Trentino School of management per 371 prestazioni che hanno comportato una spesa di 3.710 euro (attività svolte da una risorsa con profilo amministrativo contabile per momentanea scopertura del servizio, e attività svolte da una risorsa con profilo segreteria per momentanea scopertura del servizio).

 

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Ufficio stampa Wind Tre) – Wind Tre aderisce a “Earth Hour”, importante evento globale sui cambiamenti climatici, promosso dal Wwf, che invita gli “abitanti del pianeta” a spegnere le luci per un’ora il 25 marzo alle 20:30. Si tratta della più grande mobilitazione mondiale contro il cambiamento climatico e a favore di uno stile di vita sostenibile.

Wind Tre spegnerà le luci di tutti gli uffici e le relative insegne delle proprie sedi. L’azienda, inoltre, inviterà i suoi clienti (31,3 milioni sul mobile e 2,7 milioni sul fisso), sui propri canali di comunicazione, web e social, a sostenere il Wwf attraverso una telefonata o l’invio di un sms del valore di 2 euro al 45556 fino al 28 marzo.

L’iniziativa conferma l’impegno di Wind Tre su clima ed energia e il supporto ai progetti del Wwf, nonché agli obiettivi definiti congiuntamente che includono iniziative di sensibilizzazione rivolte a dipendenti e clienti sulla necessità di innovare gli attuali modelli di produzione e consumo, per renderli compatibili con le risorse del nostro pianeta.

Wind Tre ha deciso così di continuare ad investire in efficienza energetica, per il periodo 2017-2019, e prevede di ridurre in maniera significativa le proprie emissioni di CO2 per unità di traffico.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Camera dei Deputati) – Intervento Boldrini a presentazione relazione Garante dei detenuti; Sala della Regina, Montecitorio.

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“Saluto la Ministra per i rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro, il Sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, il Presidente del Garante Nazionale Mauro Palma, le componenti del Collegio Daniela de Robert e Emilia Rossi, le autorità, i parlamentari e tutti voi che siete qui presenti.

Mi fa veramente piacere ospitare qui alla Camera dei deputati la prima relazione al Parlamento del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

La prima, perché l’istituzione di questo organo indipendente di garanzia è molto recente. E’ uno dei frutti più significativi di una legislatura, come quella attuale, che si è molto impegnata sui temi della giustizia, della condizione dei detenuti e delle carceri italiane.

Il Governo e il Parlamento hanno lavorato in modo intenso in questo ambito, spinti dalla sentenza di condanna nei confronti dell’Italia – sentenza che non ci faceva certo onore – per il sovraffollamento delle carceri che la Corte Europea dei diritti dell’uomo aveva emesso l’8 Gennaio del 2013, poche settimane prima dell’inizio della legislatura.

Ma spinti anche dalla consapevolezza che il dettato costituzionale e i principi dello Stato di diritto non consentono “ trattamenti contrari al senso di umanità”, “trattamenti inumani e degradanti”. Ce lo ricorda anche Voltaire: “il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”.

I diversi provvedimenti approvati dalle Camere hanno consentito una significativa riduzione della popolazione detenuta. E questo è il presupposto per fare un buon lavoro, perché in una situazione di drammatico sovraffollamento non solo si condannano i detenuti ad una pena aggiuntiva di particolare disagio che nessun tribunale ha mai deciso e che non consente alcun riscatto, ma è impossibile programmare e svolgere con efficacia tutte quelle attività finalizzate al recupero e al reinserimento sociale del condannato che è, secondo la Costituzione, ciò a cui la pena deve tendere. Come si fa, quando in una cella ci sono 6-8 persone ammassate? Lì esce il peggio della persona, se possibile.

Adesso che abbiamo ridotto il numero delle persone, diminuito il sovraffollamento, bisogna fare tutto il resto. E per farlo serve la collaborazione di tutti: delle istituzioni nazionali, degli enti locali e delle forze sociali, perché lo dobbiamo al nostro Paese.
In questo contesto il ruolo del Garante Nazionale, così come di quelli regionali, diventa necessario e prezioso per la sua funzione di vigilanza e di garanzia del rispetto dei diritti non solo dei detenuti ma di tutte le persone private della libertà personale: quelle affidate alla custodia nei luoghi di polizia, nei Centri di identificazione e di espulsione; quelle che si trovano nei cosiddetti hotspot, un’altra dimensione sulla quale è forse il caso di andare a fondo, mi permetto di suggerire; quelle che sono nelle residenze in esecuzione delle misure di sicurezza psichiatriche, o sottoposte a trattamenti sanitari obbligatori. Un enorme lavoro da fare, per il Garante.

Mi preme, in questo contesto, che sia chiara una cosa. Garantire questi diritti alle persone detenute non è altra cosa rispetto all’obiettivo di garantire la sicurezza, di rendere le nostre città e le nostra società più sicure. Torna nel dibattito pubblico e sui mezzi d’informazione il tema della sicurezza. C’è chi lancia l’allarme in totale controtendenza rispetto ai dati oggettivi e alla relazione che il Ministro dell’Interno ha fatto alle Camere:  diminuiscono gli omicidi, i furti, le rapine, ma nel nostro Paese sembra che ci sia, secondo la narrazione, un Far West.

Non è così. Grazie allo sforzo di tanti, delle forze dell’ordine, non è così. Eppure c’è questa percezione che esiste, e dobbiamo farci i conti. Sarebbe un errore dire: “è una percezione, non è un problema reale, quindi andiamo avanti”. No, bisogna anche capire perché, chiedersi perché ci sia questa percezione. E quali siano le risposte da dare.

Io penso che una società è più giusta e viene percepita come tale quando si fanno alcune cose. Una società è più sicura e viene percepita come più sicura se è coesa, se è inclusiva, se ha gli strumenti per vincere la solitudine nella quale vivono le fasce più deboli della popolazione. Persone che nelle nostre città hanno paura di uscire perché sono sole. Gli anziani, i nuovi poveri, i giovani senza lavoro. Si sentono insicuri, nonostante non ci siano elementi di insicurezza, perché si trovano senza protezione sociale.

Per far sì che i nostri concittadini abbiano una percezione diversa, bisogna creare una società che sia capace di non lasciare indietro le persone, aumentare il senso di appartenenza ad una comunità. E una città viene percepita come più sicura non solo grazie al lavoro degli apparati di sicurezza, ma anche se le sue strade sono illuminate, se i suoi parchi pubblici sono curati e frequentati dalle famiglie, se non ci sono rifiuti ammassati nelle piazze, se iniziative culturali e sociali riescono ad animare la vita notturna. Ognuno di noi ha avuto sdegno nel vedere immondizie, ha avuto paura nell’attraversare una strada buia.

Su questo si devono concentrare gli sforzi di Sindaci e amministrazioni comunali se vogliono che le loro città vengano percepite come più sicure. Non c’è bisogno che si occupino di altro. E già questo per loro è un compito gravoso: rendere le nostre città più vivibili.
E preoccuparci delle condizioni di chi vive e lavora nelle carceri non significa mostrarsi indulgenti verso chi ha commesso reati: qualcuno userebbe questa parola odiosa, ‘buonisti’.  Significa anche preoccuparci della sicurezza collettiva, perché restituire alla società una persona migliore rispetto a quella che ha fatto il suo ingresso in carcere, è nell’interesse di tutta la collettività.

In questi 4 anni da Presidente della Camera ho visitato diversi carceri. Il mese scorso sono stata a Bollate (Milano) dove, come sapete, è in atto un progetto a custodia attenuata volto alla graduale inclusione sociale dei detenuti, soprattutto attraverso il lavoro. Ho visto la differenza che c’è tra chi sta in carcere lavorando, facendo un percorso, e chi sta in carcere senza nessuna prospettiva di riabilitazione.Le carceri dove vengono sviluppate esperienze di questo tipo sono definite degli esempi.

Ma non dovrebbero rappresentare isole felici, un’eccezione. Tutti dovrebbero pensare a farlo, anche con l’inclusione della società del luogo: a Bollate hanno fatto un asilo dove vanno i figli delle persone del quartiere; le aziende danno lavoro e chi è dentro lavora su tre turni, ed ha la voglia di rimettersi in piedi, con dignità. Perché chi ha sbagliato deve avere una seconda chance, in un Paese democratico.

E perché questo sia possibile abbiamo tutti un gran lavoro da fare, caro Garante: voi, ma non solo voi. Mi sento di dire che noi come Camera continueremo in questo impegno, lo porteremo avanti perché riteniamo che questo sia una dei temi prioritari, una cartina di tornasole del livello del livello di democrazia del nostro Paese”.
 

 

 

 

 

Foto: © Archivio fotografico Camera dei Deputati

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali) – Il Decreto Legge 17 marzo 2017, n° 25, “Disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti”, dispone, al primo comma dell’articolo 1, l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 51 del Decreto Legislativo n°81/2015 relativi alla disciplina del lavoro accessorio.

Al comma 2 la norma prevede che possano essere utilizzati fino al 31 dicembre 2017 i buoni per prestazioni di lavoro accessorio richiesti alla data di entrata in vigore dello stesso decreto.

A tale proposito, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali chiarisce che l’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio, nel periodo transitorio sopra ricordato, dovrà essere effettuato nel rispetto delle disposizioni in materia di lavoro accessorio previste nelle norme oggetto di abrogazione da parte del decreto.

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Voucher; Ministero del lavoro, nel periodo transitorio dovranno essere utilizzati nel rispetto delle norme previgenti
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