LETTERE AL DIRETTORE

Egr. direttore, il dibattito che riporta gli interventi dei candidati sindaci di opposti schieramenti fornisce alcune prese di posizione che necessitano alcuni chiarimenti da parte nostra, sebbene non ci si possa firmare con la stessa dichiarazione d’intenti. Nella prima parte, dedicata al candidato sindaco del centrodestra, egli ripropone nuovamente il suo mantra dei personalismi. Non vogliamo alimentare nuove polemiche ormai sterili e inutili per quanto ci riguarda, ma la realtà dei fatti che viene proposta unilateralmente avrebbe dovuto far riflettere e non imporre diktat.

La sera in cui venne proposto il nome di Alessandro Baracetti ci furono reazioni diverse: coloro che lo proposero ne erano già convinti, Progetto Trentino e Udc scelsero diversamente non condividendo alcune situazioni, AGIRE per il Trentino scelse invece di dare fiducia a questa figura. Nessuna riserva mentale sebbene ci si trovasse a sostenere un candidato mai visto né conosciuto, accettato a scatola chiusa senza conoscerne virtù e limiti.

A dimostrazione di questo, dopo pochi giorni venne invitato a presentarsi davanti al nostro coordinamento, con oltre 30 persone presenti e domande e foto di rito. Anche il fatto di non essere mai mancati ad alcun appuntamento di coalizione in forma convinta e propositiva avrebbe dovuto essere visto come ulteriore dimostrazione di fiducia. Purtroppo lo scenario venutosi a creare ha imposto dei cambiamenti e durante il periodo di stop impostoci abbiamo continuamente rilanciato proposte in seno alla coalizione.

I dubbi che poi abbiamo espresso avrebbero dovuto aprire un confronto e una riflessione: la coalizione a livello comunale ha smarrito per strada Progetto Trentino, Udc e Civica Trentina e in questo momento Agire per il Trentino voleva dimostrare alcune perplessità dovute a fatti concreti e non a riserve mentali pregresse, come dimostra anche la lucida analisi del sen. De Bertoldi di Fratelli d’Italia. Forse qualcuno avrebbe dovuto porsi delle domande e concedere un confronto invece di condannarci con epiteti offensivi (“serpi in seno”, “avvelenatori di pozzi” ecc.) e cacciarci da una coalizione che abbiamo contribuito convintamente a costruire quando “essere di centro-destra” non era sicuramente facile – o conveniente – come lo può essere oggi.

La seconda parte del dibattito, invece, giustifica in tutto e per tutto la voglia di un cambio di governo comunale. Il candidato sindaco della coalizione di centrosinistra parla infatti di un ripensamento della mobilità imposto dalla situazione che stiamo vivendo ma tutti sappiamo che se guardiamo i programmi della coalizione stessa che lo sostiene, risalendo addirittura al 2009, questi ripensamenti erano già proposti: sviluppo delle ciclabili, trasporto pubblico locale rivisto con treno o metrò di superficie, corsie preferenziali per gli autobus e obiettivi di diminuzione del traffico privato fino al 20% in dieci anni.

Questi anni sono passati e ognuno è libero di farsi la propria idea in merito ma i risultati parlano molto chiaro su quanto l’amministrazione abbia mancato questi obiettivi. Ricorda inoltre i numerosi edifici dismessi da anni, rimasti nell’oblio e nel degrado senza alcuna progettualità.

Riporta inoltre le difficoltà dei cittadini e delle imprese a rapportarsi con gli uffici comunali. Questo e altro sono i punti su cui potrà e dovrà essere giudicata l’attuale amministrazione che – è bene ricordarlo – in questi 10 anni avrebbe dovuto “governare la città” e non lasciarla deperire nell’immobilismo. Agire per il Trentino nel frattempo si impegna a cercare proposte concrete e situazioni di collaborazione nuove che possano portare a un modo di fare politica diverso, senza permetterci di dire che sia un modo di fare politica più alto o più basso di altri, ma semplicemente diverso.

 

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Mauro Corazza

Coordinatore territoriale di AGIRE per il Trentino per la Città di Trento

Per le prossime elezioni amministrative TRENTO 2020 si sta pian piano definendo la nuova coalizione di centro, o almeno si spera sia in via di definizione. Da un lato la candidata Silvia Zanetti sostenuta dal gruppo SI PUÒ FARE, mentre dall’altro il candidato Marcello Carli, sostenuto da AGIRE PER IL TRENTINO e, forse, da altre liste (quantomeno una lista a sostegno di Marcello Carli).

Il mio auspicio, come quello di molti, è che i due candidati ragionino sin da subito insieme in modo da evitare la presenza di 2 candidati di un centro autonomo che a Trento, oggi, è inesistente. Solo così l’area centrista può avere forza, altrimenti il voto per il centro va in dispersione a favore del candidato del centrosinistra – autonomista Franco Ianeselli.

Sui social leggo che qualche esponente, che oggi sostiene Franco Ianeselli, evidenzia l’esistenza di “un’area di centro che sostiene esternamente Franco Ianeselli composta da PATT e +TrentoViva”.

Si sostiene anche che l’area di centro che nascerà nulla ha a che fare con il centro in quanto al ballottaggio sosterrà il candidato della Lega Baracetti.

Leggo quindi due errori grossolani, a mio modo di vedere. In primo luogo ritengo che un’area di centro che oggi sostiene il candidato sindaco Franco Ianeselli al primo turno non può definirsi di centro: una chiara esposizione di questo tipo non può appartenere a chi si reputa apartenente ad un’area moderata.

In secondo luogo l’area di centro che sta nascendo si presenterà AUTONOMA al primo turno e non a sostegno di altri candidati: gli obiettivi saranno ben chiari, e cioè ARRIVARE AL BALLOTTAGGIO! Se l’area centrista si presenta autonoma al primo turno significa che sarà una vera e propria area autonoma e non “legata alla destra”. Interessa poco chi appoggerà al secondo turno, in quanto l’identità delle forze politiche la si vede al primo turno.

Fa sorridere che UPT, ITALIA VIVA e PATT evidenzino che il loro accordo con Ianeselli non li identifica nella coalizione di centrosinistra – autonomista… Se davvero si definissero centriste avrebbero dovuto avere il CORAGGIO di staccarsi da PD e FUTURA. Essere in coalizione con PD e FUTURA identifica ITALIA VIVA, PATT e UPT come appartenenti alla “sinistra” di PD e FUTURA.

Ripeto pertanto il mio auspicio: evitare che Marcello Carli e Silvia Zanetti si presentino separati alle prossime elezioni amministrative di TRENTO 2020: se i 2 candidati uniscono le forze, il risultato dell’area centrista potrà essere molto interessante. VOLERE È POTERE… vedremo l’evolversi della situazione in queste settimane!

 

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Lorenzo Rizzoli – Presidente #INMOVIMENTO

Accordo Italia-Qatar. Pericoloso varco per il proselitismo dell’islam radicale. Il Governo italiano ha siglato un accordo con il Qatar che sancisce la possibilità per lo Stato asiatico di finanziare facoltà universitarie, borse di studio progetti culturali e attività di insegnamento della lingua araba in Italia. Tale accordo implica, a nostro avviso, la necessità di un’analisi sulle conseguenze che esso potrebbe portare con sé. Se infatti è innegabile che sia possibile stipulare accordi con qualsiasi Paese straniero, è vero anche che in casi come quello in esame ciò possa comportare dei problemi più importanti di quanto si possa immaginare.

Sappiamo che il Qatar è una delle nazioni che finanziano l’organizzazione dei Fratelli Musulmani, che intendono perorare la causa politica della religione islamica, inserendosi nelle strutture di Stati democratici come il nostro per mettere in atto delle modifiche sostanziali che riportino ad un Islam delle origini, da essi ritenuto vera e giusta guida dell’agire politico-amministrativo. L’accordo siglato garantisce al ricchissimo Paese orientale i canali per entrare ed operare nel tessuto sociale e culturale italiano, con delle teste di ponte di rilevante peso come Università e fondazioni. Progetti quali l’insegnamento della lingua araba segnano, secondo noi, molto più che una normale diffusione di una lingua estera. Fungono da primi, ma decisivi passi, di una sommersa ma sempre più rilevante, influenza islamica nella vita di un Paese dalle solide e storiche radici cristiane.

Non vi è infatti dubbio alcuno che sin da epoca romana, l’Italia abbia visto attecchire in maniera crescente la religione cristiana, che ha dato forma e connotati ad una civiltà moderna, pluralista e tollerante come quella che noi stessi viviamo nell’oggi. Non dimentichiamo poi che la sfera politica dell’Italia ha visto sin dal XIX secolo movimenti di ispirazione cattolica, e poi la lunghissima e iconica storia della Democrazia Cristiana, indiscussa leader nell’agone politico del Novecento, nonché baluardo contro la possibile ascesa al potere dello spettro comunista.

Una società come quella italica, fortissimamente permeata dalle consuetudini e dalle pratiche della religione cristiana, vero trait d’union del tessuto connettivo quotidiano della nostra esistenza, rischia quindi nel prossimo futuro (o forse già nel presente) di essere disgregata al suo interno da una strisciante islamizzazione, che on può che partire dalla diffusione della lingua. Inoltre, il fatto che il Qatar disponga di somme ingentissime, fa sì che enormi risultino le sue possibilità di creare dei capisaldi culturali, che vadano poi a estendere la loro azione al propagare le peculiarità della religione e della vita islamica, quali la considerazione perlomeno discutibile, della condizione e del ruolo donna nella società, condizione di assoluta inferiorità e priva dei diritti fondamentali riconosciuti alla persona nelle società evolute occidentali.

Tutto ciò ci riporterebbe da un lato indietro di secoli rispetto ai giusti progressi che la società italiana ha fatto, pur tra mille esitazioni, dall’altro ci esporrebbe pericolosamente a delle derive di tipo autoritario, venate di accenti imperialisti, che nocumento infinito porterebbero per noi tutti. Siamo certi che sarebbe poi troppo tardi per tornare indietro, una volta che l’Islam si fosse radicato magari anche con sue proprie liste nei consigli comunali e regionali.

Non va tralasciato di ricordare che per sua natura, tale religione punta al proselitismo continuo e quasi forzato. Pensiamo che la civiltà millenaria di cui l’Italia è culla, non possa piegarsi di fronte a scelte scellerate come quella del Governo Conte, che dimostra ancora una volta una mancanza di visione ed una inadeguatezza clamorosa nell’affrontare le sfide del mondo di oggi, specie in campo di politica estera.

Purtroppo, le teorie progressiste e di estrema sinistra, giocano ancora una volta il ruolo di motori di decisioni che rischiano di trascinarci verso un oscurantismo ed un regresso politico-culturale cui tutti dobbiamo fortemente opporci.

 

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Gabriella Maffioletti
Vice coordinatrice Forza Italia Trentino

Il lockdown degli ultimi mesi ci ha portato in dote una novità nello scenario politico per le prossime comunali di Trento. Si torna a parlare di grandi manovre al Centro.

La questione che si pone è però quali e soprattutto quanti centri ci sono?

Nella coalizione di SiAmo Trento possiamo fare riferimento a Italia Viva dell’ex senatrice del centrodx Donatella Conzatti che schiera vari transufughi provienienti dall’UPT e dal Partito democratico.

Assieme all’ex sindacalista della Cgil anche i pochi reduci dell’UPT (non più del Cantiere Civico Democratico del 2015) e Azione di Calenda e di Mario Raffaelli, un altro volto nuovo della politica trentina.

Come non dimenticare poi Paolo Piccoli, il notaio-Presidente del giornale l’Adige, democristiano di lungo corso prestato alla causa di sinistra perché non sia mai che una campagna elettorale possa essere fatta senza un giornale a servizio del Candidato che parte con i favori del pronostico.

Nel centrodestra troviamo ancora Forza Italia, ben lontana da quelli che furono i fasti berlusconiani di un tempo e che in Trentino non ha mai veramente sfondato, ma che rappresenta pur sempre i liberal-popolari.

Al centro dello scacchiere, in posizione di baricentro rispetto alle due coalizioni situate agli estremi, sono rimasti la candidata di SI PUO’ FARE Silvia Zanetti e l’ex consigliere provinciale Marcello Carli, sostenuto dalla DC e da Agire di Cia che è recentemente fuoriuscita dal centrodestra.

In questo quadro così frastagliato, colgo però anche un’opportunità unica per molti centristi e per quella parte piu’ pura del mondo autonomistico che si è vista costretta a “digerire il rospo” del patto Rossi-Ianeselli stipulato verosimilmente più per un mero scambio di favori reciproci piuttosto che per questioni di ideologia e di visione politiche.

Questa occasione va colta al più presto semplicemente per un motivo: il centro, almeno in Trentino, è sempre stato importante per il buon governo dell’autonomia e per riequilibrare le coalizioni.

Per provare a rendere finalmente operativo questo progetto politico servono visione politica, generosità e lungimiranza.

Sono qualità che un politico dovrebbe possedere nel suo DNA e che deve mettere in campo anche quando l’egocentrismo sembra possa prendere il sopravvento. Sembra banale, ma non lo è affatto perché anche la Politica ha le sue regole e quella più importante prevede che siano i partiti a decidere di coalizzarsi a sostegno di un progetto politico e a scegliere – tutti assieme-quale sia il Leader più adatto a rappresentarlo.

L’appello che mi sento di lanciare è rivolto a Silvia Zanetti e allo stesso Marcello Carli che possono ovviamente cogliere questa possibilità oppure decidere di non coglierla affatto.

Da una cosa però non si puo’ mai scappare: “o la Politica la si fa o la si subisce”.

 

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Dott. Andrea Merler

Caro direttore, questo mio intervento richiede purtroppo una pubblicazione urgente che spero abbia desiderio di accogliere. E’ urgente perché si tratta dei nostri figli e di tutti quei ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori che a brevissimo termineranno l’anno scolastico in questa insolita e tristissima nuova modalità e forse possiamo ancora fare qualcosa prima che sia troppo tardi.

Isabella Conti, sindaco di S. Lazzaro di Savena e vincitrice del titolo “Sindaco più amato d’Italia” – rivolgendo la sua attenzione verso i più piccoli – ha deciso di impegnarsi al fine di organizzare una festa per l’ultimo giorno di scuola. La location scelta è uno dei parchi più belli della città dove degli hula-hoop colorati e ben distanziati tra loro garantiranno il distanziamento tra i bambini e daranno la possibilità a tutti di festeggiare e salutare i propri compagni prima delle vacanze estive.

A mio parere questa è un’opportunità che i Comuni trentini non dovrebbero lasciarsi sfuggire ed è quindi con questo intervento che chiedo agli organi competenti di attivarsi per fornire ai nostri bambini di non perdere questo importantissimo rito, il quale permetterebbe altresì di dare una parvenza di normalità al nostro futuro che avanza.

 

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Michael Iuni

Qualunque trattativa, in qualunque ambito della vita privata come di quella pubblica, conosce una o più fasi riservate, grazie alle quali le parti si incontrano fuori dalla portata dei riflettori, per parlarsi fuori dai denti e capire se ci siano e quali possano essere i margini effettivi d’intesa. Mi auguro che, nella delicata e decisiva trattativa finanziaria tra il Governo e le Province autonome di Trento e di Bolzano, dopo la fase dell’ufficialità, con gli incontri tra il ministro Boccia e i presidenti Fugatti e Kompatscher e l’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, del decreto “Rilancio”, sia in corso la necessaria fase informale e riservata del negoziato. Una fase che non esclude anche una dose controllata di polemica e perfino di propaganda di parte.

Le posizioni segnate dall’articolo 111 del decreto sono del resto ancora distanti, sia in termini finanziari che in termini istituzionali. Ed è comprensibile e fisiologico che gli attori del negoziato vogliano usare la risorsa strategica della comunicazione pubblica per rafforzare il proprio potere contrattuale, in vista dell’auspicabile correzione della norma. Vedremo e valuteremo alla fine dell’iter parlamentare di conversione in legge del decreto, se e quali saranno i correttivi apportati in esito alla trattativa.

Naturalmente la propaganda è un’arma che va usata con sapienza, altrimenti si rischia di farsi del male da soli. È quel che purtroppo è accaduto al presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder, che nell’intervento pubblicato su “L’Adige” di domenica scorsa, non ha resistito alla tentazione di utilizzare la trattativa finanziaria in chiave propagandistica: non, si badi bene, a sostegno delle buone ragioni della nostra autonomia speciale, bensì per assai più modesti obiettivi di polemica con i suoi vecchi compagni di partito o di coalizione, i presidenti Rossi e Dellai, ai quali egli rimprovera in sostanza di aver firmato due accordi, divenuti poi parte del nostro Statuto, più attenti alle ragioni dello Stato che a quelle del nostro sistema autonomistico.

Per raggiungere un mediocre obiettivo di parte, Kaswalder ha così offerto su un piatto d’argento, alla controparte governativa delle Province autonome, una tanto infondata quanto autorevole, dato lo scranno da cui proviene, interpretazione degli accordi del 2009 e del 2014: una interpretazione che potrà essere usata a Roma contro di noi, contro gli interessi e le ragioni della nostra autonomia speciale. Il danno è talmente grave che ora spetta al presidente Kaswalder valutare la compatibilità della sua permanenza alla guida del Consiglio provinciale con la necessaria gestione degli effetti negativi della sua infondata e improvvida iniziativa.

Che il danno prodotto sia grave lo ha dimostrato la discesa in campo, a fianco di Rossi e Dellai, del presidente della Regione e della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher. Intelligenti pauca sufficiunt. Alle inoppugnabili repliche di merito di Kompatscher, Rossi e Dellai, mi permetto di aggiungere solo una considerazione: il Patto di garanzia impone al nostro sistema autonomistico Regione-Province di concorrere agli obiettivi di finanza pubblica dello Stato del quale anche noi facciamo parte, in strettissima ed esplicita correlazione con l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.

Proprio questa correlazione, in una fase di sospensione, in chiave anticiclica, dei vincoli europei è, a mio modo di vedere, il principale argomento a sostegno della proposta di sospendere i relativi obblighi a carico delle nostre autonomie speciali. Una proposta sulla quale il Consiglio provinciale si è espresso pochi giorni fa, approvando all’unanimità un ordine del giorno proposto dalle minoranze, a prima firma Ugo Rossi: un segnale forte, di concordia autonomistica, che sarebbe spettato, a chi quel Consiglio presiede, interpretare e valorizzare.

 

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GIORGIO TONINI

Capogruppo regionale e provinciale del Pd

 

Valle di Fassa.Quali stimoli e quali proposte per la ripartenza? Questa pausa forzata a causa del COVID-19 ci ha spinto a fare qualche riflessione in merito alla realtà socio-culturale ladino-fassana nella sua dimensione appunto sociale, culturale, identitaria ed economica. Il contesto attuale, frutto di un’evoluzione economica caratterizzata da una forte propensione al turismo, pone la Valle di Fassa in una posizione ammirevole sotto diversi punti di vista, anche se ora alla luce degli effetti del virus, tutto sembra assumere contorni piuttosto confusi, sfuocati, subordinati a nuove costrizioni e restrizioni; una percezione che rende tutti noi per certi versi impreparati e che ci pone di fronte a nuovi quesiti. Ebbene, proprio tali particolari circostanze costituiscono per i sottoscritti lo stimolo per proporre qualche riflessione che desideriamo condividere apertamente, a cominciare dalla questione ladina della Valle di Fassa.

Se da un lato, come accennato, in questi decenni la valle è cresciuta sotto l’aspetto turistico, dall’altro è cresciuta anche per quanto concerne la tutela culturale e linguistica, con norme statutarie e provinciali a difesa del suo status di minoranza ladina. Tuttavia, volendo fare oggi un bilancio su ciò che tutte queste leggi hanno effettivamente prodotto, il limite più evidente è che nel complesso non hanno portato una vera ed effettiva politica volta a perseguire efficacemente i fini di tutela delle minoranze linguistiche locali. Il modello autonomista trentino vede sicuramente un quadro giuridico articolato e moderno di salvaguardia, ma purtroppo molte norme risultano essere ininfluenti sotto il profilo della reale efficacia.

Tra l’altro, il continuo accostamento della realtà ladina fassana, promosso dal contesto provinciale, alle minoranze mochena e cimbra non è mai riuscito ad innescare un vero processo virtuoso in grado di produrre effetti favorevoli per tutti; anzi, al contrario, la comunità fassana si è ulteriormente allontanata dal resto dei ladini dolomitici, è diventata nel tempo più autoreferenziale e la sua spinta propositiva ha finito per esaurirsi ed annullarsi di fronte alle altre due realtà – mochena e cimbra – che arrancano nelle politiche di tutela e che sembrano piuttosto avere altre priorità. Tale assetto, invece di essere propulsore per tutte le minoranze linguistiche trentine, favorendo magari occasioni di crescita comune anche in virtù dell’applicazione delle norme, nel corso degli anni ha finito per affievolire e ridimensionare il concetto più originale di minoranza linguistica, relegandola a qualcosa di folcloristico o poco più.

In sostanza, la politica delle minoranze in Trentino sembra che si esaurisca con il quadro normativo, senza valutarne conseguenze, effetti e ricadute reali. Il risultato, perlomeno per la Valle di Fassa, è quello di ritrovarsi un notevole pacchetto normativo e un contesto che tuttavia non solo non produce quanto auspicato, ma oggi non consente nemmeno di accedere a nuovi stimoli e opportunità di confronto con le altre vallate dolomitiche.

Curioso ma altrettanto significativo risulta essere, in parallelo, anche il contesto economico e turistico della Valle di Fassa la quale viene considerata come un’eccellenza del turismo trentino e viene vista acriticamente come una realtà molto organizzata, ben solida e strutturata. Così, anche in questo caso negli anni è maturato un senso di autoreferenzialità, dovuta più a ciò che Fassa evoca al di fuori rispetto a ciò che è realmente.

Tuttavia, non è sufficiente accontentarsi di ciò che gli altri credono o pensano; ogni contesto sociale ed economico ha bisogno di un confronto continuo con i rispettivi partner / competitor, deve poter mettere in discussione i propri punti di forza e di debolezza, in poche parole deve guardarsi attorno, fare analisi e valutazioni per adottare politiche innovative, fatte di interventi e investimenti mirati e circostanziati per progredire e migliorare. A nostro avviso quindi la Valle di Fassa di oggi, anche in un’ottica di rilancio generale, ha bisogno di aprire una nuova fase, una nuova finestra capace di apportare nuovi stimoli, nuovi confronti, linfa nuova sia sotto il profilo culturale e sociale che economico. Fassa deve poter avviare una nuova stagione fatta appunto di analisi critica, iniziative e proposte innovative in grado di proiettarla verso il futuro.

Nel caso specifico, riteniamo che gli elementi cardine capaci di aprire questo nuovo processo sono da ricercare nel modello socio-culturale sudtirolese. Sotto il profilo culturale e linguistico, infatti, se Fassa vuole continuare a mantenere la propria identità ladina, deve necessariamente fare riferimento alle vallate ladine di Gardena e Badia, anche perché oggigiorno, la storia ha dimostrato che è unicamente questo il “modello ladino” che si è rivelato vincente sotto il profilo identitario, linguistico e culturale. Solamente il contesto trilingue può consentire anche alla lingua ladina di trovare una propria dimensione dignitosa, realmente e concretamente riconosciuta e valorizzata.

Ma anche sotto il profilo economico e turistico, gli stimoli di cui oggi ha bisogno la particolare collocazione geografica e il contesto ambientale della Valle di Fassa provengono appunto dall’area sudtirolese. Il turismo di montagna, le infrastrutture, i servizi e gli investimenti locali, i collegamenti con le vallate – stradali e ferroviari – nonché la salvaguardia del territorio e il sostegno dei contadini di montagna, sono tutti aspetti che richiedono per l’ambiente fassano un’attenzione corrispondente a quella adottata sul versante altoatesino.

Per tutti questi motivi, in un’ottica di RILANCIO POST COVID-19, la Valle di Fassa non può prescindere dai massicci dolomitici come il Sella, il Catinaccio, le vallate limitrofe come Gardena, Badia, Alpe di Siusi, le città di riferimento come Bolzano, nonché il modello socio-culturale sudtirolese che vede nel pluringuismo l’elemento fondante del proprio assetto identitario, culturale, economico e politico.

Alla luce di quanto detto, a nostro avviso, nella nuova ed inedita situazione attuale è necessario che la Valle di Fassa apra una riflessione a 360 gradi per ricercare e creare le giuste e migliori condizioni in funzione di una efficace e fruttuosa RIPARTENZA. E’ necessario riflettere per mettere le basi di un percorso che porti non solamente alla prossima stagione turistica, ma per costruire un futuro più dinamico, capace di mettere in gioco tutte le potenzialità e fare interagire tutti gli attori locali nell’ambito della rispettiva sfera sociale, identitaria, economica e culturale ispirandosi appunto al modello socio-culturale sudtirolese che costituisce e ben rappresenta la sintesi di tutte le peculiarità anzidette.

 

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Dorich Giancarlo e Zanoner Riccardo

La parte tributaria del Comune di Trento, come poi quella di tutti i Comuni, è fortemente legata a leggi nazionali e provinciali. Ciò nonostante esiste, in capo ai Comuni, una certa elasticità al fine di poter decidere sia in materia di TASSA RIFIUTI, sia in materia di IMIS, sia in materia di COSAP (TOSAP a livello nazionale).

Occorre precisare che il Presidente della Provincia Autonoma di Trento ha emesso un’ordinanza con la quale ha differito a settembre 2020 il pagamento dei tributi locali COSAP, TARI, CANONE ACQUEDOTTO E FOGNATURA, DEPURAZIONE DELLE ACQUE, IMPOSTA PUBBLICITA’, TOSAP E TARI, TASSA RIFIUTI.

Da più di un mese l’assessore comunale di Trento Stanchina ha fatto visita a molte attività commerciali del centro città al fine di valutare un ampliamento della superficie concessa per i plateatici: in sintesi, armato di metro, ha fatto visita alle attività ricettizie (bari e ristoranti) al fine di ragionare insieme agli imprenditori locali su eventuale incremento della superficie esterna da dedicare a plateatico. L’ampliamento di superficie dovrebbe essere (mi auguro) esente da maggiorazioni rispetto a quanto dovuto in partenza. Se da un lato fa “sorridere” vedere l’assessore comunale con metro in mano (vedasi le foto apparse sulla stampa locale), dall’altro lato si nota il “gran da fare” dell’assessore e, pertanto, ne va un plauso per la sua presenza in questo periodo di COVID-19.
Pertanto, per quel che concerne la COSAP, l’agevolazione provinciale consiste nel differimento del versamento del tributo a settembre 2020, mentre l’agevolazione comunale consisterebbe, se ho ben capito, nell’estensione della superficie da destinare a plateatico senza alcun onere aggiuntivo.

La Provincia Autonoma di Trento ha deliberato la “possibilità di concedere contributi ai locatori di immobili destinati allo svolgimento di attività produttive, commerciali o professionali o del terzo settore sospese dai provvedimenti statali volti a fronteggiare l’emergenza sanitaria in atto che rinunciano ai canoni di locazione relativi ai mesi di marzo, aprile o maggio 2020, anche se la sospensione è cessata alla data di entrata in vigore della legge provinciale. Il contributo concesso dalla Provincia è in compensazione fiscale a valere dall’anno 2021”. Pertanto la P.A.T. viene incontro ai proprietari di immobili ad uso diverso dell’abitativo, concessi in locazione, che non hanno rinunciato, in tutto o in parte, al canone di locazione relativo ai mesi di marzo 2020, aprile 2020 o maggio 2020; il “vantaggio economico” consisterebbe in un credito di imposta a valere dall’anno 2021. Vien da dire “grazie”, ma anche da “sorridere”, in quanto l’emergenza sanitaria e la crisi finanziaria e di liquidità è ora (maggio 2020), mentre nel 2021, si spera, staremo tranquilli. Vedremo comunque cosa deciderà la Giunta Provinciale in merito, anche se, concedere un credito di imposta nel 2021 per minori (in alcuni casi anche nulle) entrate da locazione ne secondo trimestre 2020 evidenzia che l’aiuto, anche se presente, arriva molto più tardi di quando è necessario!

I Comuni hanno la possibilità di modificare le aliquote IMIS e hanno anche la possibilità di introdurre agevolazioni. Perché non pensare ad una riduzione significativa dell’IMIS dovuta sia dai proprietari di immobili locati ad uso diverso dall’abitativo (commerciali, artigianali, produttivi, uffici), sia dai proprietari che esercitano attività commerciali, artigianali, produttive o professionali in immobili di proprietà? Sappiamo del differimento a dicembre dell’importo totale dovuto. Un azzeramento della prima rata (e quindi con pagamento del solo 50% dell’importo dovuto) potrebbe essere sostenibile per le casse comunali?
Analogo discorso per la TASSA RIFIUTI. Le attività commerciali (ad esempio i bar) pagano 4 rate trimestrali all’anno. Sappiamo tutti che i mesi di marzo 2020 (per almeno 2/3), aprile 2020 e metà maggio 2020 sono rimaste chiuse per OBBLIGO DI LEGGE. La P.A.T. ha disposto il differimento del versamento della tassa rifiuti a settembre 2020, ma mi aspetto un serio intervento da parte dell’amministrazione comunale con il quale si riduce drasticamente il tributo dovuto per l’anno 2020 (a causa, appunto, della chiusura forzata).

Sono convinto che si tratta di interventi importanti sul BILANCIO del Comune di Trento. Ma penso che la vicinanza concreta dell’amministrazione comunale sia molto ben vista da parte degli esercenti attività produttive. AZIONE CONCRETA = L’AMMINISTRAZIONE C’E’. Molti lamentano una “totale assenza” dell’amministrazione comunale in questo periodo di emergenza epidemiologica. Questo distacco va colmato con azioni incisive e messaggi che fanno capire che AMMINISTRAZIONE COMUNALE + CITTADINANZA + IMPRESE = COMUNITA’.

 

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Dottor Lorenzo Rizzoli

Si proroghi la convenzione dei centridiurni per i senza fissa dimora.

Fra pochi giorni 150 persone senza fissa dimora, che durante il lockdown erano state ospitate (in strutture trasformate in centridiurni), rischiano di finire per strada. Infatti il 31 maggio scade la convenzione per la gestione di queste strutture e la Provincia e il Comune, per ora, non sembrano intenzionati a prorogarla. Il diritto alla salute esiste anche per chi oggi non ha una casa in cui vivere. In questo momento in cui siamo ancora dentro la fase due della pandemia, prorogare la convenzione per altri 3 mesi mi sembra il minimo sindacale. È prioritario tutelare la salute di queste persone e al tempo stesso anche quella di tutto il resto della comunità. Serve da parte delle istituzioni un gesto di coraggio in un momento delicato.

 

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Jacopo Zannini

Consigliere Comunale Altra Trento a Sinistra

Fino ad oggi abbiamo assistito a due situazioni totalmente contrastanti nella vita politica della città di Trento in questa prima fase di preparazione alle prossime amministrative TRENTO 2020. Ci sono forze politiche che si sono collocate da una parte ed altre da altre parti, ma gli spostamenti sono stati dettati da “emozioni” contrastanti. Da un lato c’è chi ha avuto PAURA e dall’altro c’è chi ha avuto CORAGGIO.

La PAURA è stata la caratteristica di alcune forze politiche del centrosinistra autonomista (PATT e UPT) che, per paura di cambiare, hanno deciso di non spostarsi di un centimetro rispetto alla loro posizione.

La paura di essere criticati dal mondo più estremo della loro coalizione ha vinto e, pertanto, hanno deciso di rimanere in coalizione con forze politiche ben distanti da loro; hanno deciso di sostenere la candidatura del candidato Franco Ianeselli, dapprima criticato ogni giorno e poi diventato il loro “numero uno”. In diversi incontri avvenuti a novembre e dicembre 2019 le forze politiche più moderate (PATT e UPT appunto) erano ad un passo dal costruire un qualcosa di nuovo, diverso rispetto allo scenario politico presente sul territorio.

Contrarissime al sostenere l’ex Segretario Provinciale della CGIL, ed ora in prima fila durante la campagna elettorale. Ma per cambiare una certa situazione non bisogna avere paura, bensì coraggio. Il risultato lo abbiamo visto: la paura ha vinto. La PAURA è stata anche la caratteristica di alcune forze politiche di centrodestra che, succubi della forza della Lega, hanno sempre avuto paura di esprimere un proprio parere se in contrasto con quello leghista.

Il CORAGGIO è stata la caratteristica di alcune forze politiche di centro che hanno deciso di svincolarsi da una coalizione, il centrodestra, totalmente allo sbando. Dapprima l’UDC ha deciso di non sedersi più al tavolo delle trattative in quanto già notava “tanto fumo e poco arrosto”. Poi l’assessore Gottardi, assieme alla Lega, hanno stupito tutti “pescando” dal cilindro il candidato sindaco Alessandro Baracetti, avvocato di Trento. Nome non conosciuto dall’ambiente politico (per alcuni non conosciuto….e basta) che poteva mettere tutti d’accordo. E invece…. PROGETTO TRENTINO ha detto “no grazie”, staccandosi dal tavolo della coalizione di centrodestra dichiarando subito che l’accordo politico in consiglio provinciale resta e non si tocca. Ora è la volta di AGIRE PER IL TRENTINO che, stufa del “nulla” prodotto in due mesi dalla coalizione ha messo in discussione tutto, subendo gli attacchi (insensati e senza alcun fondamento) da parte del candidato sindaco Baracetti.

Oggi sul “piatto dei candidati” vi sono diversi nomi e, forse, ne verranno altri. Nessun candidato è ufficiale (per ufficiale intendo che ha compilato e depositato la documentazione presso gli uffici elettorali), in quanto l’emergenza epidemiologica COVID-19 ha slittato ogni appuntamento elettorale. Presentati alla stampa, oggi, ci sono i candidati Franco Ianeselli, Alessandro Baracetti, Filippo Degasperi, Martini, Pantano e Silvia Zanetti.

Quest’ultima candidata di SI PUO’ FARE, espressione di un mondo civico (Civica Trentina), Popolare (Progetto Trentino) e Autonomista (una “fetta” di Autonomisti Popolari), e presentata “al fotofinish” a febbraio, quando era già “troppo tardi” per dar vita ad una nuova coalizione. Poi c’è stato il lockdown imposto dall’emergenza epidemiologica COVID-19 e tutto si è fermato. Le questioni politiche cittadine sono andate “in letargo” e nessuno ha più pensato alle elezioni amministrative TRENTO 2020 (sia cittadini che candidati). Siamo passati dal “non c’è più tempo” per creare un qualcosa di nuovo e alternativo al “c’è tempo (quasi troppo)” per provare a costruire qualcosa di nuovo e alternativo.

In 3 mesi (da febbraio 2020 ad oggi) lo scenario è cambiato radicalmente, i problemi sono “esplosi”: occorre costruire una squadra forte, competente e pronta ad affrontare (e, ovviamente, risolvere) i problemi di una delle città più belle d’Italia. Occorre conoscere il funzionamento della “macchina pubblica” ed occorre ascoltare, capire e risolvere i problemi presentati da migliaia di cittadini, dai bambini agli anziani, dai privati agli imprenditori, dagli studenti ai pensionati. Tutti hanno bisogno, oggi più che mai, di una squadra e di un progetto vincente.

Questo progetto può di certo essere il progetto di un gruppo DIVERSO dagli schieramenti attuali di centrosinistra-autonomista e di destra (non lo chiamo volutamente centrodestra); ma per essere vincente il gruppo deve essere coeso e deve costruire al suo interno una squadra competente (in ogni ambito) capitanata dalla persona (Candidato Sindaco) capace di fare giusta sintesi delle forze politiche appartenenti al gruppo e che sia in grado di portare avanti, con fermezza, decisione e autorevolezza, le sensibilità di tutti! Per un progetto di questo tipo vale la pena di spendere energie e spenderci la faccia.

Se, invece, venisse lasciato spazio all’individualismo, si rischierebbe di lasciare la vittoria a coloro che, per PAURA di cambiare, hanno deciso di non spostarsi di un centimetro. E se chi governa è il gruppo che ha, fin da subito, avuto paura di cambiare, prepariamoci a cinque anni di immobilismo.

 

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Lorenzo Rizzoli

Dottore Commercialista e revisore legale dei conti

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