LANCIO D’AGENZIA

“L’Italia intera è ancora incredula dinnanzi all’idea, lanciata dal governo, di arruolare 60.000 “assistenti civici”, ossia persone in cassa integrazione o sostenute dal reddito di cittadinanza che dovrebbero pattugliare il territorio per segnalare assembramenti, che il Comune di Rovereto – con curiosa tempestività – si è subito precipitato a diramare, al riguardo, un bando ad hoc per le associazioni iscritte all’albo municipale. Si parla, secondo quanto trapelato dalla stampa, di un impegno che avrà un compenso di 6 euro l’ora.

Ma discorso economico a parte, quel che lascia senza parole è il fatto che – sposando un’idea governativa che a parecchi osservatori, e non necessariamente di area centrodestra, è parsa assurda – a Rovereto si vogliono mettere i cittadini gli uni contro gli altri. In questo, infatti, si concretizzerebbe l’impegno che gli “assistenti civici” roveretani sarebbero chiamati a svolgere, segnalando esattamente come degli «spioni» o, se si preferisce, degli «agenti segreti» di quartiere, veri o presunti assembramenti. Ma è di questo che Rovereto e il Trentino hanno bisogno? Pare proprio di no.

In primo luogo perché, laddove vi fossero assembramenti, toccherebbe alle forze dell’ordine e solamente ad esse occuparsene; in seconda battuta, perché ci troviamo in una fase in cui i cittadini trentini – che durante i mesi di quarantena e lockdown hanno dato prova di gran senso di responsabilità – sono chiamati ad una ripartenza sociale ed economica che merita d’essere accompagnata, ma non certo da “assistenti civici” che, nei fatti, dovrebbero presidiare il territorio pressoché in incognito.

Dopotutto, per chi volesse mettersi a disposizione della comunità ben altri sono le modalità possibili, anche alla luce dell’impoverimento e della disoccupazione che inevitabilmente la stagione pandemica ha purtroppo accresciuto; e stupisce quindi che, con le sue bizzarre scelte, l’Amministrazione di Rovereto non ne stia tenendo conto. Una dimenticanza della quale, siamo sicuri, i roveretani conserveranno memoria ai prossimi appuntamenti elettorali”.

É quanto affermato in una nota dal Consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino Mara Dalzocchio e dal Capogruppo della Lega in Comune a Rovereto Willy Angeli.

Garantire un alloggio ai più fragili. 160 persone senza fissa dimora e persone vulnerabili, accolte in strutture di bassa soglia, cacciate dai posti messi a loro disposizione durante il periodo del lockdown causato dalla pandemia.

Il problema era già noto, ma come al solito non si è affrontato modo approfondito. Si arriva sempre in ritardo a cercare di risolvere questioni che riguardano il diritto alla salute dei più deboli. Invece la Provincia autonoma di Trento dice loro: «Fuori, anche voi potete tornare alla vita di prima, a dormire sotto i ponti, a cercare una panchina».

La Provincia non sa trovare soluzioni alternative se non quella di un ridicolo e offensivo zaino con dentro carta igienica, dentifricio (a qualcuno arriverà la “Pasta del capitano”), sacco a pelo e poco altro. Non ce ne saranno per tutti perché questi “kit di sopravvivenza” sono soltanto 50. I più “fortunati” con questo misero corredo tornato sulla strada finché magari la questura, per ragioni di decoro urbano, porterà loro via il kit della Pat.

TRENTO FUTURA denuncia con forza questo umiliante trattamento verso i più deboli: una scelta che umilia tutta la comunità trentina che non merita questo sfregio a qualsiasi valore di umanità.

Allo stesso tempo TRENTO FUTURA sta lavorando, attraverso i suoi rappresentanti in Giunta e in Consiglio, affinché il Comune di Trento cerchi tutte le strade possibili per la salvaguardia della dignità di queste persone e della vera sicurezza per tutti e tutte che può essere garantita da una società coesa capace di non lasciare indietro nessuno.

Se la Provincia non riesce a risolvere questa situazione, o non vuole farlo, dobbiamo attivare tutte le forze in campo, dalle associazioni che si occupano di marginalità alle amministrazioni pubbliche, perché non possiamo dimenticare queste persone fragili.

Franco Ianeselli, candidato sindaco alle elezioni comunali per l’alleanza SìAmoTrento, presenterà, mercoledì 3 giugno alle ore 11:00 presso il parco di Piazza Cantore, il questionario “un Fiume di idee”, uno strumento per coinvolgere la popolazione nella definizione delle priorità del programma elettorale della coalizione e per conoscere l’opinione dei cittadini su alcuni temi rilevanti che riguardano il futuro della città.

“Nella fase conclusiva dei percorsi di definizione dei programmi elettorali che riguardano ciascuna lista e che si sommeranno nel documento di coalizione, abbiamo ritenuto di fermarci un istante per confrontarci nuovamente con quante più persone possibile, per conoscere le opinioni e le urgenze della popolazione, anche a seguito dei radicali cambiamenti impressi dall’emergenza sanitaria”.

Il Museo Retico è situato in località Casalini nel comune di Sanzeno, dove sorse l’abitato protostorico che fu il principale centro delle genti retiche di Anaunia. Si propone come un attivo polo di comunicazione culturale e strumento per la valorizzazione della storia antica del territorio: un luogo di incontro aperto alle realtà locali, destinato a rivestire un ruolo di primo piano nell’offerta culturale e turistica delle valli del Noce e del Trentino.

La popolazione retica ha le sue origini nell’età del ferro e si affermerà nell’area del Tirolo e del Trentino fino alla sottomissione romana dell’area – avvenuta in età imperiale e raccontata dallo storiografico romano Casso Dione.

In epoche precedenti alla conquista romana le popolazioni locali entrarono in contatto anche con Etruschi e Celti ed è forse opportuno segnalare che c’è stato anche chi – come lo studioso austriaco Osmund Menghin – avanzò l’ipotesi che i Reti non fossero una popolazione, quanto invece un “gruppo di culto”, a cui si associa, per assonanza, il culto della divinità Reitia.

Nell’edificio progettato dall’architetto trentino Sergio Giovanazzi, aperto al pubblico nel 2003, gestito e curato direttamente dalla Provincia, è ospitata l’esposizione permanente del patrimonio archeologico locale.

A margine della struttura – nella parte posteriore – c’è un appezzamento di terreno su cui pare si volesse edificare una riproduzione di “villaggio retico” e ciò sull’esempio delle palafitte di Ledro o quelle di Fiavè, ma dal 2003 ad oggi questo villaggio non è stato costruito.

Si ritiene che la sua realizzazione costituirebbe un’interessante opportunità scientifico-divulgativa, utile anche per le attività didattiche delle scuole e per il turismo della Val di Non.

Si potrebbero ricreare storie di vita quotidiana delle popolazioni retiche, insegnando ai bambini come macinare con le pietre il miglio, il farro o altre granaglie presenti al tempo; pensare ad un’area dedicata alle erbe medicinali del territorio; proporre laboratori sulla “medicina antica” e sulla conoscenza delle piante; insegnare la mungitura delle capre, che si potrebbero allevare in loco.

Il villaggio retico valorizzerebbe maggiormente la struttura museale, rendendolo ancor più attrattivo per turisti e scolaresche.

 

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Ciò premesso interrogo il presidente della Provincia di Trento e l’assessore competente per sapere:

se siano a conoscenza dell’esistenza di un progetto o dell’intenzione di realizzare un “villaggio retico” nelle adiacenze al Museo retico;

se sia nei programmi della Giunta la sua realizzazione e in caso di risposta positiva quali si ritiene saranno i tempi di esecuzione;

se si ritenesse di non programmare la realizzazione del villaggio per l’impegno economico troppo gravoso, se intendano ovviare invitando a compartecipare alla spesa il Comune di Sanzeno, la Fondazione don Luigi Mendini di Sanzeno e/o la Fondazione Cassa Rurale Val di Non;

se sia nei programmi della Giunta investire risorse economiche per nuovi studi, ricerche e/o campagne archeologiche, al fine di approfondire la conoscenza sull’antica popolazione dei Reti e ampliare nei contenuti la struttura museale.

 

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Cons. Lucia Coppola

I dati sui contagi ci fanno ben sperare ad un progressivo allentamento delle restrittive misure che tutti i cittadini trentini hanno rigorosamente rispettato.

La mascherina e il “distanziamento fisico”saranno i nostri compagni di viaggio per tutta l’estate che sta arrivando e sobbalzeremo ancora per un po sentendo i colpi di tosse di qualche sconosciuto….

Sembra però che per la pubblica amministrazione trentina il rischio contagio non esisti: prima il grande annuncio dell’apertura con l’8 di giugno di Nidi e Scuole infanzia, oggi l’apertura di Uffici provinciali anche su turni e addirittura il sabato.

Presidente, quando pensava di dircelo?

Evidentemente il grande lavoro fatto negli uffici pubblici per continuare a rispondere alle esigenze dei cittadini anche da remoto non è servito a granché se il Presidente vuole i SUOI dipendenti nelle sedi provinciali e addirittura presenti anche il sabato…

Ci era sfuggita la notizia che i dipendenti pubblici sono immuni al Corona virus.

In fondo non è che l’ennesimo smacco a tutti quei lavoratori e lavoratrici trentine che operano nella pubblica amministrazione che, dopo essersi visti sottrarre le risorse per il rinnovo contrattuale (al contrario dei colleghi che lavorano da Borghetto in giù), si vedono oggi ributtati negli uffici senza nemmeno avere dei dati e delle notizie su come il lavoro fatto durante il lock down sia stato efficace o meno.

Non siamo nemmeno citati nei criteri di precedenza per il rientro dei bambini a Nidi e Scuole Infanzia, che danno precedenza ai colleghi del privato, della sanità (non del sociale: quindi RSA sono fuori!), e altre tipologie di lavoratori e lavoratrici: anche i nostri figli pagano il pegno di essere stati generati da dei dipendenti pubblici.

Se il Presidente vuole vederci sotto le sue finestre con le bandiere questa è la strada giusta.

 

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Marcella Tomasi

Segretaria provinciale UIL FPL Enti Locali

Domani, lunedì 1° giugno, in prima serata su Retequattro, nel nuovo appuntamento con “Quarta Repubblica”, Nicola Porro intervista il leader della Lega Matteo Salvini sui temi di più stretta attualità politica, economica e sociale.

Nel corso della serata, ampio spazio sarà dedicato all’inchiesta sul magistrato Luca Palamara che dopo un anno torna a scuotere il Csm e alla crisi economica scatenata dalla pandemia di Covid-19. Un largo approfondimento sull’imminente riapertura dei confini regionali che scatterà per tutto il territorio nazionale il prossimo 3 giugno, con un focus sugli attacchi alla Regione Lombardia per la gestione dell’emergenza sanitaria.

In studio, tra gli ospiti, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, i deputati Andrea Ruggieri (Forza Italia), Emanuele Fiano (Pd), Riccardo Magi (+Europa Radicali), il primario di Anestesia e Rianimazione generale dell’ospedale “San Raffaele” di Milano Alberto Zangrillo, l’esperta di lavoro autonomo e presidente di CoLAP Emiliana Alessandrucci e i giornalisti Alessandro Sallusti, Piero Sansonetti, Daniele Capezzone e Francesco Maria Del Vigo.

Durante le tre ore di diretta, numerosi servizi e approfondimenti sulla rotta balcanica diventata via di accesso all’Europa anche per i nordafricani, sulla desertificazione dei centri storici delle città d’arte e sullo spaccio di droga che continua nonostante i controlli anti-assembramento delle forze dell’ordine.

Pochi giorni fa in Alto Adige/Südtirol un gesto efferato ha dato il segnale di come qualche subumano intenda il rapporto con la fauna da queste parti: un’aquila è stata uccisa con un colpo di fucile mentre era nel nido, in cova di due uova pronte a schiudersi. Con una sola fucilata il soggetto ancora ignoto ha eliminato tre aquile, dal suo punto di vista un colpo grandioso, dal nostro punto di vista di grandiosa c’è solo la sua inadeguatezza a rientrare nel novero di essere umano. Pare che un’altra aquila sia stata uccisa nel dicembre 2018, per la distorta mentalità di alcuni che li porta a considerare di loro proprietà la fauna selvatica che invece è, e rimane, patrimonio indisponibile di tutta la collettività.

La fauna e in particolare le specie a rischio vanno protette scrupolosamente, l’aquila è un predatore come il lupo, come, talvolta, l’orso. Che siano al vertice di sistemi biologici complessi che contribuiscono a mantenere in equilibrio perfetto non conta per questa mentalità arcaica, conta solo che le aquile potrebbero predare piccoli di camoscio e che i cacciatori locali si vedrebbero diminuire la possibilità di ucciderli, venderli e trarne profitto. Questi cacciatori si pongono in diretta competizione con i predatori selvatici, ma, mentre il predatore selvatico rientra nel perfetto disegno naturale, il predatore cacciatore armato è un immane elemento di disturbo e squilibrio. Nessun predatore animale è tollerato in Alto Adige/Sudtirol, la Wilderness, da questo singolare punto di vista, è da addomesticare ed estinguere. Direi che si tratta di un “alto” livello di rapporto con la natura: di rapina, come un cavernicolo della notte dei tempi ma senza averne le necessità.

Le iniziative degli amministratori pubblici dovrebbero essere di protezione per ambiente e salute pubblica, ma così, spesso, non è. Sarebbe necessario proteggere le aree selvatiche; non cacciare gli animali selvatici, anzi proteggerli; vivere nel modo più rispettoso che si può nei confronti del pianeta, basta informarsi per vivere a basso impatto. Non si dovrebbe cacciare nei parchi come si fa in Trentino Alto Adige/Sudtirol, e il nostro obiettivo è che non si possa più cacciare in ogni luogo. La caccia non ha alcun valore culturale (anzi è un disvalore) e tantomeno naturalistico.

Solo una minima parte del pianeta ha ancora aree selvatiche, e tra tutti i mammiferi presenti al mondo il 60% sono bestiame d’allevamento, il 36% siamo noi esseri umani (e disumani) e solo il restante 4% sono i mammiferi selvatici. Dobbiamo proteggere orsi, lupi e tutta la fauna selvatica, la biodiversità, perché la loro presenza è di alto valore biologico e chiaramente ci mantiene tutti vivi e in ottime condizioni. Proteggere la fauna, significa proteggere il benessere di noi tutti. Mai come adesso dovrebbe essere evidente a tutti questa correlazione!

L’Umanità nel suo insieme è riuscita a modificare il clima del pianeta; è riuscita a spazzare via le aree selvatiche tanto che attualmente solo il 25% del pianeta è ancora in condizioni naturali; è riuscita a sterminare, dal 1970 a oggi, il 60% della fauna selvatica. Cosa ci mantiene vivi su questo piccolo pianeta azzurro perduto nello spazio? Una sottilissima fascia di atmosfera, acque e suolo che ci fornisce l’aria da respirare e tutto quel che ci consente di vivere in salute, uno strato delicato, in proporzione sottile come la buccia di una mela e noi cosa facciamo? Buttiamo veleni nell’aria, nell’acqua, nel suolo e sterminiamo tutta la fauna che mantiene in mirabile equilibrio un sistema biologico preziosissimo. Davvero azioni degne di “Homo Sapiens Sapiens”.

Anche il Papa Francesco dopo l’enciclica di cinque anni fa “Laudato sì” è tornato sull’argomento il 24 maggio 2020 iniziando un anno di riflessione sulla tutela e custodia del Creato, invitando tutte le persone di buona volontà ad aderire ed esortando i popoli a curarsi di più e meglio della nostra unica casa comune: la terra.
Chiediamo al Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano che siano svolte indagini scrupolose per affidare alla giustizia chi si è macchiato di azione tanto abietta e che sia fatto di tutto per impedire che tali atti di bracconaggio abbiano a ripetersi. Per parte nostra ci riserviamo di procedere per vie legali.

Il disinnesco dell’ordigno bellico, una bomba aerea statunitense, rinvenuta a Monte nel comune di Vadena, è stato eseguito con successo. Alle ore 10.18 la conclusione delle operazioni.

Alle ore 10.18 di oggi, domenica 31 maggio, la sirena settimanale di prova con suono costante di 15 secondi ha dato il segnale di conclusione delle operazioni di disinnesco dell’ordigno bellico rinvenuto il 13 marzo scorso in località Monte nel comune di Vadena, ma molto vicino all’abitato di Ora. La bomba aerea statunitense, lunga 2 metri, una delle molte sganciate a grappolo lungo il collegamento ferroviario del Brennero durante la Seconda Guerra Mondiale, era stata ritrovata in una vasca di decantazione nei pressi di un viadotto dell’autostrada del Brennero nel corso di lavori di scavo per la rete idrica. Essendo in buono stato di conservazione il disinnesco è potuto avvenire in loco nell’ambito dell’intervento denominato Operation Vadum che ha visto in azione 110 persone: 43 Vigili del Fuoco Volontari (11 di Vadena, 30 di Ora), 1 ispettore del Corpo permanente dei Vigili del Fuoco, 30 militari dell’Esercito, 10 Carabinieri, 14 agenti della Polizia di Stato e 12 della Polizia stradale.

 

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Disinnesco completato con successo

Sono stati gli artificieri del 2° Reggimento Guastatori di Trento a condurre e portare a termine, alle ore 10.18, le operazioni di disinnesco della bomba con i il suo despolettamento sul sito del suo rinvenimento. Dopo la rimozione delle spolette ne è avvenuto il brillamento. La bomba è stata quindi autotrasportata a Salorno, dove presso l’area addestrativa della caserma Paolo Caccia Dominioni si sono svolte le operazioni di svuotamento della bomba dall’esplosivo per complessive 2000 libbre, ovvero circa 996 chili.

 

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1.200 abitanti evacuati dalle abitazioni nella zona rossa

Hanno potuto fare rientro a casa le persone evacuate, anche se molti vi faranno rientro nel tardo pomeriggio dopo la gita domenicale. Interessate dall’evacuazione erano circa 1.200 persone, in prevalenza abitanti del comune di Ora ed alcuni abitanti dei comuni di Vadena e Caldaro, che erano stati evacuati dalla zona rossa, in un raggio di 1.150 metri dal sito di rinvenimento, per consentire le operazioni di disinnesco. In pratica nessuno si è avvalso della possibilità di essere ospitato presso il polo scolastico delle scuole superiori a Ora. Dal deposito dei Vigili del fuoco volontari di Ora in Centro operativo misto COM ha coordinato le operazioni sotto la direzione della viceprefetto per il Commissariato del Governo, Margherita Toth.

 

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Ripristinato il traffico

A conclusione delle operazioni di disinnesco è stato riavviato il traffico stradale e ferroviario che era stato sospeso per la durata dell’intervento, sull’autostrada del Brennero A22, tra le stazioni autostradali di Bolzano sud ed Ora-Egna, sulle strade comunali, su quelle interpoderali, sulle ciclabili, e sulla linea ferroviaria del Brennero. Non trovandosi nella zona rossa la strada statale del Brennero SS12 era rimasta aperta al transito. È stata ripristinata anche la fornitura di energia elettrica che era stata sospesa per circa due ore ed è stata riportata a pressione normale la fornitura di gas il cui flusso era stato ridotto durante le operazioni di disinnesco.

Nel tardo pomeriggio di lunedì lungo la passeggiata “Promenade”, che costeggia il lago a Soraga di Fassa, un 56enne di Moena ha parcheggiato la propria autovettura e mentre era intento a pescare, la chiusura di una portiera di automobile ha attratto la sua attenzione. Si è voltato e ha visto un uomo aggirarsi attorno alla sua macchina.

Immediatamente, il pescatore è andato a controllare cosa stesse accadendo e ha constatato che gli erano stati sottratti gli occhiali da sole, il caricabatteria da auto per il telefono cellulare e alcune monete.

Scorgendo ancora in lontananza la sagoma dell’individuo, si è posto immediatamente all’inseguimento e una volta raggiuntalo, superate le prime inutili reticenze, si è fatto restituire i soldi, ma nella fretta, al ladro sono caduti dalle tasche il cellulare e un mazzo di chiavi.

Il derubato ha quindi deciso di chiamare i Carabinieri, per farsi restituire il resto del maltolto, ma mentre stava telefonando il giovane sconosciuto si è dato alla fuga, in direzione di Soraga, facendo perdere le proprie tracce, dopo avere raccolto da terra il telefono cellulare, ma dimenticandosi di recuperare le chiavi.

Dopo poco è giunta sul posto la pattuglia della Stazione Carabinieri di Moena e il derubato ha consegnato loro quanto lasciato a terra dal maldestro ladro. L’attenzione dei militari si è concentrata da subito sul mazzo di chiavi, che recava anche il microchip per l’apertura dei cassonetti di conferimento della spazzatura, rilasciato dal Comune di Moena.

Fatte le necessarie verifiche, i militari sono risaliti a un appartamento di Moena, ceduto in locazione ad 36enne siciliano e l’indomani, si sono presentati all’ingresso, constatando che le chiavi aprissero regolarmente la porta di accesso all’abitazione.

L’uomo, vistosi scoperto, ha ammesso le proprie responsabilità per il furto della sera precedente e ha restituito spontaneamente la restante parte della refurtiva.

Rivolgendosi al locale presidio dell’Arma il derubato ha potuto ottenere quanto sottrattogli e si è giunti all’identificazione dell’autore del furto, pertanto, è sempre utile rivolgersi alle locali Stazioni Carabinieri, che mantengono sempre la loro capacità di risposta sul territorio e possono fornire direttamente o tramite il servizio di pronto intervento, concreto supporto alle esigenze della popolazione.

Lunedì 1° giugno, Canale 5 propone una serata speciale composta dal film di Chris Nolan «Dunkirk» e dal documentario L’Operazione Dynamo.

Gli eventi ricordati nella pellicola e nel doc a seguire raccontano quanto accadde tra il 26 maggio e il 4 giugno 1940 – esattamente 80 anni fa – sulla spiaggia di Dunkerque, territorio strategico a lungo conteso tra Spagna, Paesi Bassi, Inghilterra e la stessa Francia.

La prima visione in chiaro della pluripremiata opera acclamata dalla critica internazionale, gode di un grande cast che vede presenti Harry Styles, James D’Arcy, Kenneth Branagh, Cillian Murphy, Tom Hardy. Notevole la colonna sonora, a cura del grande Hans Zimmer.

Nolan mette in scena la rocambolesca evacuazione via mare dei soldati britannici, attraverso il porto di Dunkerque, l’unico che aveva resistito ai tedeschi grazie al sacrificio dei militari francesi. I morti sul campo furono 3.500, tra le fila britanniche, e 6.000, tra quelle francesi: di quest’ultimi, 34.000 vennero fatti prigionieri.
A disposizione del nemico, unica soddisfazione, rimase un bottino di proporzioni incredibili: i britannici furono costretti ad abbandonare 2.000 cannoni, 60.000 automezzi, 76.000 tonnellate di munizioni, 600.000 tonnellate di carburante e rifornimenti di ogni genere.

Era la fase iniziale della grande offensiva in Occidente sferrata dalle truppe tedesche della Wehrmacht, durante il primo periodo della Seconda guerra mondiale.
Il conflitto che provocò uno spaventoso numero di morti, tra 55 e 60 milioni (senza precedenti il coinvolgimento della popolazione civile, con bombardamenti a tappeto sulle città, rappresaglie e sterminio pianificato), si concluse con la vittoria degli Alleati, in Europa, l’8 maggio 1945 e, in Asia, nel settembre successivo.

A seguire, il documentario L’Operazione Dynamo, della serie Campi di battaglia, ricostruisce le operazioni di imbarco a Dunkerque, con immagini di repertorio e approfondimenti, ricordando il valore dei tanti combattenti, morti per salvare i propri commilitoni.

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