Venerdì 12 luglio alle ore 17.00 a Ronzone, paese della valle di Non in Trentino, verrà inaugurata una grande mostra dedicata a Frank Borzage, regista americano di origine trentina, vincitore di due Premi Oscar. Con questa mostra il Comune di Ronzone e la Provincia di Trento danno il via ad una serie di eventi che vogliono ricordare e far conoscere questo regista, considerato dagli storici e critici del cinema mondiale, uno dei più grandi registi americani del secolo scorso. La mostra resterà al pubblico fino al 13 ottobre.

Dopo l’apertura della mostra, il 13 luglio alle ore 11.00 col nome di Frank Borzage verrà ribattezzata una via del centro di Ronzone. Il programma degli eventi proseguirà nei mesi successivi con una retrospettiva e la pubblicazione di una biografia in lingua italiana ( le uniche esistenti ora sono in lingua inglese e francese ).

Ma chi è Frank Borzage ? Luigi Borzaga, il padre, nasce a Ronzone nel 1859. Attorno ai vent’anni Luigi Borzaga emigra prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti, dove si stabilisce a Salt Like City. Sposa una cittadina svizzera, Maria Ruegg, dalla quale ha 14 figli. Frank è il quintogenito e nasce il 24 aprile 1894. Grande appassionato di teatro Frank Borzage (il cognome Borzaga è stato modificato all’anagrafe americana) nel 1912 esordisce nel cinema muto come attore. Poi nel 1917 passa alla regia inaugurando uno stile nuovo, che fa perno sull’uso della luce e sulla mobilità della macchina da presa. Dirige decine di film e ottiene due Premi Oscar: il primo nel 1929 con il film Settimo Cielo e il secondo nel 1932 con Bad Girl. Muore a Los Angeles nel 1962.

Con Frank Borzage hanno lavorato famosi attori del secolo scorso, tra i quali Gary Cooper, Marlène Dietrich, Spencer Tracy, Luisa Raines e Victor Mature, quest’ultimo di origine trentina. Il padre di Victor, Gelindo Maturi, era nato infatti a Pinzolo in Val Rendena e poi emigrato in America.

 

PROGETTO FRANK BORZAGE
Ideazione e comunicazione
Ettore Zampiccoli

 

 

Willy Moser della UILM del Trentino non condivide quanto espresso dalla FIOM su Trentino Digitale; l’attacco all’attuale giunta provinciale appare più ideologico, senza entrare nel merito di una situazione che si trascina da anni, vedi Delibera n° 542 del 08/04/2016.

Non solo, la fusione delle due Società, Trentino Network e Informatica Trentina, era si parte delle linee guida definite dalla proprietà, espressione però della vecchia giunta, e si è risolta, per i lavoratori rappresentati da Marcello Decarli e Giulio Francomanno, solo grazie alla nomina di un mediatore da parte dell’attuale giunta, con un accordo firmato il 25 marzo 2019, l’azienda aveva negato, per oltre un anno, ogni possibilità di confronto sindacale con le rappresentanze di Trentino Network.

Inoltre le attività di Trentino Network hanno subito un rallentamento notevole, arrivando a rischiare quasi una paralisi, per problemi di riorganizzazione sottovalutati dal management attuale, che ad oggi non hanno ancora trovato soluzione.

Molti giovani tecnici hanno preferito, vista la mancanza di un piano industriale, rassegnare le dimissioni trovando alternative lavorative, Trentino Digitale rischia, in questo modo, di dilapidare un patrimonio di conoscenza e capacità tecniche difficilmente reperibili nel mercato del lavoro locale.

Anche la selezione delle 12 persone da assumere in Trentino Digitale, decisa da Informatica Trentina inspiegabilmente, in realtà è costata il posto di lavoro a personale già in forza a Trentino Network con contratto a tempo determinato.

La UILM auspica vi sia un coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori, da parte dell’assessore Achille Spinelli, ai tavoli di riorganizzazione della Società, cosa che è mancata completamente nell’era del Presidente Sergio Mancuso.

Non solo, FIOM ha anche evitato di intervenire in sostegno del rappresentante sicurezza dei lavoratori di Trentino Network, che ha individuato una serie di problematiche inerenti la sicurezza sul lavoro e le barriere architettoniche delle sedi dell’Azienda, arrivando a dissociarsi pubblicamente da quanto affermato dal rappresentante sicurezza dei lavoratori, peccato la FIOM sia stata clamorosamente smentita da una ispezione della Polizia Giudiziaria in data 30 marzo 2019, che ha mosso una serie di gravi rilievi prescrivendo una serie di interventi da effettuare entro il 30 settembre 2019, anche in questo caso la FIOM ha deciso di schierarsi a fianco del Presidente Sergio Mancuso e non con i lavoratori,

Non riusciamo a capire le motivazioni della FIOM anche in merito alla fretta con cui vuole rinnovare, disgiuntamente, la RSU di Trentino Digitale, in un periodo, quello estivo, che non garantisce la possibilità di voto a tutta la popolazione aziendale, senza contare che siamo in attesa di un pronunciamento del tribunale di Trento in merito al ricorso di una sigla sindacale che non è stata ammessa in prime elezioni.

Non vorremmo che FIOM nasconda dietro a queste manovre la volontà di uno scontro politico con l’attuale giunta, con proclamazione di scioperi ed altro, non per il bene dell’Azienda ma per altre motivazioni.

Siamo pronti ad un confronto sereno, perché al centro di tutto deve restare il lavoratore e il buon funzionamento della Azienda Società.

 

comunicato UILM Trentino Digitale

Il Comitato Trentino Uniti per Oviedo esprime approvazione e gratitudine per la proposta dell’ass.Stefania Segnana, dato il raggiungimento delle cosiddette “soglie di gregge” per le vaccinazioni infantili, di superare il divieto di accesso alle scuole dell’infanzia per i piccoli non “conformi”.

La stessa Legge Lorenzin prevedeva una rivalutazione a 3 anni dall’introduzione di obblighi e divieti, troviamo incomprensibili dunque le levate di scudi del consigliere Zeni e del dr. Ioppi, la cui fiducia cieca nei vaccini è tale, ci chiediamo, da poter prescindere da qualsiasi verifica di efficacia? Se si guardasse ai dati reali, si scoprirebbe ad esempio che, dopo l’introduzione dell’obbligo, i casi registrati di morbillo, non solo non sono calati in maniera uniforme in Italia, ma addirittura in Lombardia, una delle regioni con le coperture maggiori, sono raddoppiati, quando viceversa prima del decreto Lorenzin tutte le patologie vaccinabili mostravano un andamento storicamente discendente.
Se si guardasse la realtà in maniera scientifica, si vedrebbe chiaramente (vedi bollettino Istituto Superiore di Sanità EpiCentro), che lo stesso morbillo colpisce per l’80% adulti fra i 15 e i 64 anni, con un’età mediana di 30.

Si scoprirebbe che a maggiori coperture non corrispondono affatto minori contagi: Sempre da Epicentro si apprende che nel 2019 le regioni più colpite dal morbillo sono state Lazio, Emilia Romagna e Lombardia, che hanno rispettivamente coperture del 96,5 la prima, del 95,3% le altre due, fra le più alte d’Italia. Un tasso di incidenza di 122 su un milione per il Lazio, di 73 per l’Emilia e 72 per la Lombardia. Viceversa, il Trentino che ha una copertura del 93,9% ha registrato soltanto DUE casi fra gennaio e fine maggio (8 per milione), e 3 l’Alto Adige (13 per milione), dove la copertura è ancora più bassa (84,5%).

Ricordando che il vaccino per il morbillo è a virus attenuato e dunque chi vi si sottopone può essere contagioso per 6 settimane, come scritto sul bugiardino che raccomanda di evitare il contatto con immunodepressi (chissà che non si spieghi così l’aumento nelle regioni più “vacciniste”), ci chiediamo se a chi si batte per obblighi sempre più estesi interessi la realtà concreta dei contagi, o quella virtuale delle coperture.

Ci si rallegra cioè costantemente di aver raggiunto un certo livello di coperture, senza mai verificare se a queste sia corrisposto un calo di malattie.

Mentre si continuano ad ignorare tutte le criticità, come le analisi indipendenti (Corvelva) che per l’ennesima volta hanno mostrato impurità nei vaccini, denunciate sia ad Aifa che in Procura, senza ottenere per l’ennesima volta risposta. Si ignorano dati come quelli sulla farmacosorveglianza attiva dell’Osservatorio Epidemiologico della Puglia, che ha riscontrato una reazione avversa ogni 25 vaccinati con MPR, 4 reazioni GRAVI ogni 100.

Un approccio scientifico, riteniamo, dovrebbe mettere sul piatto della bilancia incidenza, rischi, efficacia ed effetti avversi, cosa che oggi non si fa, e non riusciamo a capire perchè venga negato ogni confronto su questo tema.

Ha senso vaccinare tutta la popolazione infantile (a che costo, economico e sanitario?) di fronte DUE casi di morbillo in 6 mesi?

Ha senso continuare a vaccinare tutti per la polio, quando l’Europa è stata dichiarata polio-free dal 2002, e l’ultimo caso è stato registrato nel 1983?

Suggeriamo al dr.Ioppi (la cui voce non rappresenta quella di TUTTI i medici) di informarsi meglio: Nella sua difesa dell’obbligo cita infatti la polio (estinta da 40 anni), e meningococco e pneumococco i cui vaccini sono facoltativi…

Ci piacerebbe vedere più coerenza, tra al’altro, da parte della classe medica, che caldeggia l’altrui vaccinazione (spesso ricevendo premi al raggiungimento di obiettivi) ma è quella che si vaccina meno.

Vorremmo infine avere un’opinione da parte degli psicologi: Che ripercussioni hanno e avranno i bambini che oggi, di fronte a numeri risibili e dati contrastanti, sono stati cacciati dalle loro scuole materne, trattati come appestati?

Devono, i bambini, pagare per le “colpe” di genitori rei di non fidarsi a scatola chiusa di una “scienza” che troppo spesso, come denunciano le autorità anticorruzione, sono soggette a conflitti di interessi quando non corruzione vera e propria?

Come si spiegano, lorsignori, la “giravolta” della ministra Grillo, che fino a due anni fa tuonava contro la Legge Lorenzin, e oggi improvvisamente, raggiunto lo stesso posto di potere, è stata illuminata sulla via di Damasco, diventando una accanita fan vaccinale?

E’ un reato chiedere chiarezza e applicare il principio di precauzione, quando in Italia non c’è alcuna epidemia?

Ringraziamo dunque l’ass. Segnana, auspicando che, in caso di (probabile) diniego da Roma faccia valere la nostra Autonomia.

 

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Comitato Uniti per Oviedo

La presidente Claudia Cattani