Il presidente Fugatti e l’assessore Tonina all’assembela della Federazione. Provincia e Cooperazione, gioco di squadra per il bene del Trentino.

 

Fare gioco di squadra per il bene del Trentino. Questo il messaggio che il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti ed il vicepresidente, Mario Tonina, presenti in sala anche gli assessori Giulia Zanotelli e Stefania Segnana, hanno lanciato oggi al’assemblea della Federazione Trentina della Cooperazione. “I valori della cooperazione, insieme ai valori dell’autonomia speciale – ha detto il presidente Fugatti – hanno plasmato e fatto crescere positivamente, nei decenni, il nostro Trentino. Valori ancora attuali, rispetto ai temi che oggi riguardano la nostra terra. Per questo penso che se vogliamo rispondere alle criticità che ci vengono dai territori e dalla popolazione serve, fra noi, un forte rapporto di collaborazione. Da questa unità di azione possono nascere risposte importanti. Tre settimane fa – ha ricordato il presidente – abbiamo aggiornato l’accordo di collaborazione con la Federazione e alcuni dei temi affrontati hanno già trovato risposta nella legge sulla semplificazione, appena approvata dal Consiglio provinciale, che è stata ampiamente concertata con le forze economiche e sindacali e dove abbiamo inserito un emendamento sugli appalti nei servizi sociali, per fare in modo che conti, nei bandi, anche la qualità del servizio offerto ed i rapporti umani. Stiamo lavorando anche sul tema della presenza dei prodotti locali nelle mense delle scuole e degli ospedali. E’ un tema molto sentito, soprattutto per la cooperazione agricola, sul quale vogliamo dare un segnale”.

Il presidente ha poi toccato il tema del credito, ribadendo l’importanza di avere un istituto creditizio nazionale che abbia testa e cuore in Trentino e dei negozi di vicinanza, che offrono servizi nei piccoli comuni di montagna. “Un servizio che solo la cooperazione è in grado di dare e sul quale – ha detto – siamo anche disposti ad impegnarci finanziariamente in misura maggiore, perché se vogliamo permettere alla gente di restare in montagna dobbiamo garantirgli la presenza di servizi adeguati”. “Ringrazio il movimento cooperativo – ha concluso – per gli input che ci ha saputo dare in questi mesi, la Giunta provinciale c’è e avanti con la collaborazione”.

“Per la Cooperazione, così come per la politica – ha esordito il vicepresidente Mario Tonina – è il momento di rinnovarsi. Un rinnovamento che deve essere attuato con spirito critico, da un lato cercando di cogliere le fragilità che hanno connotato il settore negli ultimi anni, apportandovi gli opportuni miglioramenti, dall’altro consolidando i punti di forza raggiunti, sino ad oggi, dal sistema nella sua globalità. In questo processo di rinnovamento – ha detto Tonina – i valori del modello originario, devono essere declinati nella cornice odierna, permettendo quindi l’adattamento delle varie realtà al mutato contesto sociale e territoriale. Solo così – ha aggiunto – le cooperative presenti in provincia saranno in grado, contemporaneamente, di far fronte al mercato ed all’equilibrio del bilancio economico-finanziario, alla necessità di salvaguardare i legami sociali ed alla promozione e sviluppo delle comunità locali. Come detto anche la politica – ha evidenziato Tonina – deve sapersi rinnovare ed un primo passo lo abbiamo fatto con gli Stati generali della Montagna, che si concluderanno alle Terme di Comano, il 14 e 15 giugno e dove ascolteremo anche le sollecitazioni che vorrà darci la Federazione attraverso un dialogo costruttivo volto ad individuare delle risposte ai bisogni emergenti delle popolazioni. Questa attenzione mirata all’individuo ed alle sue problematicità, che connotano le nostre peculiari realtà locali, ben si concilia con i valori del movimento cooperativo”.

“I bisogni più incombenti che dobbiamo affrontare sono quelli dello spopolamento delle aree montane e delle periferie urbane, del progressivo invecchiamento della popolazione e della disoccupazione giovanile. Giovani e anziani, valli e città – ha spiegato Tonina – sono al contempo le grandi aree di azione in cui devono essere concentrati gli sforzi futuri del movimento cooperativo, al fine di un suo rilancio strategico e vincente. Nuovo approccio, maggior coinvolgimento, diffusione tra i giovani dei principi ispiratori della cooperazione, duttilità e adattabilità, spirito di innovazione, coraggio e determinazione sono i nuovi valori che dovranno aggiungersi a quelli tradizionali del sistema per garantire risposte adeguate, anche inedite, agli attuali e futuri bisogni dei trentini. Unitamente a questo rinnovato patrimonio di valori cardine, la Cooperazione, con il forte supporto della politica, dovrà mettere in campo azioni concrete mirate al soddisfacimento delle nuove esigenze e al miglioramento dell’offerta di servizi. Infatti, le realtà cooperative potranno affiancare all’offerta dei tradizionali servizi nuove soluzioni che consentano a giovani ed anziani di rimanere sui territori.

In tale direzione si potranno consolidare le esperienze di collaborazione tra cooperative e quelle delle cooperative multiattività e multiservizi, che potranno diventare veri e propri vivai delle comunità. Abbiamo una sfida davanti: capire quanto sia, ancora oggi, replicabile il modello cooperativo, capire come poter declinare la risposta al bisogno dei soci dentro una cornice inedita. Dobbiamo quindi affrontare – ha concluso – questa nuova fase storica con responsabilità, coraggio, determinazione e solidarietà, fornendo soluzioni efficaci e durature ai cambiamenti profondi della realtà; proporci, uniti, come un paradigma di sviluppo economico e sociale in grado di dare risposte al territorio e alle sue esigenze perché, sono convinto, solo il modello cooperativo può e deve saper cogliere questa opportunità”.

Nasce la Fondazione Antonio Megalizzi. Oggi nella Sala Depero della Provincia la presentazione dell’iniziativa con l’assessore Mirko Bisesti.

Un lunghissimo, intenso e partecipato applauso ha concluso oggi pomeriggio la cerimonia di presentazione della Fondazione Antonio Megalizzi, accumunando i rappresentanti istituzionali al folto pubblico della Sala Depero, luogo simbolico della comunità trentina, che idealmente ha espresso vicinanza e condivisione di intenti alla famiglia del giovane assassinato a Strasburgo il dicembre scorso, nel giorno della costituzione di una iniziativa che vuole concretamente proseguirne e diffonderne gli ideali e il messaggio. L’applauso ha seguito le parole della fidanzata di Antonio, Luana Moresco, che ha voluto ringraziare a nome della famiglia Megalizzi “le tante persone, enti e istituzioni per aver contribuito a concretizzare un progetto importante che, nel tempo a venire, porterà avanti gli obiettivi di Antonio e parte di quelli che erano i suoi sogni”.

La Fondazione, come ha spiegato Luana Moresco, intende portare il messaggio del giovane giornalista radiofonico “nelle scuole, nelle università, nei punti di incontro di tutta Italia per confrontarsi, nel rispetto del pluralismo, sulla nostra attualità, per fornire ai giovani gli strumenti per distinguere la realtà dalle fake news, per raccontare a tutti l’unione Europea, per promuovere l’informazione e il giornalismo”. L’assessore provinciale all’istruzione, università e cultura Mirko Bisesti, portando a nome di tutta la Giunta “il più grande sostegno e abbraccio” alla famiglia Megalizzi, ha voluto augurare a tutti che “il momento fondativo di oggi possa dare avvio ad un impegno perché le idee, lo spirito critico e il sogno di Antonio possano continuare”. “Ci sono giovani e generazioni che non hanno voce”, ha continuato ancora l’assessore, “con l’aiuto di tutti e in particolare della stampa e dei giornalisti, il messaggio di Antonio può continuare ad esistere”.

Il parterre importante e rappresentativo delle tante anime che hanno portato alla nascita della Fondazione ha voluto ricordare Antonio Megalizzi, il suo impegno, il suo entusiasmo, il suo essere un giovane normale e straordinario allo stesso tempo. “Un ragazzo che pronunciava parole che viveva”, come l’ha definito l’arcivescovo Lauro Tisi. Hanno voluto essere presenti alla cerimonia di oggi pomeriggio, accompagnati dalle parole del giornalista e dirigente dell’Ufficio Stampa Pat Giampaolo Pedrotti, che ha voluto aprile la cerimonia con le commoventi parole di un’amica di Antonio pronunciate nel giorno dell’estremo saluto al giovane nel duomo di Trento, oltre all’assessore Bisesti e all’arcivescovo Tisi, il sindaco di Trento Alessandro Andreatta, il rettore dell’Università di Trento Paolo Collini, il presidente della Fnsi Giuseppe Giulietti e il segretario regionale dello stesso sindacato Rocco Cerone. Al tavolo di rappresentanza della Sala Depero erano seduti anche Paolo Borrometi, giornalista sotto scorta e presidente dell’associazione Articolo 21, che riunisce esponenti del mondo della comunicazione, della cultura e dello spettacolo che si propongono di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero, Daniele Machera dell’Unione Sindacale Giornalisti Rai (Usigrai) e Lorenzo Ottolenghi in rappresentanza Rai.

La Fondazione, nata a tempo record grazie all’impegno dei tanti attori istituzionali e privati che l’hanno voluta creare, persegue lo scopo di promuovere, coordinare, organizzare e supportare, su indicazione della famiglia Megalizzi, a livello nazionale ed europeo, le iniziative tese a perpetuare il sogno europeo di Antonio Megalizzi e tutelarne la memoria. Per far questo intende favorire l’apprendimento, la promozione di una cultura della legalità, del rispetto della persona, della convivenza civile, del rifiuto di ogni forma di violenza e dei principi di cooperazione e di solidarietà. In quest’ottica, la Fondazione si impegna a promuovere, organizzare e finanziare iniziative nel campo della formazione e dell’educazione per ogni fascia di età, valorizzando e sostenendo la comunicazione e l’informazione al fine di rafforzare un’identità collettiva nazionale ed europea.

Trai suoi intenti, quello di favorire la formazione dei giovani, ma anche di tutti i cittadini, organizzando corsi, eventi ed altre attività che stimolino a partecipare in modo consapevole alla vita del Paese e dell’Unione Europea ed essere un’istituzione di riferimento per borse di studio, premi giornalistici, convegni nazionali e europei. Inoltre, la Fondazione si impegna a promuovere e supportare nuovi formati e linguaggi, testuali, uditivi e visivi, proponendosi anche come laboratorio di programmi innovativi, in grado di coinvolgere anche i più giovani e a supportare, preferibilmente nel contesto radiofonico, i format che affrontano tematiche di pubblica utilità con linguaggi e modi che si pongono l’obiettivo di raggiungere i diversi pubblici attraverso una varietà della programmazione complessiva, con particolare attenzione alle offerte che favoriscano la coesione sociale.

Mattarei: la Cooperazione recuperi una visione unitaria. Mattarei: “Ricomponiamo la funzione economica e sociale in una visione unitaria dove gli strumenti della rendicontazione sociale d’impresa, la formazione, la vigilanza e la revisione cooperativa abbiano un ruolo strategico”.

Fugatti: “Provincia e Cooperazione assieme per disegnare il Trentino dei prossimi 5-10 anni”.

Tonina: “Serve uno scatto d’orgoglio per proporci uniti come paradigma di sviluppo economico e sociale”.

Nella parte riservata ai soci è stato approvato il bilancio, sono stati eletti tre consiglieri (Lorenzo Libera, Renzo Marchesi e Paolo Spagni) ed è stata approvata l’incorporazione di Piedicastello spa.

Si è svolta oggi l’assemblea dei soci della Federazione a conclusione del primo anno di presidenza di Marina Mattarei. “Un anno molto movimentato – ha affermato la presidente – con gli ultimi sei mesi di irrequietezza di fondo tipica di chi cerca il proprio posto e non l’ha ancora trovato”.

“Non dobbiamo preoccuparci del conflitto – ha detto ai soci nella parte privata dell’assemblea – quando è centrato sui temi che riguardano le cooperative, su come tutelare, rappresentare e difendere i bisogni delle nostre imprese. Il conflitto diventa problema quando in una cooperativa come la Federazione assume dimensioni personalistiche che si traducono in fraintendimenti e pregiudizi che impediscono di riconoscere e rispettare i ruoli. Non entriamo nel tranello della divisione tra buoni e cattivi, migliori e peggiori, amici e nemici, maggioranze e minoranze, passato e presente. La cooperazione e i cooperatori non meritano questa umiliazione”.

La presidente, ringraziando per competenze e impegno Bruno Lutterotti e Mariangela Franch, che si sono dimessi dal Consiglio nel corso dell’anno, ha affrontato le tematiche trasversali su cui è impegnata la Federazione: il rafforzamento dell’unitarietà del movimento, la funzione di rappresentanza, lo sviluppo imprenditoriale delle reti, la sostenibilità ambientale, il lavoro.

“La sfida centrale delle nostre cooperative – ha aggiunto la presidente – è quella di ricomporre la funzione economica e sociale in una visione unitaria dove gli strumenti della rendicontazione sociale d’impresa, la formazione, la vigilanza e la revisione cooperativa hanno un ruolo strategico assieme a tutte le attività, i servizi e i progetti messi in campo dalla Federazione. La vigilanza rappresenta il sistema immunitario della Cooperazione, attraverso la quale mantiene integrità sostanziale, ovvero la capacità di distinguere tra le vere cooperative e quelle spurie”.

La presidente Mattarei ha concluso il suo intervento pubblico allargando lo sguardo sulle tematiche dell’incontro e dell’integrazione, parlando delle questioni migratorie. “Essere esclusi in quanto stranieri – ha detto –, non può che generare malessere ed infelicità. Il nostro movimento nasce con l’obiettivo opposto: costruire comunità accoglienti, inclusive, felici. Le soluzioni non sono semplici e richiedono uno sforzo collettivo: da parte nostra l’impegno ogni giorno a sostegno di un’economia diversa, rispettosa delle persone qui e ovunque, volta a rafforzare comunità e territori affinché ogni scelta migratoria sia solo di chi lo desidera e non una forzatura per dare risposta ai bisogni primari dell’essere umano”.

Soddisfazione per l’emendamento sulla rotazione negli appalti

Il direttore della Federazione Alessandro Ceschi ha espresso la soddisfazione dell’assemblea per l’approvazione dell’emendamento al disegno di legge sulla semplificazione, approvata mercoledì scorso dal Consiglio provinciale. L’emendamento evita l’applicazione incondizionata del principio di rotazione. Attualmente, infatti, una cooperativa o qualsiasi impresa che gestisce un servizio, alla scadenza di un appalto non può più essere reinvitata per proseguire quell’attività. L’emendamento sostanzialmente prevede che il principio di rotazione non sia più tassativo. Si dovranno scrivere le linee guida con le quali disciplinare le modalità con cui il gestore uscente potrà essere reinvitato al momento della cessazione del servizio. “Un risultato significativo – ha detto il direttore – che dovremmo rendere concreto al più presto”.

Il dibattito dei soci

Al termine della parte privata dell’assemblea sono intervenuti alcuni soci, che hanno richiamato alcuni temi contenuti nella relazione della presidente Mattarei. I presidenti dei Giovani cooperatori Luca Riccadonna e delle Donne in cooperazione Nadia Martinelli hanno portato il saluto delle rispettive associazioni. Per il vicepresidente della Greenblock Piergiorgio Sester, lo scorso anno tra i candidati alla presidenza, occorre recuperare uno spirito di fratellanza e condivisione. Gigliola Battisti, presidente di Stella Montis, ha chiesto una migliore comunicazione tra cda e soci. Il vicepresidente della Famiglia Cooperativa di Pelugo Michelangelo Ravese è entrato nel merito della conflittualità interna al consiglio della federazione, auspicando che si possa arrivare alla composizione dei conflitti all’interno delle sedi proprie, senza coinvolgere tutto il movimento. Critica la consigliera di amministrazione Marina Castaldo, la quale si è espressa in maniera molto diretta sulle difficoltà attuali all’interno del cda, auspicando una maggiore condivisione nelle decisioni e scelte che riguardano il movimento.

Gli interventi degli ospiti

Il presidente della Giunta provinciale Maurizio Fugatti ha richiamato il recente Memorandum firmato con la Federazione che delinea i principali ambiti di comune impegno: mantenimento dei negozi di vicinato per evitare lo spopolamento (“Siamo pronti ad impegnarci anche finanziariamente su questo fronte”), evitare la rotazione introdotta dalle normative nazionali per le imprese che vincono appalti per servizio alla persona (“Lì conta molto il rapporto speciale che si instaura tra utenti e dipendenti”), l’agricoltura di montagna (“Ci aspettiamo molto dalla Cooperazione agli Stati Generali”). “In questo documento – ha concluso – ci sono le basi per disegnare il Trentino per 5-10 anni”.

Mario Tonina, vicepresidente e assessore all’urbanistica, ambiente e cooperazione della Provincia ha aggiunto: “Con la Cooperazione abbiamo avviato un dialogo costruttivo per trovare risposte ai bisogni emergenti, che secondo me sono orientati secondo quattro punti cardinali: coinvolgimento e valorizzazione dei giovani, soluzioni innovative per gli anziani, considerato l’invecchiamento della nostra comunità, valli e città per evitare lo spopolamento. Questo nuovo approccio richiede maggiore coinvolgimento, spirito di innovazione, solidarietà, coraggio e determinazione. Serve uno scatto d’orgoglio, per proporci uniti come paradigma di sviluppo economico e sociale per dare risposte al territorio e alla comunità”.

All’assemblea è intervenuto anche il presidente nazionale di Federcasse Augusto Dell’Erba, il quale fa relazionato sull’iter di realizzazione della riforma del credito cooperativo: “Siamo in una fase complessa – ha detto – il processo avviato nel 2015 sta giungendo a compimento. La riforma non è la soluzione ottima ma ottimale, una costruzione originale sia a livello nazionale sia europeo”.

Bilancio, fusione ed elezioni

Il bilancio della Federazione è stato approvato dall’assemblea, così come l’incorporazione della Piedicastello Spa. Con 32,5 milioni di patrimonio netto e 575 mila euro di utile, il bilancio si caratterizza per ricavi in calo da contributi associativi e da prestazione di servizi, come conseguenza dell’avvio dell’attività a favore delle Casse Rurali del Gruppo Cassa Centrale Banca e costi decrescenti, grazie in particolare alla riduzione del personale per passaggio al Gruppo.

Successivamente all’approvazione del bilancio, l’assemblea ha eletto tre componenti già cooptati nel Cda, di cui due in rappresentanza del settore agricolo. Lorenzo Libera, in sostituzione del dimissionario Bruno Lutterotti, è presidente della Cavit e della Cantina sociale di Avio. Renzo Marchesi, subentrato al dimissionario Saverio Trettel, è presidente del Trentingrana-Concast e del Consorzio produttori agricoli di Rumo. Paolo Spagni, succeduto per cooptazione a Mariangela Franch, è presidente della Famiglia Cooperativa Atesina.

Il consigliere del Partito Democratico Alessando Olivi ha depositato una interrogazione per conoscere la posizione della Giunta sul futuro del compendio “ex SIRIC”. L’area, che si estende per una superficie di circa 20 mila metri quadrati nel cuore della zona industriale di Rovereto, è stata al centro di una lunga e complicata operazione di bonifica, della quale si sono fatti carico in primis la Provincia di Trento e in misura minore il Comune di Rovereto.

Dopo tre lustri e oltre 3 milioni e mezzo di euro spesi, l’area potrà ora finalmente essere messa all’asta dal curatore fallimentare della ditta che vi era insediata. “L’essersi fatti carico dei costi di bonifica – spiega il consigliere Olivi – garantisce ora agli enti pubblici coinvolti una posizione privilegiata, perché che i proventi dell’asta saranno immediatamente girati a Provincia e Comune di Rovereto, per soddisfarli dei soldi anticipati.

Io credo che questa vantaggio vada sfruttato”. Nello specifico, il Vicepresidente del consiglio chiede alla Giunta se non ritenga utile promuovere un’intesa tra Trentino Sviluppo e il Comune di Rovereto per una diretta partecipazione del soggetto pubblico all’asta: “Quell’area ha un grande interesse strategico, perché e limitrofa a quella occupata oggi da altre aziende manifatturiere. Credo pertanto che la Provincia non debba rinunciare ad orientarne l’utilizzo, spingendo per la prosecuzione di una vocazione ad attività a più alto valore aggiunto dal punto di vista dell’innovazione, che irrobustiscono la filiera e producono lavoro qualificato”.

L’appetibilità di quell’area e la scivolosa disciplina urbanistica vigente nel Comune di Rovereto – che ne consentirebbe una destinazione mista industriale e commerciale – richiedono tuttavia grande attenzione. All’interno di questa destinazione possono infatti insediarsi alternativamente attività produttive o anche solo commerciali. Una doppia previsione che rischia di mettere in competizione la vocazione naturale del sito con gli appetiti della grande distribuzione: “Non vorrei che, per mancanza d’intraprendenza e di lungimiranza da parte della Provincia, ci ritrovassimo poi con l’ennesimo centro commerciale”, conclude Olivi.

 

 

*

CONSIGLIO DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Gruppo consiliare provinciale del Partito Democratico del Trentino

Ill.mo Signor
Walter Kaswalder
Presidente del Consiglio provinciale
SEDE

Trento, 7 giugno 2019

Interrogazione n.

C’è una via per evitare l’ennesimo centro commerciale nella zona industriale di Rovereto

Dopo essersi fatti carico di una bonifica costata oltre 3,5 milioni di euro, la Provincia e il Comune di Rovereto hanno ora la possibilità di indirizzare l’utilizzo futuro del compendio “ex Siric”. Un’occasione da non perdere.
Oltre alla promozione di tavoli, forum e ad alluvioni di parole si vuole davvero evitare lo snaturamento del distretto industriale di Rovereto, il proliferare di centri commerciali che si incuneano fra una fabbrica e l’altra e rilanciare invece, sia pure in chiave innovativa, il comparto produttivo più forte del Trentino? Certo non basta una sola azione ma le istituzioni possono insieme incidere per dare un segnale concreto alla direzione che si vuole imprimere al modello di sviluppo.

LA STORIA
Il compendio “ex SIRIC” è un’area di circa 20 mila metri quadrati che si affaccia su via del Garda, nel cuore della zona industriale di Rovereto, un tempo sede dell’omonima ditta che produceva resine e altri prodotti chimici. Già verso la metà degli anni ’80 emersero una serie di problematiche ambientali connesse alle attività dello stabilimento e alle sostanze utilizzate.
A seguito di un’ordinanza del Sindaco del Comune di Rovereto, che nel 1992 aveva intimato alla ditta di rimuovere e trasportare i rifiuti in una discarica autorizzata, nel 2000 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rovereto, con il supporto tecnico dell’APPA e di altre strutture provinciali, diede corso ad un’intensa attività d’indagine finalizzata all’accertamento di tutte le criticità. L’intervento di bonifica che si rese di conseguenza necessario per risolvere le situazioni di pericolo e inquinanti, è stato eseguito in collaborazione dalla Provincia e dal Comune di Rovereto, sulla base di un Progetto di recupero ambientale ed urbanistico risalente all’anno 2001 e ha comportato un costo complessivo per la finanza pubblica di circa 3,5 milioni di euro.
L’azienda SIRIC nel maggio 2008 è stata nel frattempo dichiarata fallita.

L’ATTUALITA’
Con la delibera n. 268 dell’1 marzo scorso la Giunta provinciale ha approvato l’atto che consentirà di concludere definitivamente il progetto di bonifica (costo di circa 100 mila euro) giungendo al risanamento definitivo l’area. Giunti finalmente alla conclusione dell’iter di bonifica del compendio, appare ora possibile programmare il futuro utilizzo di quel lotto. Nello specifico esistono ora tutte le condizioni per poter bandire l’asta per la vendita dell’intera area.
Quest’ultima potrebbe celebrarsi entro la fine dell’anno proprio anche tenuto conto che alla curatela risulta essere pervenuta una concreta manifestazione di interesse da parte di un operatore privato.
Il sito in questione, come detto, è situato in quello che è il baricentro del distretto produttivo e industriale della città di Rovereto. Un’area di grande interesse strategico e limitrofa a quella occupata oggi da altre aziende manifatturiere che, anche grazie al supporto della Provincia, hanno in questi anni investito in nuove attività e sviluppato nuova occupazione. Aziende che, com’era presumibile, hanno già manifestato il loro potenziale interesse ad ampliare in quegli spazi le proprie attività.

L’OPPORTUNITA’
Il rilancio di una destinazione manifatturiera di quest’area deve fare i conti con gli effetti di una disciplina urbanistica vigente nel Comune di Rovereto non priva di scivolosità. E’ infatti noto, come hanno dimostrato recenti iniziative, come lungo l’intera via del Garda il P.R.G. preveda una destinazione mista industriale e commerciale. All’interno di detta destinazione possono quindi alternativamente insediarsi attività produttive o anche solo commerciali. Una doppia previsione che rischia di mettere in competizione la vocazione naturale del sito con gli appetiti della grande distribuzione. Nonostante infatti il legittimo interesse di quest’ultima a conquistare altri spazi per l’insediamento dell’ennesimo centro commerciale, sembrerebbe invece assai più strategico e prioritario orientare ed incentivare un utilizzo di quell’area per attività a più alto valore aggiunto dal punto di vista dell’innovazione, dell’irrobustimento della filiera e della produzione di lavoro qualificato.

LO STRUMENTO
Come ricordato, la bonifica ha comportato un esborso pubblico che supererà i 3,5 milioni di euro. Le suddette risorse sono destinate in gran parte a rientrare nelle casse degli enti che hanno realizzato i lavori di bonifica. L’importo infatti potrà essere recuperato attraverso la procedura esecutiva prevista dagli artt. 2 e 3 del R.D. 639/1910, e dunque in attuazione dell’azione sostitutiva prevista dalla legge, a seguito della vendita all’asta del compendio.
In concreto significa che gli enti pubblici sono creditori privilegiati e quindi destinati per primi a soddisfare il loro credito attraverso il corrispettivo ottenuto dalla vendita dei beni.

Tutto ciò premesso, interrogo il presidente della Provincia e l’assessore competente per chiedere:

1. se, nel rispetto delle regole che disciplinano la procedura di vendita del compendio immobiliare, non ritenga utile promuovere una preventiva intesa tra Trentino Sviluppo e il Comune di Rovereto per una diretta partecipazione del soggetto pubblico all’asta al fine di poter incidere in modo concreto sulla futura destinazione dell’area valorizzando la collaborazione con operatori economici interessati a sviluppare un’attività generatrice di maggiori ricadute sia economiche che sociali

A norma di regolamento, si richiede risposta scritta.

consigliere Alessandro Olivi

I militari della Compagnia Carabinieri di Borgo Valsugana, impegnati in servizi coordinati del territorio, disposti dal Comando Provinciale di Trento, hanno arrestato un uomo per maltrattamenti in famiglia.

Questa volta, la donna, non ha potuto tacere l’ennesima aggressione fisica e psicologica del marito. Non ce l’ha fatta ancora una volta, dopo dieci anni, a mentire a medici e vicini di casa che le chiedevano come si era procurata un occhio gonfio, o quei segni della pancia sulle braccia sul viso, non ce l’ha fatta a giustificarsi dicendo “sono scivolata”. Non ce l’ha fatta anche perché, stavolta, il figlio minore della coppia, si è frapposto tra i due ed è stato colpito.

E così, ha chiamato i carabinieri, voce terrorizzata, urla in sottofondo “venite subito, ci ammazza di botte”. I carabinieri del Nucleo Radiomobile di Borgo Valsugana, guidati dal Mar. Capo De Guidi Gabriele e della stazione di Baselga di Pinè, volavano verso l’indirizzo indicato dalla donna e la trovavano che aspettava fuori casa, con l’uomo che ancora inveiva. Subito le notavano evidenti segni di violenza sul viso, anche su quello del figlio della coppia e chiamavano i soccorsi medici.

Dalla donna, cercavano di farsi raccontare cosa fosse successo, ma riusciva a pronunciare solo poche frasi, troppo sconvolta dall’accaduto, ma ritenute sufficienti comunque, oltre ai segni riscontrati, da accompagnare l’uomo presso gli uffici della Compagnia di Borgo Valsugana e fare chiarezza. Passato un po’ di tempo, la donna raccontava le violenze ricevute dal consorte da quando rimaneva incinta la prima volta, circa 10 anni fa. Violenze fisiche e psicologiche, inaspritesi nel tempo, alle quali sperava sempre ci potesse essere una fine, che il marito capisse che gli volevano bene. L’uomo, ricondotto alla calma, veniva accompagnato presso la Casa Circondariale di Trento.

 

 

In Trentino ogni anno vengono riscontrate circa 2800 nuove diagnosi di tumore ed ogni giorno nella Provincia di Trento ci sono sette nuove diagnosi di cancro ma ci sono delle importantissime novità.

 

Nel campo dell’oncologia, in questi giorni, a Chicago, presso il congresso annuale dell’American Society for Clinical Oncology (ASCO), è stato presentato uno studio su un nuovo farmaco per il tumore al seno avanzato e metastatico nelle donne giovani e giovanissime. Per la prima volta si è dimostrato che un farmaco può accrescere la sopravvivenza. Dopo tre anni e mezzo, la sopravvivenza globale è stata del 70% per le donne trattate con il farmaco e la terapia ormonale standard, a fronte del 46% per le trattate solo con la terapia ormonale standard, con una riduzione complessiva del rischio di morte del 29 per cento.

Grazie a questo farmaco diamo concrete speranze alle oltre 6.000 donne che ogni anno in Italia scoprono di avere un nodulo alla mammella particolarmente difficile da trattare. Se in dieci anni (2006 – 2016), la mortalità è diminuita del 24% fra gli uomini e del 12% fra le donne è anche grazie all’ innovazione, in particolare l’ oncologia di precisione.

Affinché il paziente possa ricevere una terapia di precisione sono necessarie una diagnosi accurata e una definizione del profilo molecolare della malattia con test specifici: diventa pertanto necessario verificare che il tumore di quel paziente venga sottoposto a valutazione biomolecolare e che il paziente riceva, nel caso di test molecolare positivo, la terapia indicata, specifica e nel più breve tempo possibile. Altre dichiarazioni emerse DAL CONGRESSO DI CHICAGO ci fanno sapere che i pazienti “guariti” dal cancro in Italia sono aumentati del 29% in otto anni: erano 704.648 nel 2010, sono diventati 909.514 nel 2018. Questi dati indicano che molti fattori quali: ricerca, diagnosi precoce grazie agli screening, miglioramenti a livello organizzativo (Reti Oncologiche Regionali), progressi diagnostici (in ambito di caratterizzazione biomolecolare), miglioramenti chirurgici, radioterapici e terapie con i farmaci innovativi hanno contribuito sinergicamente ad ottenere questi importantissimi risultati.

L’interpellanza urgente che ho discusso in aula oggi venerdì 07 giugno 2019 concerne il rifinanziamento dei fondi messi a disposizione per i farmaci innovativi oncologici e rivolge al Governo tre importanti quesiti:

1. se e in quale misura il Governo intenda promuovere un rifinanziamento del fondo per i farmaci innovativi oncologici;

2. se saranno tenute nel dovuto conto – ai fini del finanziamento del fondo – le rilevanti innovazioni terapeutiche in atto e la necessità di un loro adeguato finanziamento, al fine di garantirne la disponibilità per i pazienti oncologici;

3. se si intendano adottare iniziative per prevedere una modalità d’accesso ai farmaci migliore, più stringente e meno discrezionale affinché le regioni che dovranno dispensare i medicinali ai pazienti non possano utilizzare questo fondo per altre spese relative all’oncologia ma unicamente per quei farmaci oncologici che hanno il requisito di innovatività secondo quanto stabilito dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco).

Il primo quesito nasce dal fatto che i fondi sono stati inseriti per la prima volta in legge di bilancio a partire dall’anno 2017 prevedendo con l’art.1 commi 400, 401 e 405 lo stanziamento per gli anni 2017, 2018 e 2019 di 500 milioni di euro ANNUI per i famaci innovativi NON oncologici e 500 milioni di euro ANNUI per i farmaci innovativi oncologici così come qualificati in base ai criteri predisposti da AIFA e quindi si richiede di promuoverne un rifinanziamento con l’auspicio che questa volta sia consolidato in modo STRUTTURALE per dare un segnale molto forte a livello internazionale di un orientamento “PRO_INNOVATION” del nostro Paese.

Il secondo quesito nasce dall’esigenza di garantire l’adeguata copertura finanziaria tenuto conto dell’ingente esborso economico a cui devono far fronte i malati in caso di necessità. Il 59% dei cittadini ha difficoltà nel sostenere i costi per l’acquisto dei farmaci NON RIMBORSATI DA SSN. Nella spesa per farmaci rientra anche il costo in termini di compartecipazione a carico del cittadino, per la differenza di prezzo tra il prodotto “branded” (quando è disponibile) e l’equivalente che incide in modo importate sulle tasche delle persone.

L’effetto è che, sempre più spesso, i cittadini sono obbligati per esigenze economiche a sospendere le cure o peggio ancora a rinunciarvi. I costi delle terapie è una delle questioni più critiche dell’assistenza farmaceutica come confermato anche dai dati ISTAT secondo cui 6 MILIONI di persone rinunciano alle cure: 4 MILIONI PER MOTIVI ECONOMICI E 2 MILIONI A CAUSA DEI LUNGHI TEMPI D’ATTESA PER L’ACCESSO ALLE PRESTAZIONI SANITARIE. Rientrando nel merito specifico oncologico la spesa per i farmaci anticancro nel nostro Paese e’ in costante crescita ed e’ passata da 3,3 miliardi di euro nel 2012 a piu’ di 5 miliardi nel 2017. Per questi motivi nell’interpellanza si chiede al Governo di tenere in considerazione nello specifico dei farmaci innovativi oncologici un ADEGUATO E RIPETO ADEGUATO finanziamento al fine di garantirne la disponibilità ai cittadini malati.

Il terzo quesito volto a prevedere una modalità d’accesso ai farmaci migliore, più stringente e meno discrezionale è volto a far in modo che le regioni che dovranno dispensare i medicinali ai pazienti non possano utilizzare questo fondo per altre spese relative all’oncologia ma unicamente per quei farmaci oncologici che hanno il requisito di innovatività secondo quanto stabilito dall’Aifa. Questa richiesta nasce dal fatto che, sulla base della normativa vigente, laddove le risorse nei fondi non siano totalmente impiegate per farmaci innovativi ONCOLOGICI così come qualificati in base ai criteri predisposti da AIFA queste risorse confluiscono nella quota di finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard senza alcun particolare vincolo di destinazione.

Le risposte ottenute sono soddisfacenti in quanto il Governo garantisce la volontà di mantenere i fondi stanziati sia per farmaci innovativi sia per i farmaci innovativi oncologici conferma l’impegno a proseguire con il dialogo iniziato in questa legislatura nei confronti delle aziende farmaceutiche per far in modo che aziende che producono medicinali innovativi simili garantiscano fasce di prezzo omogenee e maggiormente “contenute” consentendo di curare le persone affette da queste patologie (attualmente nel mercato dei farmaci si riscontrano ingenti oscillazioni di prezzo tra farmaci che curano le stesse patologie oncologiche). Soddisfazione anche per la volontà espressa di lavorare al fine di rendere più stringenti e meno discrezionali l’utilizzo dei fondi da parte delle Regioni.

 

*

On.le Vanessa Cattoi

Allego nel seguito dettaglio interpellanza

Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00405
presentato da
CATTOI Vanessa

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, il Ministro dell’economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
il progetto «La Salute un bene da difendere, un diritto da promuovere», coordinato da Salute Donna Onlus con altre 23 associazioni è il primo progetto in Italia a consentire un dialogo pressoché costante fra le organizzazioni del terzo settore, gli oncologi ed ematologi, le imprese della salute e le istituzioni nazionali e regionali in merito alla presa in carico e cura dei pazienti oncologici;

il progetto – avviato nel 2014 – include una commissione tecnico scientifica di altissimo livello e consta di un intergruppo parlamentare nazionale e di ben quattro intergruppi consiliari regionali (Lombardia, Lazio, Calabria e Puglia). Tutti gli intergruppi sono denominati «Insieme per un impegno contro il cancro»;
nel corso della XVII legislatura è risultata frutto del dialogo con le associazioni che hanno aderito al progetto la mozione Rizzetto n. 1/01327. Fra gli impegni previsti dalla mozione vi sono state: iniziative al fine di istituire un fondo pubblico nazionale per i farmaci oncologici innovativi, che fosse autonomo per poter contribuire al rimborso alle regioni dei farmaci oncologici a forte carattere innovativo, soprattutto in vista dell’imminente ed esponenziale crescita dell’offerta nel settore, valutando la possibilità di finanziare lo stesso con il gettito derivante dal tabacco e da altre attività economiche impattanti sulla salute dei cittadini; iniziative affinché l’accesso ai farmaci innovativi fosse equo per tutti i cittadini sul territorio nazionale, anche affinché potessero essere esclusi i ritardi nella procedura di approvazione determinati dall’Aifa e, successivamente, dalle procedure predisposte dalle singole regioni;

di conseguenza, la legge di bilancio 2017 (legge 11 dicembre 2016, n. 232), all’articolo 1, comma 401, ha dato attuazione all’impegno preso nella mozione attraverso l’istituzione di un fondo di 500 milioni di euro per tre anni finalizzato all’acquisto da parte delle regioni dei medicinali oncologici innovativi;

con l’articolo 1, comma 550, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, è stato altresì disposto il trasferimento dal Ministero della salute allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze dei fondi per il concorso al rimborso alle regioni per l’acquisto dei medicinali innovativi e oncologici innovativi. Lo stesso comma ha mantenuto la competenza già attribuita al Ministero della salute per la disciplina delle modalità operative di erogazione delle risorse stanziate;

il fondo per i farmaci oncologici innovativi è in scadenza quest’anno e necessiterà di conseguenza di un nuovo stanziamento di fondi in sede di legge di bilancio, anche alla luce del fatto che gli avanzamenti terapeutici negli ultimi anni sono stati rilevanti e che la malattia si va cronicizzando. In Italia vivono infatti con il cancro circa 3,4 milioni di malati ovvero il 6 per cento della popolazione;

il 6 marzo 2019 il Senato ha votato all’unanimità un ordine del giorno unitario che ha recepito integralmente l’accordo di legislatura del progetto «La Salute un bene da difendere, un diritto da promuovere» presentato prima delle elezioni del 2018 ed accolto da numerosi partiti dell’arco costituzionale;
fra i 15 punti previsti dall’accordo di legislatura vi è anche l’impegno per il Governo di mantenere un adeguato e sostenibile finanziamento del fondo per i farmaci oncologici innovativi oltre al suo corretto ed uniforme utilizzo da parte delle regioni;

lo stesso testo approvato al Senato come ordine del giorno unitario è stato presentato in forma di mozione alla Camera dei deputati dall’onorevole Arianna Lazzarini (n. 1/00145) e verrà discusso dall’Aula l’11 giugno 2019;

a conferma dei rilevanti progressi scientifici nel campo dell’oncologia, in questi giorni, a Chicago, presso le assise dell’American Society for Clinical Oncology (ASCO), è stato presentato uno studio su un nuovo farmaco per il tumore al seno avanzato e metastatico nelle donne giovani e giovanissime. Per la prima volta si è dimostrato che un farmaco può accrescere la sopravvivenza. Dopo tre anni e mezzo, la sopravvivenza globale è stata del 70 per cento per le donne trattate con il farmaco e la terapia ormonale standard a fronte del 46 per cento per le trattate solo con la terapia ormonale standard, con una riduzione complessiva del rischio di morte del 29 per cento.

se e in quale misura il Governo intenda promuovere un rifinanziamento del fondo per i farmaci oncologici innovativi;

se saranno tenute nel dovuto conto – ai fini del finanziamento del fondo – le rilevanti innovazioni terapeutiche in atto e la necessità di un loro adeguato finanziamento, al fine di garantirne la disponibilità per i pazienti oncologici;

se si intendano adottare iniziative per prevedere una modalità d’accesso ai farmaci migliore, più stringente e meno discrezionale affinché le regioni che dovranno dispensare i medicinali ai pazienti non possano utilizzare questo fondo per altre spese relative all’oncologia ma unicamente per quei farmaci oncologici che hanno il requisito di innovatività secondo quanto stabilito dall’Aifa.
(2-00405)

«Vanessa Cattoi, Bellachioma, Binelli, Boldi, Bordonali, Caffaratto, Cavandoli, Cestari, Colmellere, Comaroli, De Angelis, De Martini, Foscolo, Frassini, Gerardi, Gusmeroli, Lazzarini, Liuni, Locatelli, Loss, Murelli, Panizzut, Potenti, Pretto, Ribolla, Sutto, Tiramani, Tomasi, Ziello, Zóffili».

Entro il 24 giugno le candidature per il Premio Giovani ricercatori dell’Euregio. Torna per il 2019 il premio delle Camere di commercio di Tirolo-Alto Adige-Trentino.

Il tema dell’ottava edizione del premio Euregio per i Giovani ricercatori guarda alle trasformazioni digitali in ambito tecnologico, economico e sociale. Rivolto a ricercatori nati dopo il 17 agosto 1984 che lavorano sul tema “Trend della digitalizzazione – la trasformazione digitale nell’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino”, il premio è destinato a giovani che operano nelle università ed istituti di ricerca nell’area Euregio oppure provengono dall’Euregio e lavorano presso università e istituti di ricerca in tutto il mondo.

I progetti migliori, selezionati da una giuria di alto livello, verranno presentati ad Alpbach, in occasione delle Giornate del Tirolo, che quest’anno si terranno dal 16 al 18 agosto e saranno dedicate proprio alla cooperazione transfrontaliera nel campo della scienza e della ricerca. La presentazione delle candidature deve avvenire entro il 24 giugno all’indirizzo indicato nel bando (research@europaregion.info).

Il concorso è promosso dalle tre Camere di commercio dell’Euregio, e mette in palio tre premi da 2.000, 1.000 e 500 euro ai tre studi ritenuti maggiormente meritevoli. La premiazione seguirà la seduta plenaria durante la Giornata del Tirolo del 18 agosto 2019 nell’ambito del Forum Europeo Alpbach.

 

 

 

L’opinione di Vittorio Sgarbi sul rifacimento del Teatro comunale di Cavalese.

Sulla pagina Facebook del Consigliere Gianluca Cavada il link

 

 

“La donna nei francobolli”: con i ragazzi del Tambosi per un progetto al femminile. Ieri la restituzione di un’esperienza di alternanza scuola-lavoro in ambito culturale.

Un progetto culturale per dare più valore alle donne, della loro presenza all’interno della storia passata e contemporanea e un’occasione di scambio e di conoscenza per tanti studenti trentini che hanno avuto modo di approfondire il ruolo di alcuni personaggi femminili partendo dall’osservazione delle loro immagini ritratte su francobolli, avvicinandosi grazie a questo semplice mezzo a tematiche rilevanti per la loro formazione e per la storia del nostro territorio.

Tutto questo grazie all’impegno di alcuni studenti dell’Istituto Tambosi di Trento, che attraverso un’esperienza di alternanza scuola-lavoro hanno contribuito ad allestire nel capoluogo un’esposizione a tema “La donna nei francobolli”, i cui materiali sono poi stati raccolti in un catalogo curato da AnDROmeda e messo a disposizione da alcune biblioteche a vantaggio di giovani studenti e studentesse. Un progetto significativo che ha avuto il sostegno dell’assessorato all’istruzione e che Ieri ha visto un momento di restituzione presso il Tambosi alla presenza di funzionari provinciali, dei ragazzi che hanno svolto l’esperienza di alternanza scuola-lavoro e dei loro docenti.

Il progetto, curato ed ideato dalla volontaria Gianna Santoni con l’aiuto di Fidapa, Lion Club Trento del Concilio e Donne delle Acli, ha permesso di organizzare lo scorso anno una mostra a Palazzo Trentini, con l’intento di valorizzare il ruolo delle donne in ambito socio-culturale. I ragazzi protagonisti del percorso di alternanza scuola-lavoro, con la regia dell’insegnante Stefano Cagol, oltre a raccogliere il materiale della mostra, hanno seguito un percorso “al femminile” pensato dall’Associazione AnDROmeda che ha anche curato il catalogo “100 donne nei francobolli”. Un momento pubblico presso la biblioteca di Arco ha segnato un’altra tappa di questo interessante viaggio storico-culturale, partito da volti femminili ritratti in semplici francobolli.

Estate di lavori per il parcheggio Santa Chiara. A servizio dell’ospedale una nuova area di sosta da oltre 200 posti, circa 70 in più di quelli attuali. E c’è anche il collegamento ciclopedonale con il parco Gocciadoro.

Entro l’autunno l’ospedale Santa Chiara avrà a disposizione una nuova area di sosta da oltre 200 posti auto, 185 a pagamento, 22 a disco orario. La penuria di posteggi a servizio di reparti e ambulatori ha indotto infatti l’Amministrazione comunale a realizzare un nuovo parcheggio in modo da aumentare gli spazi dedicati alla sosta. Del progetto è stata incaricata Trentino Mobilità, che ha ridisegnato l’area compresa tra via Crosina Sartori, la ferrovia e il parco di Gocciadoro coniugando la realizzazione del parcheggio alla riqualificazione della zona, in modo da migliorarne la qualità architettonica e paesaggistica. Il progetto prevede inoltre anche un nuovo collegamento ciclopedonale con il parco di Gocciadoro e la riqualificazione dell’accesso all’area verde.

I lavori, che inizieranno il 17 giugno, sono stati appaltati all’Associazione temporanea di imprese tra Zampedri Lorenzo (lavori stradali ed edili), Fratelli Dalcolmo (impianti irrigui) e Giacca costruzioni elettriche (impianti elettrici) per un importo di aggiudicazione di 915 mila euro, con un ribasso di oltre l’11 per cento sulla base d’asta di 1 milione e 35 mila euro.

Il nuovo parcheggio sarà realizzato per fasi, in modo da non precludere totalmente la possibilità di lasciare l’auto nelle attuali aree di sosta. La fase uno prevede la chiusura della parte est del parcheggio esistente, la fase due l’apertura provvisoria del parcheggio della parte est e la chiusura della parte ovest, la fase tre coincide con il completamento dell’opera nel corso del mese di ottobre 2019.

A fine lavori, il nuovo parcheggio avrà un’area di sosta a pagamento con 185 posti auto, dotata di impianto di controllo degli accessi. La tariffa oraria sarà di 0,50 euro, pari a quella comunale dell’area ospedaliera su strada, la tariffa massima giornaliera sarà di 3 euro. Il pagamento sarà a fine sosta. Vicino alla stazione troveranno spazio altri 22 posti auto a tempo. Rispetto alla situazione attuale, l’incremento complessivo sarà di 60-70 posti auto.

(Pagina 1 di 3)