Cari confratelli – e, lasciatemi dire, cari amici – sono contento di iniziare con voi la sessione primaverile del nostro Consiglio riprendendo la preziosa indicazione, che Papa Francesco ci affidò in occasione del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze: “Cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni, specialmente su tre o quattro priorità”.

A gennaio ho introdotto parlando del metodo; ora, proseguendo idealmente il percorso, vorrei che i lavori di queste giornate fossero permeati dalla prospettiva – il modo sinodale – a cui il mandato del Santo Padre ci consegna.

Non è un vestito esteriore la sinodalità. Ha un significato misterico, contenuto in quella piccola preposizione: syn, insieme, frutto e condizione della venuta dello Spirito Santo, che ama l’unità e la concordia. La sinodalità è la forma esteriore che il mistero della communio assume nella vita della Chiesa: i cristiani sono sinodali, ossia “compagni di viaggio, portatori di Dio, portatori del tempio, portatori di Cristo e dello Spirito”, secondo l’espressione di Sant’Ignazio di Antiochia. È quindi uno stile la sinodalità, che nasce da quella vita di grazia che conforma al Signore Gesù.

Sorge dal basso la sinodalità. Inizia dall’ascolto, dove ciascuno ha qualcosa da imparare dall’altro, nella volontà di mettersi in sintonia, di accogliersi reciprocamente. Traspare nel linguaggio e nel comportamento, nelle relazioni, nelle scelte, nel modo ordinario di vivere. È generativa la sinodalità. Avvicina la realtà nella disponibilità ad apprendere e coinvolgersi. È sguardo sull’uomo: dagli ambiti di Verona – la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità umana, la tradizione e la cittadinanza – alle vie di Firenze: uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare.

In quanto processo, vissuto nella tensione tra il procedere e lo stare insieme, è anche faticosa la sinodalità. Richiede spiritualità evangelica e appartenenza ecclesiale, formazione continua, disponibilità all’accompagnamento, creatività.

Significativamente, è il passo a cui Papa Francesco non si stanca di richiamarci. Ne abbiamo bisogno per essere davvero Popolo di Dio, come pure per restare un punto di riferimento morale e sociale per il nostro Paese.

La sinodalità è una proposta che sentiamo di poter e dover fare anche alla società, a una società slabbrata come la nostra. Non è certo sinodale la modalità con cui la comunicazione viene spesso usata per accendere gli animi, screditare e far prevalere le paure, arrivando a identificare nell’altro non un fratello, ma un nemico. Quanta distanza dal dialogo che abbiamo visto in atto in questi giorni con la visita del Santo Padre in Marocco…
Purtroppo, quando manca questo sguardo, riusciamo a dividerci su tutto, a contrapporre le piazze, persino su un tema prioritario come quello della famiglia, sul quale paghiamo un ritardo tanto incredibile quanto ingiusto. Ma come si fa a dimenticare che, anche negli anni più pesanti della crisi, proprio la famiglia ha assicurato la tenuta sociale del Paese? E oggi non è forse ancora la famiglia a rappresentare per tutti la principale opportunità di riscatto?

Le istituzioni pubbliche non possono fare finta che la famiglia sia solo un fatto privato: ciò che avviene tra i coniugi e con i figli è un fatto sociale; e ogni essere umano che viene ferito negli affetti familiari, in un modo o nell’altro, diventerà un problema per tutti. Non si resti, quindi, sordi alle domande di sostegno in campo educativo, formativo e relazionale, che salgono dalle famiglie. Il cuore di ciascuna di esse è l’amore delle persone che la compongono e che, in virtù di questo amore, stringono alleanza davanti agli uomini e – per noi credenti – nel Signore.

Se non vogliamo rassegnarci al declino demografico, ripartiamo da un’attenzione reale alla natalità; prendiamoci cura delle mamme lavoratrici, imparando a riconoscere la loro funzione sociale; confrontiamoci con quanto già esiste negli altri Paesi del Continente per assumere in maniera convinta opportune misure economiche e fiscali per quei coniugi che accolgono la vita. Vanno in questa direzione diverse proposte avanzate anche dal Forum delle Associazioni Familiari.
La famiglia è il termometro più sensibile dei cambiamenti sociali: senza venir meno ai principi – visto che la famiglia non è un menù da cui scegliere ciò che si vuole – aiutiamoci a mettere a punto un pensiero sulla famiglia per questo tempo. Chi fosse sinceramente disponibile a questo passo – che è condizione per una società migliore – ci troverà sempre al suo fianco, forti come siamo di una ricca tradizione di cultura della famiglia.

Sinodalità ci rimanda inevitabilmente ai giovani. La nostra passione educativa ci deve spingere a far crescere in loro il desiderio di intraprendere, di essere generativi, di tessere reti comunitarie e relazionali. La dignità umana si costruisce attraverso il contributo che anche ciascuno di loro è chiamato a offrire al bene comune. Non per nulla dalla Settimana Sociale dei Cattolici Italiani di Cagliari ci siamo portati via il concetto di lavoro degno, espresso dall’Evangelii gaudium con quattro aggettivi: libero, creativo, partecipativo e solidale. Per rendere le persone partecipi della cittadinanza, la via principale rimane quella che sa ricercare con coraggio misure capaci di offrire lavoro e di crearlo.

Aiuterà in questo anche la riflessione che in Consiglio siamo invitati a fare sul tema della prossima Settimana Sociale: lo stesso percorso preparatorio deve portarci a coinvolgere i territori, a dare un nome alle domande reali della gente, alle povertà e alle disuguaglianze, a chiedere politiche adeguate. Si tratta di una prospettiva che combacia con quanto è emerso nei giorni scorsi dal Convegno nazionale delle Caritas diocesane: abbracciando il binomio carità e cultura, la Caritas ha ribadito con forza la scelta ecclesiale di “impastarci nella società per creare reti con istituzioni, associazioni, università, parrocchie…”, testimoni di quella cultura del dono che trova la sua espressione più alta nella “restituzione della dignità della persona”. Sono impegni che sarà possibile realizzare solo all’interno di una responsabilità condivisa.

Domani, come sapete, viene pubblicata l’Esortazione Apostolica Christus vivit, che Papa Francesco ha firmato a Loreto lo scorso 25 marzo. Sentiamo che la sfida educativa – che nel decennio abbiamo posto al centro della riflessione pastorale – rimane un’impresa comune da assumere nei luoghi della vita ordinaria dei giovani. La Segreteria generale, in particolare attraverso il Servizio Nazionale per la pastorale giovanile, è impegnata a rilanciare la riflessione perché il Sinodo recentemente concluso trovi attuazione nelle nostre Chiese.
Il tema degli Orientamenti pastorali – anch’esso all’ordine del giorno dei nostri lavori –ci permetterà di continuare la verifica e il confronto iniziato nella sessione di gennaio per prospettare l’itinerario futuro, individuarne le coordinate e definirne i contenuti.
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Cari confratelli, ho accennato ad alcuni ambiti, relativi essenzialmente ai temi che animeranno queste nostre giornate, rispetto ai quali la sinodalità prende forma nello sperimentare che la Chiesa è un corpo vivo, dove tutto si tiene; corpo caratterizzato da quella comunione fraterna, in cui le membra – distinte, ma non distanti – condividono doni, carismi e ministeri.

Per tale motivo, come Presidente della CEI, in questi due anni ho attuato una sorta di politica dell’incontro, accettando inviti in tante diocesi e realtà religiose e associative, animato essenzialmente dal desiderio di favorire un tessuto di scambi tra il centro e le realtà diocesane e regionali. Visite e incontri mi hanno permesso di avere un’ampia serie di contatti personali con molti Vescovi e anche con il nostro popolo. Devo dire che più volte sono rimasto colpito dalla profonda solitudine che segna la vita di tanti di noi.
Al riguardo, proprio la sinodalità ci deve aiutare a vivere una maggiore fraternità: da soli non possiamo nulla, da soli non siamo nulla; la nostra forza dipende dall’unità del nostro essere e del nostro agire. Dobbiamo praticare la sinodalità come metodo di vita e di governo delle nostre comunità diocesane, a partire dal coinvolgimento di laici, uomini e donne, nonché dalle modalità con cui portiamo avanti corresponsabilità e processi decisionali.

Del resto, chiediamoci con franchezza: dove il nostro popolo può esprimere quel “fiuto” che più volte il Santo Padre gli ha riconosciuto? Con quali forme e in quali spazi? Forse non sarebbe male ripartire dall’impegno a rivitalizzare i Consigli diocesani, quelli presbiterali come quelli pastorali, e gli stessi Consigli parrocchiali: se questi organismi di partecipazione funzionano, comunione e corresponsabilità diventano effettive. A loro volta, l’ambito delle Conferenze Episcopali Regionali è senz’altro un banco di prova da mettere meglio in asse, arrivando anche a scelte precise: una su tutte, la riduzione delle Diocesi, che più volte ci è stata sollecitata. Far funzionare meglio le Conferenze Regionali è anche la via per qualificare la presenza e il servizio della stessa Conferenza Episcopale Italiana.

In fondo, la sinodalità è un modo di ricollocare il nostro ministero episcopale in un quadro comunitario. Quello di cui abbiamo veramente bisogno è lo sviluppo di una coscienza ecclesiale, che renda ogni battezzato protagonista della vita e della missione della Chiesa.
Al riguardo, vi confido che una delle indicazioni più preziose che mi sono portato via dall’incontro dello scorso mese scorso in Vaticano, dedicato alla tutela dei minori nella Chiesa, rimanda proprio alla necessità che temi come questo siano affrontati insieme. Ne parleremo nel corso dei nostri lavori, alla luce anche dei tre documenti appena pubblicati, con cui il Santo Padre rafforza per la Città del Vaticano e la Curia Romana l’assetto normativo, stabilendo misure concrete con cui far sì che la Chiesa sia sempre più casa sicura per i bambini e le persone vulnerabili.
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“La sinodalità – scrive don Massimo Naro – ha un respiro largo e complesso. Scaturisce dal crogiuolo dei rapporti che costituiscono ciascuna Chiesa locale in se stessa e in relazione alle altre Chiese particolari”. Anche da questo punto di vista, la preparazione dell’Assemblea Generale – nell’approfondimento che ora siamo chiamati a fare del tema centrale, dedicato a Modalità e strumenti per una nuova presenza missionaria – diventa un’opportunità, una grazia, da cogliere appieno. Come è stato saggiamente messo a fuoco dal Consiglio missionario nazionale la scorsa settimana, si tratta di riappropriarci di motivazioni, modalità e strumenti; di ritrovarsi Chiesa che si rinnova perennemente al seguito del suo Signore; una Chiesa che vive per l’annuncio e la testimonianza del Vangelo e che assume la missione come stile di vita; una Chiesa, quindi, in stato di missione, che rilancia la cooperazione tra le Chiese nel segno della reciprocità.

Sì, oggi c’è un bisogno enorme nelle nostre Chiese di una sinodalità diffusa, in cui il discernimento comunitario si alimenti al soffio dello Spirito Santo. È in questa prospettiva che si può distillare dal Concilio vaticano II quel criterio che nei suoi documenti è implicito: la comunione, intesa come paradigma della vita ecclesiale, il modo di relazionarsi nella Chiesa e della Chiesa. “La sinodalità, come dimensione costitutiva della Chiesa – ricorda Papa Francesco – ci offre la cornice interpretativa più adeguata per comprendere lo stesso ministero gerarchico”.
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Cari amici, rilanciare il discorso sulla sinodalità è una straordinaria occasione per riconoscerci Chiesa Popolo di Dio. La parola stessa esprime movimento: un essere insieme, un convenire, un riconoscersi in cammino. “Si tratta – spiega ancora il Santo Padre – di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci” (EG 223).

Un esempio di questo movimento è rappresentato anche dall’Incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo, che si svolgerà a Bari nel febbraio del prossimo anno. Promossa dalla Chiesa italiana, sarà un’assise unica nel suo genere tra i Vescovi cattolici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Un incontro, anche qui, basato sull’ascolto e sul discernimento comunitario, che, valorizzando la sinodalità, si prefigge di compiere un passo verso la promozione di una cultura del dialogo e della pace, per un futuro dell’Italia, dell’Europa, dell’intero bacino mediterraneo.

Cancro al colon, campanello d’allarme nel microbioma intestinale. Un gruppo di ricerca del Dipartimento Cibio dell’Università di Trento ha approfondito il collegamento tra la composizione della popolazione batterica intestinale e questo tipo di tumore. I risultati dello studio sono stati pubblicati oggi sulla rivista Nature Medicine. Una possibile svolta per la diagnosi precoce non invasiva

C’è una forte correlazione tra la composizione del microbioma intestinale e il cancro al colon-retto. La popolazione batterica intestinale di una persona colpita da questo tipo di tumore presenta delle caratteristiche specifiche.

Il collegamento è stato registrato con chiarezza da un gruppo di ricerca del Dipartimento Cibio dell’Università di Trento in collaborazione con team allo Iigm (Istituto italiano per la medicina genomica) di Torino, al Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino e allo Ieo (Istituto europeo di oncologia) di Milano nell’ambito di una più ampia collaborazione scientifica internazionale. I risultati dello studio, realizzato grazie a un finanziamento della Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt), sede provinciale di Trento, sono stati pubblicati oggi sulla rivista “Nature Medicine”.

L’articolo del gruppo dell’Università di Trento è uscito in contemporanea con un lavoro scientifico complementare sullo stesso tema e la medesima testata, guidato da un team di Embl (The European Molecular Biology Laboratory) di Heidelberg con contributi dagli stessi gruppi italiani.

Il carcinoma al colon-retto è una delle più comuni neoplasie di natura maligna e si sviluppa a partire da gruppi di “cellule impazzite”, localizzate nella parete interna della parte finale dell’apparato digerente. Le cause non sono ancora del tutto chiare, ma nelle forme non ereditarie – che sono la grande maggioranza – la componente genetica può spiegare solo in minima parte l’incidenza della malattia. Altri fattori che hanno un ruolo nello sviluppo della malattia sono le abitudini alimentari e lo stile di vita. Il nuovo studio suggerisce ora che anche il microbioma intestinale deve essere preso in considerazione, vista la marcata correlazione tra la composizione del microbioma e presenza di carcinomi.
«Nei campioni fecali di persone affette da cancro al colon abbiamo osservato la presenza di un insieme di batteri “marcatori” del carcinoma, in primis il Fusobacterium nucleatum che era già stato associato alla malattia, ma anche una decina di altri batteri che rafforzano tale associazione» commenta Nicola Segata, responsabile del laboratorio di Metagenomica computazionale al Cibio e coordinatore del lavoro.

Ricercatori e ricercatrici dell’Università di Trento, nella raccolta dei campioni hanno collaborato con l’Ieo di Milano, l’Iigm di Torino e la Clinica Santa Rita di Vercelli, mentre altri gruppi di ricerca hanno fornito campioni provenienti da strutture sanitarie in Germania e Giappone.

«L’aspetto interessante è che l’insieme di batteri fortemente associati al carcinoma del colon-retto è lo stesso in popolazioni completamente distinte che hanno solitamente un microbioma intestinale abbastanza diverso. L’inclusione nell’analisi di campioni raccolti in studi passati ha ulteriormente rafforzato e validato tali risultati» prosegue Segata.
Il metodo di ricerca è consistito nell’analizzare un migliaio di campioni fecali con l’approccio della metagenomica computazionale: «Si tratta del sequenziamento massivo e parallelo del materiale genetico presente in tali campioni che, tramite avanzati metodi bioinformatici sviluppati dal nostro laboratorio, ci permette di identificare organismi e geni microbici presenti nel microbioma intestinale». Lo studio si è avvalso di un approccio multidisciplinare. «All’analisi metagenomica che genera una gran mole di dati sono, infatti, seguite analisi statistiche e di apprendimento automatico che hanno considerato campioni provenienti da un totale di nove diverse popolazioni mondiali».

Ma non sono solo batteri e altri microorganismi del microbioma a essere associati al cancro al colon-retto. «Abbiamo osservato che nei soggetti affetti da carcinoma, il microbioma possiede un numero statisticamente più elevato di copie di un gene che codifica per un enzima chiamato cutC. Questo enzima è coinvolto nel metabolismo della colina – un composto organico preveniente dalla dieta – e nella conseguente produzione di una molecola (la trimetilammina) che è stata associata in altri studi a un rischio più elevato di contrarre il cancro al colon-retto».

Quanto è importante questa scoperta della connessione tra il microbioma intestinale e il cancro al colon-retto sul piano della diagnosi precoce e dell’efficacia delle terapie? Segata spiega: «Il fatto che il microbioma rilevato nelle feci sia altamente predittivo per la presenza della malattia è importante perché, combinato con altri test disponibili come quello del sangue occulto nelle feci, potrebbe aumentare l’accuratezza diagnostica di test non invasivi». Ma aggiunge che «sul piano terapeutico, sebbene si sia visto per altri tumori che la composizione del microbioma è in qualche misura collegata con l’efficacia dei nuovi approcci immunoterapici, è ancora troppo presto per pensare di agire direttamente sul microbioma per migliorare le terapie esistenti».

L’articolo, dal titolo “Metagenomic analysis of colorectal cancer datasets identifies cross-cohort microbial diagnostic signatures and a link with choline degradation”, è stato pubblicato oggi sulla rivista “Nature Medicine” ed è disponibile all’indirizzo http://dx.doi.org/10.1038/s41591-019-0405-7

Personale della Polizia di Stato ha rimpatriato dalla Libia di Franco Giorgi, 75 anni, ricercato in Italia perché colpito da un provvedimento restrittivo emesso nel 2016 dal G.I.P. del Tribunale di Ascoli Piceno, per reati in materia di armi.

In particolare, il Giorgi avrebbe svolto un ruolo centrale nell´intermediazione per la compravendita di ingenti quantitativi di armi e munizioni, da far pervenire in Libia da altri paesi europei, e di materiali di armamento destinati alla Corea del Nord, all´Iraq, a Dubai ed al Libano. Per l´attività di intermediazione, svolta senza autorizzazione, l´uomo si sarebbe avvalso di specifici contatti, partecipazioni e rapporti diretti con società impegnate nella fabbricazione ed esportazione di armi.

Giorgi era detenuto in Libia dal 2015 per reati analoghi ma, ritenuto non colpevole, è stato espulso dal territorio libico e, attraverso l´intermediazione dell´Ambasciata italiana a Tripoli, è stato affidato ad operatori del Servizio Centrale Operativo e del Servizio Immigrazione che lo stanno conducendo in Italia, in collaborazione con il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia.

All´arrivo all´aeroporto di Ciampino, presso gli uffici della Polizia di Frontiera, si è eseguito il provvedimento del Giudice italiano, a cui hanno partecipato militari dell´Arma dei Carabinieri che avevano svolto le indagini.

 

Linea Verde. St 2018/19 Linea verde – Agro Falisco: Viaggio nell’Alto Lazio lungo la via Amerina. Domenica 31 marzo, alle 12,20 su Rai Uno, Linea Verde è in viaggio nell’Agro Falisco, terra ricca e fertile dominata dal monte Soratte, nell’Alto Lazio. Daniela Ferolla, Federico Quaranta e Peppone cominciano l’avventura a Nepi, davanti alla Cascata di Cavaterra e nel castello dei Borgia, splendidi scenari già teatro di film, uno fra tutti L’Armata Brancaleone. Lungo l’antica via scopriranno prodotti e personaggi che sono, ognuno a suo modo, dei veri e propri guerrieri, come gli antichi e misteriosi abitanti di queste terre: i falisci.

A caccia della cipolla nepesina Peppone incontra la signora Romana, l’unica in questo momento ad averla e la convince a fargli assaggiare la famosa zuppa. Federico e Daniela, entrambi sulla via Amerina, incontrano una serie di agricoltori che si sono riuniti in un Biodistretto, come il pastore Emilio con le sue 5000 pecore o la giovane agronoma Claudia con le sue 9000 galline. Sull’antico basolato Romano scopriremo una delle più belle necropoli preromane, Cavo degli Zucchi, dove spiegheremo perché un vaso e una pen drive sono molto simili, “basta avere il lettore giusto”, mostrando la ricostruzione di un’antica chitarra con distorsore di 2500 anni fa, gioia per le orecchie di Archeologi e studiosi. L’avventura si conclude con un branco di 150 cavalli bradi ai piedi del monte Soratte e la scalata di quest’ultimo fino alla vetta e all’eremo di San Silvestro Papa, il 365° Santo del Calendario.

 

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A raccontare comincia tu. Raffaella Carrà incontra i grandi protagonisti del nostro tempo. Un ingresso in punta di piedi, un racconto intimo, un incontro che si snoda come un lungo viaggio tra pubblico e privato e svela la vera essenza dei grandi protagonisti del nostro tempo.

“A raccontare comincia tu” dice Raffaella Carrà incontrando i suoi interlocutori. Inizia così, in ognuna delle sei puntate in onda in prima serata su Rai3, a partire da giovedì 4 aprile, l’appuntamento inedito con altrettanti “giganti” dei nostri giorni, che con le loro vite straordinarie hanno conquistato la fama e scritto il proprio nome nella storia del cinema, della musica, dello sport e dello spettacolo: in questo percorso a due coinvolgente e personale la Carrà incontrerà star assolute quali Fiorello, Sophia Loren (rispettivamente nella prima e seconda puntata) Maria De Filippi, Leonardo Bonucci, Riccardo Muti e Paolo Sorrentino.

Tra ricordi, aneddoti, cadute e successi, sullo schermo prenderà vita un incontro emozionante e di grande complicità, nel corso del quale i telespettatori potranno scoprire l’ospite di turno lontano dalle luci abbaglianti della ribalta, nell’intimità di un luogo a lui caro, dove si racconterà senza filtri alle telecamere e a Raffaella.

Ispirato al format spagnolo Mi Casa Es La Tuya, e prodotto da Rai3 in collaborazione con Ballandi Arts, “A raccontare comincia tu” è un programma di Raffaella Carrà, Sergio Iapino, Mario Paloschi. Scritto da Raffaella Carrà, Sergio Iapino, Giovanni Benincasa, Susanna Blättler, Dimitri Cocciuti, Salvo Guercio, Caterina Manganella.
Produttore esecutivo Ballandi Arts Luca Catalano, produttore esecutivo Rai3 Adriana Sodano. Prodotto da Claudio Montefusco. Regia di Sergio Iapino e Luca Granato. Direzione artistica di Sergio Iapino.

I Tappa Coppa Italia Techno 293 a Marsala: 5 medaglie per i giovani del Circolo Surf Torbole. Settimana prossima Nicolò Renna impegnato ai Campionati Europei dell’Olimpica RS:X a Palma de Maiorca.

Proficua trasferta a Marsala (Società Canottieri Marsala) per la I Tappa di Coppa Italia Techno 293- I tappa Trofeo Nazionale Cadetti Kids con 7 prove disputate nei 3 giorni di regata, 10 per i più piccoli categoria CH3. Cinque i podi complessivi degli atleti del Circolo Surf Torbole con l’oro di Sofia Renna nell’Under 17 femminile e bronzo di Cristina Nodari. Anche gli under 13 conquistano un bellissimo podio con Rocco Sotomayor primo e Anna Polettini, seconda femminile. Tra i più giovani CH3 terzo posto di Mathias Bortolotti.

Il commento tecnico dell’allenatore Dario Pasta:”Abbiamo conquistato 5 podi con 7 atleti in trasferta: un inizio eccellente se si considera che siamo stati fermi 4 mesi abbondanti e abbiamo ripreso i primi di marzo solo con qualche breve uscita. Per questo siamo scesi a Marsala con un giorno di anticipo per cercare di allenarci almeno un giorno prima dell’inizio delle regate, ma i 32 nodi in acqua hanno permesso di uscire solo a Bruno Martini -detentore del record della One Hour Classic e atleta di Coppa del Mondo Slalom… Approfitto per ringraziare proprio Bruno che si è reso disponibile per accompagnare in aereo due ragazzi, dimostrandosi una volta di più un grande atleta, parte integrante del team CSTorbole, a disposizione del circolo in caso di bisogno.

E veniamo alle regate: sono molto contento per il primo podio nazionale di Cristina Nodari; contentissimo anche per Mathias Bortolotti, che ha iniziato lo scorso anno e sta iniziando la stagione con questo terzo nella categoria dei piccoli CH3! Dal punto di vista delle condizioni meteo-marine nel primo giorno c’è stato un bel vento teso sui 16-18 nodi che ha fatto esprimere al meglio i nostri a parte la piccola Anna Polettini, che per il primo anno ha regatato con la vela più grande 5.8 e con i pochissimi allenamenti di questo inizio stagione -essendo anche di Verona-, non è riuscita a reggere tanto il vento. Nel secondo giorno si è regatato invece con 14-16 nodi per finire con l’ultima prova di domenica in condizioni di vento leggero sui 5-6 nodi. I ragazzi si sono comportati davvero bene, dimostrando grande voglia e impegno; un ottimo inizio che fa ben sperare per il proseguo della stagione”.

Tra gli impegni imminenti Nicolò Renna la settimana prossima (7-14 aprile) sarà a Palma de Maiorca al Campionato Europeo della classe olimpica RS:X. Con i più giovani del Techno 293 appuntamento tra due settimane alla regata zonale di Caldaro per poi proseguire dal 3 al 5 maggio a Ostia con la seconda tappa di Coppa Italia sia RS:X che Techno 293.

 

Stagione teatrale: La Casa di Famiglia. Penultimo appuntamento il 5 aprile a Teatro Zandonai con la stagione teatrale. Andrà in scena “La casa di famiglia” di Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli.

Di questa sorprendente, sentimentale commedia è uscita la versione cinematografica in tutte le sale italiane.La commedia è una pièce teatrale divertente, ma che al tempo stesso racconta di emozioni e sentimenti in cui tutti possono identificarsi.

Vi si racconta la storia di quattro fratelli caratterialmente molto diversi tra loro, Giacinto, Oreste, Alex e Fanny. Una cosa hanno in comune: La Casa di Famiglia, dove sono nati e dove hanno trascorso la loro infanzia. Ognuno ormai ha una sua vita e una sua famiglia.

Il loro padre è in coma da due anni e la casa vuota è da tempo inutilizzata.

Un giorno Alex convoca i fratelli per annunciare che ha ricevuto un’offerta milionaria per cedere la casa di famiglia. Alex, che ha urgentemente bisogno di soldi, vorrebbe venderla mentre gli altri non sono d’accordo. La decisione, dopo molte discussioni, viene messa ai voti.

In quest’atmosfera di incredulità riaffiorano ricordi, rancori, incomprensioni e cose mai dette che raccontano le tante sfaccettature dei rapporti familiari con gli inevitabili riflessi sentimentali e con tante sorprese e colpi di scena divertenti ed emozionanti.

venerdì 5 aprile 2018 ore 20.45
Teatro Golden
LA CASA DI FAMIGLIA
di Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli
regia di Augusto Fornari
con Toni Fornari, Luca Angeletti, Simone Montedoro e Laura Ruocco
durata 1h e 20

Ultimo appuntamento con la Grande Prosa del Centro Servizi Culturali S. Chiara. La stagione 2018/2019 si chiude con «TEMPI NUOVI», commedia che da giovedì 4 a domenica 7 aprile, con inizio alle ore 20.30 (ad eccezione dello spettacolo domenicale che avrà inizio alle ore 16.00), sarà protagonista sul palco del Teatro Sociale di Trento. Scritta e diretta dalla pluripremiata regista e scrittrice romana Cristina Comencini, «Tempi nuovi» è una pièce divertente, incentrata sul rapporto tra genitori, figli e tecnologia, prodotta da Compagnia ENFI Teatro e Teatro Stabile del Veneto. Sul palco, ad impersonare il nucleo familiare protagonista dello spettacolo, ci saranno Maurizio Micheli (nella parte che avrebbe dovuto essere del compianto Ennio Fantastichini), Iaia Forte, Sara Lazzaro e Nicola Ravaioli.

Il massiccio ricorso alla tecnologia che viene fatto nella società attuale, ha inevitabilmente mutato le abitudini di ogni individuo, investendo le persone con rapidi cambiamenti che hanno, gioco forza, condizionato anche le relazioni interpersonali. Un terremoto che sconvolge comicamente anche la vita della famiglia protagonista di «Tempi Nuovi» – appuntamento conclusivo della stagione Grande Prosa – investita inesorabilmente dai mutamenti veloci e sorprendenti della nostra epoca.

Un padre, una madre e i due figli vengono messi di fronte alle contraddizioni e alle difficoltà di un tempo in cui tutto ci appare troppo veloce per essere capito ma in cui siamo costretti a immergerci e a navigare a vista. Giuseppe, interpretato dal settantaduenne Maurizio Micheli (attore comico con una lunga carriera alle spalle tra cinema, teatro e televisione), è uno storico che vive circondato da migliaia di libri, carico di tutto ciò che ha studiato e scritto. Il figlio Antonio (Nicola Ravaioli) vola invece leggero nella sua epoca fatta di collegamenti rapidi e senza legami col passato, tranne quando deve scrivere il compito sulla resistenza e ha bisogno del sapere del padre. L’attrice partenopea Iaia Forte (premiata nel 1997 con il Nastro d’argento come miglior attrice protagonista nel film “Luna e l’altra”) è Sabina, la moglie di Giuseppe, una giornalista che ha seguito un corso di aggiornamento sull’elettronica per imparare a dare una notizia in tre righe e non essere sbattuta fuori dal giornale, e si sente per questo, come ripete spesso al marito, moderna.

Clementina (Sara Lazzaro), infine, è la figlia maggiore della coppia che vive fuori casa e che ha in serbo per i due genitori, che la credevano felicemente fidanzata con Davide, una notizia che metterà a dura prova la modernità di Sabina. Ma anche Giuseppe ha pronto un grande colpo di scena finale per i suoi familiari, perché non vuole essere l’unico a portare tutto il peso del passato e della Storia: “Volevate fare faticare solo me, portare tutto il peso di quegli oggetti con le pagine? Mentre voi tranquilli, leggeri, veloci, giovani… No, non ci sto!”

Infine, è doveroso ricordare che, tra i molti artisti che anche quest’anno hanno impreziosito la stagione della Grande Prosa, per quest’ultimo appuntamento il Teatro Sociale era pronto ad ospitare un altro protagonista del teatro e del cinema italiano come ENNIO FANTASTICHINI, prematuramente scomparso lo scorso mese di dicembre all’età di sessantatre anni. Interprete poliedrico, amato dal pubblico, David di Donatello 2010 come miglior attore non protagonista nel film diretto da Ferzan Özpetek “Mine vaganti”, Fantastichini avrebbe dovuto essere il protagonista dell’ultimo lavoro di Cristina Comencini, affiancando sul palco Iaia Forte.

«Tempi nuovi» debutterà al Teatro Sociale di Trento giovedì 4 aprile alle ore 20.30 e sarà in replica fino a domenica 7 aprile con i seguenti orari: venerdì 5 e sabato 6 aprile lo spettacolo avrà inizio alle ore 20.30, mentre la domenica avrà inizio alle ore 16.00. Si ricorda, infine, che anche durante la Stagione 2018/2019 gli abbonati potranno usufruire gratuitamente del servizio di baby sitting TATA A TEATRO, riservato ai genitori con figli di età compresa tra i 3 e i 10 anni. Per i non abbonati, invece, è previsto un costo di 5 euro a bambino. E’ necessaria la prenotazione al numero verde 800013952. Il servizio è proposto dalla Cooperativa “Progetto 92”.
«FOYER DELLA PROSA»

Si rinnova la collaborazione tra il Centro Servizi Culturali S. Chiara e il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento per i «FOYER DELLA PROSA», dieci incontri di approfondimento sulla rassegna, curati dai professori Claudia Demattè e Giorgio Ieranò. Per l’appuntamento conclusivo della Stagione, venerdì 5 aprile, la sala “Anna Proclemer” del Teatro Sociale di Trento ospiterà l’incontro dedicato allo spettacolo. Il dibattito sarà coordinato da Roberta Capelli, con la partecipazione di Maurizio Micheli, Iaia Forte, Sara Lazzaro e Nicola Ravaioli. L’incontro è aperto al pubblico – ingresso libero – e avrà inizio alle ore 17.30. (M.V.)

Le associazioni dei consumatori italiane si scagliano contro la candidatura di Carlo Calenda (Pd), capolista nel NordEst alle prossime elezioni europee, attraverso una campagna lanciata oggi in TRENTINO ALTO ADIGE dal Codacons – alla quale hanno già aderito le associazioni Adusbef, Articolo 32, Associazione Utenti Radiotelevisivi e A.m.i.c.a. – per spingere cittadini ed elettori del Pd della regione a boicottare la candidatura dell’ex Ministro dello Sviluppo economico. Campagna alla quale potrebbero aderire nelle prossime ore altre organizzazioni dei consumatori, che già nelle scorse settimane hanno denunciato i comportamenti scorretti di Calenda a danno degli utenti.

Carlo Calenda è nemico giurato dei consumatori italiani, peggio di multinazionali, banche ed assicurazioni, e per sua stessa ammissione (https://twitter.com/CarloCalenda/status/1094671849840148480) nel corso del suo mandato come Ministro ha operato per danneggiare gli utenti e le associazioni che li rappresentano – spiega il Codacons – E’ stato inoltre il peggior Ministro dello sviluppo economico della storia italiana, inanellando una serie di fallimenti e di iniziative del tutto dannose per il paese, dal caso Ilva a quello Alitalia, passando per le vicende Fincantieri, Embraco e Almaviva.

Per tali motivi e nell’esclusivo interesse degli utenti, i cui diritti potrebbero essere seriamente compromessi dall’operato di Carlo Calenda, il Codacons lancia oggi in Trentino Alto Adige la campagna #IONONVOTOCALENDA , campagna che proseguirà nelle prossime settimane e attraverso la quale si invitano consumatori ed elettori del PD della regione a non votare Calenda alle prossime europee.

Il 90% dei danni alla fauna marina sono provocati dalla plastica. Le specie possono ingerirla o restare intrappolati. Piatti monouso, un tubo corrugato usato per gli impianti elettrici, le comuni buste per la spesa, grovigli di lenze, sacchi condominiali, persino l’imballaggio di un detersivo con ancora riconoscibili marca e codice a barre e numerosi altri rifiuti abbandonati in mare. Tutti oggetti che sono ritrovati all’interno dello stomaco della giovane femmina di Capodoglio di 8 metri ritrovata morta in Sardegna a Cala Romantica, Porto Cervo in Costa Smeralda.

All’interno, dell’animale oltre ai 22 chili di plastica, era presente un feto di oltre 2 metri in avanzato stato di decomposizione. Le femmine di Capodoglio raggiungono la maturità sessuale all’età di 7 anni e l’estro compare ogni 3-5 anni. Probabilmente quel feto rappresentava la prima e ultima gravidanza di questo esemplare. La scoperta, comunicata su Facebook dal ricercatore Luca Bittau, è stata fatta dai veterinari dell’Istituto Zooprofilattico di Sassari e della Facoltà di Veterinaria di Padova. Per conoscere con certezza le cause della morte sarà necessario attendere gli esami istologico e tossicologici dei veterinari di Padova.

Il quantitativo di plastica ritrovato nell’apparato digerente del cetaceo era praticamente intatto e la proporzione tra le dimensioni dell’animale e la plastica ingerita è particolarmente significativa. Quantità così voluminose, per gli esperti, vengono solitamente ritrovate all’interno di animali più grandi dell’esemplare relativamente piccolo morto a Porto Cervo.
La plastica è uno dei peggiori nemici delle specie marine, insieme a pesca intensiva, inquinamento acustico e cambiamenti climatici. Il 95% dei rifiuti che soffocano i nostri mari è costituito proprio da plastica. Ogni anno, decine di migliaia fra tartarughe, uccelli e cetacei muoiono per colpa di buste, cannucce, contenitori di cibo e bevande, piatti, reti da pesca, lenze, palloncini e altri rifiuti in plastica. Un terzo dei cetacei trovati morti nelle acque mediterranee aveva lo stomaco intasato dai rifiuti di plastica. La plastica viene ritrovata sempre più spesso anche nel pesce e nei molluschi che consumiamo.

 

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Capodoglio spiaggiato a Cala Romantica

Senza provvedimenti, entro il 2050, nei mari del mondo ci sarà più plastica che pesce e il Mediterraneo rappresenta un’area trappola con livelli record di inquinamento da microplastiche che minacciano la vita marina e la salute umana.
Oltre il 90% dei danni provocati dai nostri rifiuti alla fauna selvatica marina è dovuto alla plastica, che non solo può essere ingerita dalle specie ma che può anche intrappolarle. Le specie marine ingeriscono plastica intenzionalmente, accidentalmente o in maniera indiretta, nutrendosi di prede che a loro volta avevano mangiato plastica. Nel Mar Mediterraneo sono 134 specie vittime di ingestione di plastica, tra cui 60 specie di pesci, tutte e 3 specie di tartarughe marine, 9 specie di uccelli marini e 5 specie di mammiferi marini.

Stati, aziende e consumatori devono farsi promotori ed attuatori di un nuovo modello di economia circolare per il mare che riduca la dispersione di plastiche, divenuta oramai una vera emergenza. L’Eurobarometro conferma come l’87% degli europei sia preoccupato per l’impatto della plastica sulla salute e l’ambiente.
L’Europa è, infatti, il secondo maggiore produttore di plastica al mondo dopo la Cina e riversa in mare ogni anno tra le 150 e le 500mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130mila tonnellate di microplastiche.

L’Europa ha approvato la scorsa settimana in via definitiva la Direttiva che vieta dal 2021 alcuni articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini per palloncini che invadono le nostre spiagge e i nostri mari. Ora tocca agli stati membri recepire al più presto le norme europee che sono un primo e concreto passo e che l’Italia lo faccia al più presto accelerando l’approvazione della legge SalvaMare.

Il comune di Arzachena è uno dei comuni costieri che ha sottoscritto l’accordo Pelagos, il Santuario dei cetacei è una zona marina di 87.500 chilometri quadrati che nasce da un accordo tra l’Italia, il Principato di Monaco e la Francia per la protezione dei mammiferi marini che lo frequentano. All’interno di quest’area l’attenzione nell’avvistamento o ritrovamento di questi animali è altissima.

 

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Per approfondire

Altri casi recenti di spiaggiamenti di cetacei nel mondo con presenza di plastica nello stomaco:
Febbraio 2018 Spagna (spiaggia di Cabo de Palos): un capodoglio maschio di 10 metri trovato spiaggiato con nello stomaco un enorme bidone di plastica, sporte di plastica, boe, corde, pezzi di rete e immondizia di ogni tipo. In totale, 29 chili di rifiuti prodotti dagli umani finiti nello stomaco di un singolo capodoglio
Maggio 2018 Grecia (Mykonos): un capodoglio con 100 sacchetti di plastica dallo stomaco trovato morto al largo dell’isola di Mykonos.

Giugno 2018 Tailandia: un globicefalo è morto nelle acque della Thailandia per aver fatto indigestione di 80 grossi sacchi di plastica abbandonati in mare.
Novembre 2018 Indonesia: un capodoglio trovato morto, trasportato dalla corrente verso riva nell’est dell’Indonesia, aveva ingerito un’inquietante raccolta di rifiuti di plastica, tra cui 115 bicchieri, 25 sacchetti di plastica, bottiglie, due infradito e una busta contenente più di 1.000 pezzi di spago. In tutto, il contenuto di plastica nello stomaco del cetaceo, arrivava a pesare circa 6 chili.

Dicembre 2018 Italia (Ischia): non è morto a causa della plastica Leopoldo, il capodoglio trovato la mattina del 24 dicembre spiaggiato senza vita sulle coste di Forio. Tuttavia, all’interno del suo stomaco sono state trovate diverse borse di plastica e uno spesso filo di nylon.
Gennaio 2017 Norvegia: uno zifio è stato soppresso dopo essersi spiaggiato su un’isola norvegese. L’esame autoptico ha rivelato ben 30 sacchi di plastica all’interno del suo stomaco.

 

 

 

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